Le smentite sono arrivate puntuali, ma
la notizia pubblicata ieri dal quotidiano libanese as-Safir è
una bomba, anche se la metafora non è la più indicata
(di questi tempi) quando si parla di Medio Oriente.
Gli Stati Uniti
avrebbero fatto, secondo 'fonti attendibili' citate dal giornale di
Beirut, passi diplomatici con l'attuale governo libanese per fare
del Libano un'immensa base militare Usa in Medio Oriente.
Dietro le
quinte. Scopo dell'iniziativa, ancora secondo
as-Safir,
sarebbe “contrastare la massiccia presenza militare russa nella
Siria settentrionale”. Sembra di essere tornati ai tempi della
Guerra Fredda. Incaricato di farsi latore della richiesta del
governo di Washington a quello di Beirut sarebbe Eric Edelman,
sottosegretario alla Difesa Usa. Edelman, nel corso di una serie di
colloqui avuti nei giorni scorsi a Beirut con il premier Fouad
Siniora, con il capo delle forze armate libanesi Michel Suleiman e
con il ministro della Difesa di Beirut Elias Murr, avrebbe presentato
una bozza di accordo militare tra Stati Uniti e Libano concernente questioni ''strategiche,
militari e di sicurezza. La bozza, secondo
le fonti del quotidiano, avrebbe avuto l'imprimatur dello stesso
George W. Bush e del Pentagono.
L'accordo
prevederebbe la creazione di basi di addestramento per l'esercito,
l'aviazione e la marina libanese, forniture militari da parte degli
Usa al Libano, l'installazione sul territorio libanese di stazioni
radar e un aumento degli aiuti economici da 270 a 500 milioni di
dollari all'anno.
La fonte di
as-Safir indica le zone scelte per la costruzione delle basi
nella valle della Be'ekaa, vicino alla città di Baalbek, nota
roccaforte di Hezbollah, e nella zona costiera di Damur, a 15
chilometri da Beirut, e nell'aeroporto militare di Rayak.
Un nuovo Risiko. “Il governo libanese non ha mai ricevuto una richiesta
di questo tipo”, si sono affrettati a dichiarare, in una nota del
ministro dell'Informazione Ghazi al-Aridi, l'ambasciatore Usa in
Libano e i vertici politici e militari di Beirut. “Nel corso della
visita, Edelman si è limitato a suggerire alle autorità
locali la formazione di un comitato formato da ufficiali Usa e
libanesi per esaminare le necessità delle forze armate di
Beirut”, ha commentato Jeffrey Feltman, rappresentante Usa a
Beirut.
Qualcosa quindi è
accaduto, nonostante le smentite. E questo comitato ricorda da vicino
i vecchi 'consulenti militari' che Usa ed ex Unione Sovietica
mandavano in giro per il mondo.
I russi in Siria,
peraltro, ci sono davvero. Fin dagli anni Settanta, i militari russi
hanno mantenuto due attracchi logistici per la loro flotta militare.
Il primo nel porto di Latakia, nella Siria settentrionale, il
secondo nel porto di Tortosa, a 40 chilometri dal confine
settentrionale del Libano.
Il 3 agosto scorso,
l'ammiraglio russo Vladimir Masorin ha dichiarato che Mosca punta a
una presenza permanente nel Mediterraneo, nell'ambito della
ristrutturazione delle forze armate russe.
Una mossa che,
assieme alle ultime dichiarazioni bellicose di Putin, non può
non aver fatto scattare qualche allarme al Pentagono. Come accadeva
quindici anni fa, sembra che Mosca e Washington abbiano ripreso a
guardarsi con sospetto, e come allora usano gli altri paesi come nel gioco del
Risiko.