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Deve essere stata la campagna elettorale lanciata in grande stile alcuni mesi
fa. Fatto sta che l'Unione Democratica di Centro (Svp) si presenta come il grande
favorito delle elezioni di domani per il rinnovo del Parlamento confederale svizzero.
La formazione ha guadagnato 5 punti nei sondaggi, dal giugno scorso, portandosi
al 27 per cento del gradimento tra gli elettori elvetici. Ultranazionalista, conservatore,
xenofobo, il Partito guidato dall'industriale Christoph Blocher, attuale ministro
degli Esteri, sarà il leader assoluto delle elezioni di domani. L'Svp, che governa
il Paese con altri tre partiti in quella che viene definita la 'formula magica'
svizzera, ovvero la coalizione che dal '59 regge le sorti del Paese, ha affidato
ad una campagna elettorale incentrata su fiducia nel futuro, meno burocrazia,
meno vincoli per le imprese, maggiore libertà per cittadini e aziende. Ma, soprattutto,
su un protezionismo che da un lato esalta l'identità svizzera con tutto il suo
apparato di folklore alpino, dall'altro auspica la protezione dei confini dalle
minacce esterne. Inclusa l'invasione degli immigrati.
Indignazione. L'abuso sembra essere l'ossessione, l'esclusione la soluzione. Questo il messaggio di una campagna che risponde in pieno alle esigenze dell'elettorato. Ad abusare sono i 'falsi invalidi', che gravano sulle assicurazioni statali, i 'parassiti', che sfruttano l’assistenza sociale, i giovani delinquenti, che approfittano del lassismo legale. E poi gli stranieri, sempre nell'occhio dell’Svp, che abusano pure del diritto di asilo, dell’ospitalità, della Svizzera in generale. Vanno quindi esclusi, come indica uno dei manifesti elettorali del partito di destra, quello più criticato, che ha creato pesanti polemiche e sollevato reazioni indignate in Svizzera e all’estero, sia negli altri partiti politici che nelle comunità minoritarie, dalla presidente della Confederazione al relatore dell’Onu sul razzismo.
Pecora nera. Il manifesto ritrae tre pecore bianche sullo sfondo rossocrociato della bandiera
svizzera. Una di loro scalcia fuori una pecora nera. 'Creare sicurezza' è lo slogan.
Il testo che accompagna il poster recita: "Care concittadine svizzere, cari concittadini
svizzeri, in quasi nessun altro paese vivono tanti stranieri come in Svizzera.
Una gran parte di loro rispetta le nostre leggi. Troppi stranieri abusano tuttavia
della nostra ospitalità. Commettono delitti gravi, minacciano la nostra proprietà,
come pure la nostra salute e la nostra vita". Nel testo che accompagna il poster,
sono riportati alcuni dati tratti delle statistiche di polizia del 2005 da cui
risulta che il 52.8% dei delitti in Svizzera sono commessi da stranieri. In un'altro
messaggio video dell'Svp, si evidenzia il contrasto tra una Svizzera 'paradisiaca',
nella quale il treno arriva puntuale e le famiglie fanno scampagnate in montagna,
e una 'infernale' nella quale le donne sono velate, i giovani immigrati attaccano
le ragazze e le persone di colore bighellonano agli angoli delle strade con le
mani in mano.
Braccia indesiderate. Il messaggio ha richiamato l'attenzione del relatore speciale sul razzismo delle
Nazioni Unite, il senegalese Doudou Diene, che ha chiesto una spiegazione ufficiale
all'Unione Democratica di Centro. "Le Nazioni Unite non dovrebbero immischiarsi
nella politica svizzera - è stata la risposta di Matias Mueller, portavoce dell'Svp
-. Abbiamo libertà di parola nel nostro Paese, e ovviamente il signor Diene non
ha compreso la nostra cultura e la nostra democrazia". Con la scontata vittoria
dell'Svp alle elezioni di domani, forse la cultura e la democrazia svizzera saranno
un po' più povere. E forse anche l'economia, se è vero che le braccia straniere
compongono da sole il 30 per cento della manodopera, soprattutto negli alberghi
e nei ristoranti di quelle valli alpine tanto care a Blocher.
Luca Galassi