22/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Non si placano le polemiche per le basi Usa in Libano
Le smentite sono arrivate puntuali, ma la notizia pubblicata ieri dal quotidiano libanese as-Safir è una bomba, anche se la metafora non è la più indicata (di questi tempi) quando si parla di Medio Oriente.
Gli Stati Uniti avrebbero fatto, secondo 'fonti attendibili' citate dal giornale di Beirut, passi diplomatici con l'attuale governo libanese per fare del Libano un'immensa base militare Usa in Medio Oriente.

una base militare usaDietro le quinte. Scopo dell'iniziativa, ancora secondo as-Safir, sarebbe “contrastare la massiccia presenza militare russa nella Siria settentrionale”. Sembra di essere tornati ai tempi della Guerra Fredda. Incaricato di farsi latore della richiesta del governo di Washington a quello di Beirut sarebbe Eric Edelman, sottosegretario alla Difesa Usa. Edelman, nel corso di una serie di colloqui avuti nei giorni scorsi a Beirut con il premier Fouad Siniora, con il capo delle forze armate libanesi Michel Suleiman e con il ministro della Difesa di Beirut Elias Murr, avrebbe presentato una bozza di accordo militare tra Stati Uniti e Libano concernente questioni ''strategiche, militari e di sicurezza. La bozza, secondo le fonti del quotidiano, avrebbe avuto l'imprimatur dello stesso George W. Bush e del Pentagono.
L'accordo prevederebbe la creazione di basi di addestramento per l'esercito, l'aviazione e la marina libanese, forniture militari da parte degli Usa al Libano, l'installazione sul territorio libanese di stazioni radar e un aumento degli aiuti economici da 270 a 500 milioni di dollari all'anno.
La fonte di as-Safir indica le zone scelte per la costruzione delle basi nella valle della Be'ekaa, vicino alla città di Baalbek, nota roccaforte di Hezbollah, e nella zona costiera di Damur, a 15 chilometri da Beirut, e nell'aeroporto militare di Rayak.

marina militare russaUn nuovo Risiko. “Il governo libanese non ha mai ricevuto una richiesta di questo tipo”, si sono affrettati a dichiarare, in una nota del ministro dell'Informazione Ghazi al-Aridi, l'ambasciatore Usa in Libano e i vertici politici e militari di Beirut. “Nel corso della visita, Edelman si è limitato a suggerire alle autorità locali la formazione di un comitato formato da ufficiali Usa e libanesi per esaminare le necessità delle forze armate di Beirut”, ha commentato Jeffrey Feltman, rappresentante Usa a Beirut.
Qualcosa quindi è accaduto, nonostante le smentite. E questo comitato ricorda da vicino i vecchi 'consulenti militari' che Usa ed ex Unione Sovietica mandavano in giro per il mondo.
I russi in Siria, peraltro, ci sono davvero. Fin dagli anni Settanta, i militari russi hanno mantenuto due attracchi logistici per la loro flotta militare. Il primo nel porto di Latakia, nella Siria settentrionale, il secondo nel porto di Tortosa, a 40 chilometri dal confine settentrionale del Libano.
Il 3 agosto scorso, l'ammiraglio russo Vladimir Masorin ha dichiarato che Mosca punta a una presenza permanente nel Mediterraneo, nell'ambito della ristrutturazione delle forze armate russe.
Una mossa che, assieme alle ultime dichiarazioni bellicose di Putin, non può non aver fatto scattare qualche allarme al Pentagono. Come accadeva quindici anni fa, sembra che Mosca e Washington abbiano ripreso a guardarsi con sospetto, e come allora usano gli altri paesi come nel gioco del Risiko.

Christian Elia

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