22/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ventiquattro cadaveri sono stati rinvenuti sulle spiagge del Messico meridionale. Probabilmente arrivavano dai Paesi del Centro America e sperimentavano una nuova rotta via mare.
  
I 24 cadaveri di clandestini ritrovati sulle spiagge messicane rivelano che le nuove rotte per arrivare negli Usa sono più pericolose di quelle utilizzate nei decenni passati dai trafficanti. Il problema immigrazione riguarda soprattutto i Paesi del Centroamerica e del Caribe.

Ventiquattro vite spazzate via mentre tentavano di acciuffare il sogno che dal cassetto della vita si materializzava sotto i loro occhi.
Ventiquattro corpi senza vita di uomini adulti presumibilmente provenienti dai paesi più poveri del centro america, Honduras, El Salvador, Panama, Belizie o Guatemala, si sono spiaggiati sulle coste meridionali del Messico, nello stato di Oaxaca.
Un'immagine raccapricciante, e per certi versi desolante quella che si è presentata davanti agli occhi dei soccorritori, frutto di un'evidente naufragio da parte della barca sulla quale viaggiavano. Del mezzo che li avrebbe condotti verso l'eldorado, nessun segno.
Le autorità della protezione civile dello Stato di Oaxaca sono concordi: è possibile che i corpi riemersi dalle acque non siano solo quelli ritrovati: potrebbero essercene degli altri. Chissà, infatti, quanti clandestini potevano essere a bordo della lancia, che le autorità sapevano essere in transito e in difficoltà nelle acque messicane.
Intanto restano molti dubbi su come sia potuta accadere questa tragedia. Il capo della Protecion Ciudadana, Sergio Segreste, ha fatto sapere che il naufragio potrebbe essere stato causato dal maltempo che da un po' di giorni imperversa nella zona, o addirittura all'eccessivo sovrappeso della barca. Inoltre, Segreste ha voluto confermare, anche se a dire il vero non ce ne sarebbe stato bisogno, che i cadaveri ritrovati sarebbero di cittadini clandestini e non di origini messicane.

Le rotte. E' purtroppo sempre in aumento il numero di cittadini del Centro America che migrano verso quello che considerano il futuro migliore possibile: gli Stati Uniti d'America. Dopo aver utilizzato per decenni le classiche rotte dei clandestini quelle che prevedevano passaggi difficilissimi via terra ai confini fra Guatemala e Messico o lungo la linea di confine desertico fra Usa e Messico, oggi le rotte sono cambiate.
Se un tempo i cittadini cubani che decidevano di scappare dall'isola avevano la possibilità di raggiungere Miami via mare in un tempo ragionevole e con rischi calcolati, dopo l'intensificarsi dei controlli da parte delle forze anti immigrazione clandestina Usa, anch'essi hanno deciso di cambiare rotta, puntare verso il golfo del Messico, entrare nel Paese di Zapata e da lì proseguire, sotto il comando di spietati trafficanti di uomini, verso casa dello Zio Sam.
Con l'aumento dei controlli anche i trafficanti si sono dovuti adattare e andare alla ricerca di nuove rotte per evitare i punti dove i controlli delle autorità degli uffici di immigrazione sono più rigidi.
E allora via direttamente per mare, come potrebbe essere accaduto ai 24 sfortunati clandestini morti, per tentare di approdare direttamente sulle coste Usa. E comunque, sia che il viaggio vada a buon fine, sia che abbia un epilogo tragico, i trafficanti di uomini hanno in media già intascato 5.000 dollari per ogni “viaggiatore”. Un prezzo che a volte vale una vita.

Alessandro Grandi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità