Ci sono per ora 8 morti e 80 feriti a seguito di una esplosione in un centro commerciale filippino
Torna
il terrore con un attentato spettacolare nelle Filippine, tre anni
dopo la bomba che affondò un traghetto uccidendo oltre 100
passeggeri nella capitale del paese. Manila è stata colpita di
nuovo oggi durante la pausa pranzo, quando una esplosione nel centro
commerciale 'Glorietta' a Makatì, cuore finanziario della
megalopoli, ha causato 8 morti e oltre 80 feriti, alcuni gravi.
Detriti e vetri di automobile sono stati proiettati a decine di metri
di distanza da una deflagrazione avvenuta vicina un autoparcheggio.
La polizia ha all'inizio pensato all'esplosione di una bombola del
gas, per la natura dello scoppio, ma le ultime versioni non escludono
una autobomba, o un pacco esplosivo, comunque caricato a gas
liquefatto, secondo quanto riferito ai giornalisti da Avelino Razon,
capo della polizia municipale.
Pericolo
di crolli “Ci
sono ancora decine di persone sotto le macerie, nessuno si può
avvicinare al centro commerciale e le luci all'interno sono state
chiuse” ha riferito in diretta la corrispondente della tv
satellitare Al Jazira da Manila. Secondo chi si trova sul luogo, i
soccorsi sono già stati dispiegati, ma i vigili del fuoco
entrano solo un paio per volta, perché si teme che l'edificio
sia stato danneggiato dall'impatto e possa crollare su se stesso da
un momento all'altro. Da un piano superiore è arrivata
l'esplosione, che ha gettato detriti e pezzi d'edificio sulle
macchine parcheggiate sotto in strada. “Stavo pranzando, quando ho
sentito una scossa, sembrava il terremoto, poi la luce è
andata via” ha dichiarato a una tv locale una guardia giurata che
vigila sul centro commerciale.
Il peggiore mai visto Norberto
Gonzalez, a capo dell'esercito e Consigliere nazionale per la difesa
(sorta di Ministro della Difesa) ha definito questo attentato come
“il peggiore nella storia della città” e ha promesso di
“intensificare i controlli antiterrorismo in tutta la regione”.
Duemila nuovi soldati sarebbero stati dispiegati all'istante in
questa metropoli da 12 milioni di abitanti, per impedire che le
bombe vengano piazzate a grappolo, come successe già nel 2000,
quando una mezza dozzina di ordigni, in pochi giorni uccisero 22
persone. L'ultimo attentato con bombe risaliva al febbraio 2005,
quando un autobus cittadino esplose, uccidendo quattro passeggeri.
Vedrete,
incolperanno Abu Sayyaf “Normalmente
per attentati del genere vengono sempre indicati come colpevoli i
terroristi islamici di Abu Sayyaf, quando non rivendicano
direttamente loro” ha detto una fonte di
PeaceReporter
che si trova in questo momento nel Sud delle Filippine, commentando
per telefono la notizia che per adesso non sono ancora arrivate
rivendicazioni dell'attentato. “Questo metodo sanguinario non è
sicuramente nello stile dello
Npa
( comunisti la cui guerriglia contro il governo centrale è
costata 150mila morti in 30 anni, ndr), mentre gli indipendentisti
islamici del
Fronte
Moro
agiscono solo nella loro zona, qui tra l'isola di Mindanao e le
isolette più a sud – ha riferito la nostra fonte dall'isola
di Jolo – finora si è sempre ritenuto che mettere bombe tra
i civili fosse un marchio di fabbrica del gruppo Abu Sayyaf, o
chiunque sia dietro questo gruppo”.
Comunque
filo Al Qaida Abu
Sayyaf (tradizionalmente 'la Spada di Allah' nelle intenzioni dei fondatori del gruppo)
è un gruppo di
ispirazione islamica che si sospettava fosse collegato ad Al Qaida,
mentre si batteva per l'indipendenza delle isole meridionali
dell'arcipelago filippino, a maggioranza musulmana. Da un anno Abu
Sayyaf aveva
siglato una specie di tregua con il Governo della presidente Gloria
Maracapagal Arroyo, cosa che ha permesso all'esercito di concentrarsi
nella lotta contro gli altri gruppi islamici indipendentisti a
Mindanao, in specie il Milf
(Fronte
islamico Moro di Liberazione) contro il quale nell'isoletta di
Basilan è stato lanciata a luglio una grande controffensiva
militare con oltre 3'500 marines
impegnati.