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So chi mi ha colpito La ex premier pachistana Benazir Bhutto fa i nomi dei 4 gruppi che a suo avviso
avrebbero provato a ucciderla, armando i kamikaze che hanno provocato ieri a mezzanotte,
ora di Karachi, almeno 136 morti e più di 500 feriti. La Bhutto prova ad accreditarsi
come "martire per la democrazia", come ha definito tutti i pachistani accorsi
a festeggiarla al suo rientro dall'esilio sul golfo Persico. In buona parte questi
"nuovi martiri" sono morti sotto le bombe; 50 tra questi erano volontari del suo
servizio di sicurezza. "L'obiettivo di questi fanatici non ero io, come individuo,
ma quel che rappresento per il paese, la stessa unità ed integrità del Pakistan",
ha detto in conferenza a Karachi nella sua villa di famiglia. Nel corso della
conferenza la figlia di Zalfiqur Bhutto, primo premier laico del Pakistan, ha
sollevato dubbi sulla sicurezza del suo corteo, incolpando il dittatore "Pervez
Musharraf, che non ha sufficentemente vigilato sulla mia incolumità e su quella
dei miei sostenitori". B.B. ha chiesto pubblicamente: perché gran parte del percorso
non era illuminato e i lampioni erano spenti mentre lei passava per le vie di
Karachi? Gli attentatori kamikaze sono più facilmente individuabile in piena luce..
Aumentano i feriti Sale il numero delle vittime del peggiore attentato della breve storia del Pakistan
indipendente avvenuto stanotte a Karachi, città più popolosa e ricca dello stato.
Sono 130 i morti, di cui 20 poliziotti, e oltre 550 i feriti, alcuni gravissimi.
Il bus, blindato ma scoperto, che stava portando la ex premier Benazir Bhutto
verso un mausoleo dove avrebbe tenuto il suo primo discorso politico alla nazione,
alla mezzanotte locale è stato colpito da due esplosioni a 2 minuti di distanza
l'uno dall'altra. Secondo il portavoce della polizia dell'ex capitale, Azhar Faruqi,
la prima esplosione va attribuita a una bomba a mano, mentre nel secondo caso
si tratta di un'autobomba. La polizia ha esaminato un veicolo parcheggiato sul
sito dell'esplosione per capire se si tratta dell'eventuale autobomba. La tv satellitare
Al Jazira ha riferito durante la diretta che "il tempo intertcorso tra le due
esplosioni fa credere che si tratti di esplosivi temporizzati, azionati a distanza
con detonatori". Testimoni che viaggiavano sul bus hanno riferito di aver visto
“un'ondata di sangue umano schizzare dopo le esplosioni, mentre sulla scena del
massacro ore dopo si trovavano ancora resti di corpi umani e cadaveri mutilati”.
La signora Bhutto è stata portata, forse ''illesa'' secondo le agenzie, nella
villa di famiglia sul lungomare della città portuale. Fortuna ha voluto che un
minuto prima delle esplosioni si fosse ritirata all'interno del bus c he la portava
in trionfo, per ripassare il discorso da tenere al mausoleo dedicato al padre
della patria Ali Jinnai. Il collaboratore della signora Bhutto Wajid Shamsul Hasun
ha detto che "la polizia di Karachi si era assunta la responsabilità della sua
incolumità".
Non sono islamici. Una semplice frase all'arrivo in aeroporto, ma cruciale per capirci qualcosa.
“Le minacce dei talebani? Non credo che se qualcuno mi volesse uccidere, potrebbe
essere uno studente coranico, perché un musulmano non può uccidere una donna,
e in più la nostra religione proibisce gli attentatori kamikaze”, aveva detto
Benazir alle 10 del mattino ora di Karachi. Poco prima aveva solcato il suolo
patrio all'aeroporto per la prima volta in otto anni. E in serata il marito Ali
Zardari aveva ha dichiarato a caldo: “non è stata opera dei militanti islamici
(questo attentato) ma dell'intelligence guidata dal governo”. Un collaboratore rimasto anonimo, e citato dalla tv Al Jazira, ha riferito che a mettere le bombe sarebbero stati "settori oscuri del governo,
aiutati dai loro capofila nei servizi segreti". Parecchi commentatori internazionali
hanno finora ventilato l'ipotesi che non riesca nemmeno lo stesso Musharraf ad avere ragione della fazione, interna ai servizi, pro-al Qaida e pro-talebani.
Molti commentatori hanno d'altronde ripetuto in più occasioni a PeaceReporter che dire Isi (servizi segreti pachistani) è come dire 'talebani' o almeno alcuni dei settori
talebani che governano nella provincia della Frontiera del Nord Ovest, dove si crede siano rifugiati Osama bin Laden e Ayman Al Zawahiri, numeri uno e due di Al Qaida. Un luogo
che la Bhutto due settimane or sono si era detta pronta a “bombardare con i jet
se necessario, per scacciare i terroristi”, dichiarandosi anche pronta a cacciare
i talebani “anche con l'aiuto degli Stati Uniti, se non ce la faccio da sola”.
L'Accordo resta valido. Il portavoce del presidente Musharraf, Rashid Qureshi ha detto di non credere
che l'attacco farà cambiare idea alla signora Bhutto sulla probabile alleanza
col generale dittatore, alleanza sponsorizzata dagli Usa e dal presidente G. W.
Bush. “Una cospirazione contro la democrazia” ha definito l'attentato Pervez Musharraf.
Il generale, rieletto per la 3a volta presidente che un mese fa ritiratò le accuse di corruzione contro la signora Bhutto e marito, per permetterle di rientrare in patria dopo
8 anni di auto esilio e dividere con lui il potere: a Musharraf un terzo mandato,
e per la signora l'elezione scontata come primo ministro alle elezioni generali
di gennaio. Un accordo portato avanti dall'ex capo dei Servizi segreti, il colonnello
Ashfaq Kiani, che Musharraf ha ora messo a capo delle Forze Armate, perché gli possa succedere nell'eventualità la sua rielezione sia confermata,
nel qual caso ha promesso di abbandonare le cariche militari. Musharraf che è
stato molto chiaro ieri sera nelle sue dichiarazioni: "Questa minaccia (il terrorismo)
è il peggiore nemico che il nostro Paese deve affrontare in questo momento, e
dobbiamo affrontarlo tutti uniti, inclusa la signora Bhutto".Gianluca Ursini
Parole chiave: Benazir Bhutto, Zia ul Haq, Pervez Musharraf, Ali zardari, Ashfaq Kiani, Osama Bin Laden, Ayman Al Zawahiri, Ursini