“Oggi c'è una tensione
terribile. Abbiamo davvero paura che qualcuno fuori di testa possa
arrivare a linciare qualche esponente dei movimenti per i diritti
umani o delle formazioni di sinistra, per non parlare del pericolo
che corrono i curdi nelle grandi città turche”.
Tensione in Turchia. Risponde al
primo squillo Lerzan Tascher, portavoce dell’Ihd, una delle
organizzazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani in
Turchia, come avrà fatto ininterrottamente nelle ultime 48
ore. Dopo l'attacco dei ribelli curdi a una pattuglia dell'esercito
turco, nel quale hanno perso la vita 17 militari di Ankara, la
tensione in Turchia è alle stelle. Per tutta la giornata di
ieri, i villaggi curdi del Kurdistan iracheno sono stati sotto il
fitto tiro dell'artiglieria turca. Secondo fonti militari di Ankara
sono stati uccisi 32 guerriglieri, ma nessun civile. L'Ihd conferma ?
“E' davvero difficile gestire la
situazione”, risponde a PeaceReporter l'attivista, “la
stampa sta filtrando molto le notizie che arrivano, e al momento si
conosce solo la versione ufficiale.
E' anche difficile andare in giro a
fare domande,. Perché c'è grande fibrillazione.
Migliaia di giovani, guidati dai militanti estremisti dei Lupi
Grigi, organizzano marce e dimostrazioni contro il Pkk, in un
tripudio di bandiere turche. E ci sono attacchi alle sedi delle
associazioni e dei partiti di sinistra. Ieri, a Bursa, è stato
portato il cadavere di uno dei militari turchi uccisi nell'attentato.
La manifestazione che seguiva l'arrivo della salma, guidata dai Lupi
Grigi, è degenerata. Circa duemila dimostranti hanno dato
assalto alla sede cittadina della nostra associazione e alle sedi di
partiti dell'opposizione. Ma anche qui a Istanbul il clima è
pessimo: i Lupi Grigi organizzano ronde per le vie cittadine, in
gruppetti di 6-7 militanti stipati in pulmini e auto bardate di
bandiere turche, facendo propaganda contro il Pkk, invitando la gente
a reagire”. La polizia come si sta comportando? “Dopo la
devastazione della nostra sede a Bursa”, racconta Lerzan, “abbiamo
provato a organizzare una conferenza stampa, ma stavamo per essere
aggrediti da un gruppo di facinorosi. Gli agenti ci hanno protetto,
però ho paura che la situazione degeneri”.
“Per fortuna non ci sono state
vittime o feriti tra i civili. Sono stati colpiti una serie di
villaggi curdi al confine, ma la maggioranza della popolazione si era
già ritirata verso l'interno”, racconta Hawar Mustafà,
responsabile dei progetti di Emergency in Kurdistan iracheno.
“La popolazione civile ha paura, ma conta che il presidente
iracheno Jalal Talabani e quello curdo Massoud Barzani riescano a
trovare un canale diplomatico per risolvere la questione, pur avendo
sottolineato che il popolo curdo si difenderà se aggredito. Se
dovesse esserci un attacco su larga scala da parte dell'esercito
turco sarebbe un dramma. Ma speriamo che l'allarme rientri”.
Prospettive diplomatiche. Anche
Shorsh Surme, direttore responsabile del portale d'informazione
Hetawi Kurdistan, tende a ridimensionare l'allarme delle
ultime ore, pur sottolineandone la pericolosità.
“E' una situazione preoccupante, ma
non è una novità. Non è la prima volta che la
Turchia attacca oltre confine e mi meraviglio che la stampa
internazionale stia dando questo grande risalto alla vicenda”,
racconta a
PeaceReporter Surme. “Come curdo sono contento
che si parli di una situazione molto pericolosa, ma è anche
vero che dal 1992 la Turchia ha passato i confini con l'Iraq ben 48
volte", continua Surme. Dopo la caduta di Saddam le cose sono
sicuramente cambiate, perché il Kurdistan iracheno è
l'unica zona tranquilla di tutto il paese, ed è anche per
questo che l'atteggiamento della Turchia non ci voleva. Anche perché
il Pkk esiste dalla metà degli anni Ottanta, e il governo
curdo dell'Iraq non può risolvere da solo il problema, che
riguarda anche i confini con l'Iran. Le basi non sono certo nelle
città curde, ma in montagna, dove i guerriglieri si muovono in
continuazione e sono imprendibili”.
Tempo fa si è parlato
molto della
tensione tra il governo iraniano e la minoranza curda di
quel paese, ed erano circolate voci di operazioni congiunte tra
l'esercito iraniano e quello turco. “Non ci sono prove di operazioni
congiunte”, risponde Surme, “ma l'Iran non ha mai smesso di
bombardare il confine dalla sua parte. Diamo in continuazione la
notizia, ma i media trascurano questi scontri. Anche negli ultimi
mesi. Operazioni congiunte non sono state testimoniate, perché
non ci sono telecamere, ma se c'è una cosa che mette d'accordo
anche acerrimi nemici è l'attacco ai curdi”.
Che prospettive
vede per lo scontro in atto? “La Turchia, credo, modererà
il suo atteggiamento. La Rice ha tenuto a freno il governo turco,
qualcosa si sta muovendo. Spero che la diplomazia possa avere la
meglio, e lo stesso Erdogan ha aperto al negoziato se il Pkk depone
le armi. C'è qualche apertura, seppur minima. Spero che la
comunità internazionale convinca la Turchia a non commettere
questo errore”.
Quasi a conferma delle speranze di
Shorsh Surme arriva, nel pomeriggio di oggi, l'annuncio del
presidente iracheno Jalal Talabani, che ha affermato di avere avuto
assicurazioni dai dirigenti del Pkk sulla sospensione delle azioni
armate da stasera. Bisogna vedere se basterà.