23/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Plebiscito nell'unico Paese centroasiatico finora immune dai dittatori in stile Urss
si suona l'inno nazionale all'ultima assemblea kirghizaNulla di nuovo. Non è cambiato nulla in Kirghizistan. Il presidente Kurmanbek Bakiev, salito al potere nel 2005 osteggiando il boss sovietico Askar Akaiev e promettendo maggiori libertà e democrazia in stile occidentale, ha imposto una svolta autoritaria, con un referendum che ampliato i poteri costituzionali a sua disposizione. Questo solo una settimana dopo che il Presidente aveva fondato e presieduto un partito ritagliato a sua immagine, un po' come i movimenti russi filoPutiniani. E non contento, sulla base del referendum che aumentava i suoi poteri, ha disciolto il parlamento e convocato nuove elezioni, per potersi garantire in aula una maggioranza più agevole. Le nuove consultazioni popolari dovrebbero tenersi in dicembre, e Bakyev spera di aumentare la sua popolarità, dopo aver vinto a valanga le presidenziali del 2005.

i disciolti. parlamentari da ieri in vacanzaUn Paese banderuola Gli elettori kirgizi hanno votato a favore di una serie di mutamenti costituzionali che permetteranno al presidente di scegliersi a proprio piacimento la compagine governativa. Dal 2005, quando quella che allora sembrava una nuova rivoluzione arancione (cosiddetta 'rivoluzione del velluto', che ha però avuto risvolti cruenti) stava cacciando l'ex segretario del partito comunista Akaiev, Bishkek non ha più conosciuto pace. Bakaiev non riesce a imporre i suoi dettami a un parlamento pieno di ex comunisti fedeli al loro segretario del Soviet. “Con la dipartita dell'attuale assemblea giriamo una nuova pagina nella nostra storia nazionale; finora eravamo immersi in un limbo, dovuta alla crisi tra i due poteri, legislativo ed esecutivo – ha detto il Presidente nel discorso ufficiale per la radio di stato – stanti cosi le cose, non avevo scelta, dovevo sciogliere il parlamento. E l'ho fatto”. Circa l'80 percento dei 2,7 milioni di aventi diritto si è recato alle urne. Il risultato, oltre il 50 percento pro Presidente.
 
il meccanismo di conteggio dei voti è stato contestatoTutto regolare? Ma una macchia poco democratica si deposita sull'idilliaco panorama kirghizo dipinto da Bakaiev: l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in europa (Osce) si è detta preoccupata lunedì 23 per svari brogli riscontrati nel corso del plebiscitario referendum della domenica. “Diverse irregolarità ci sono state riportate da svariate Ong di monitoraggio, kirghize ma indipendenti” ha detto il presidente della rappresentanza Ocse a Bishkek, l'austriaco Markus Mueller; secondo Mueller alcune organizzazioni pro democrazia hanno denunciato l'uso di schede precompilate da parte dei presidenti di seggio, di nomina governativa. Ma secondo la Commissione elettorale centrale “tutto si è svolto secondo le regole”. Secondo il presidente del parlamento dichiarato decaduto lunedì 23, “con le nuove regole, il Kirghizistan si avvia a diventare un severo stato totalitario”.
 
un sistema di voto tutto da studiareBrogli ed equilibri militari. Bakiev aveva accusato i parlamentari di bloccare ogni suo “tentativo di riforme politiche”, ed alla fine ha ceduto alle richieste dei suoi supporter più sfegatati che da tempo gli richiedevano questa estrema misura. Il Kirghizistan era finora ancora visto -per la sua relativa libertà di stampa, di critica politica e il trattamento rispettoso dell'opposizione - come una oasi democratica nel deserto di democrazia dell'area ex sovietico del Turkestan occidentale, dove autocrati ex-sovietici dettano legge ai Turcomanni e ai Kazachi come ai Tagichi e agli Uzbechi. Ma il nuovo sistema elettorale proporzionale votato nel referendum non dovrebbe far altro che accrescere la quota di deputati del nuovo 'partito del Presidente', lo Ak Zhol, facendo tramontare l'alba democratica che si era affacciata su Bishkek. Un Paese strategicamente troppo importante, dove i Russi mantengono una delle poche proprie basi nei territori ex sovietici a Kant (inaugurata tre anni orsono), e dove gli Usa hanno mantenuto a Manas l'unica base aerea che siano riusciti a consolidare nello spazio sottratto all'influenza di Mosca.
 

Gianluca Ursini

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