19/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Attentato di Karachi, per Musharraf "l'accordo con Bhutto si farà", per il marito "sono stati Servizi e governo"
di gianluca Ursini
 
Benazir B. saluta i sostenitori con una colomba in spallaSo chi mi ha colpito La ex premier pachistana Benazir Bhutto fa i nomi dei 4 gruppi che a suo avviso avrebbero provato a ucciderla, armando i kamikaze che hanno provocato ieri a mezzanotte, ora di Karachi, almeno 136 morti e più di 500 feriti. La Bhutto prova ad accreditarsi come "martire per la democrazia", come ha definito tutti i pachistani accorsi a festeggiarla al suo rientro dall'esilio sul golfo Persico. In buona parte questi "nuovi martiri" sono morti sotto le bombe; 50 tra questi erano volontari del suo servizio di sicurezza. "L'obiettivo di questi fanatici non ero io, come individuo, ma quel che rappresento per il paese, la stessa unità ed integrità del Pakistan", ha detto in conferenza  a Karachi nella sua villa di famiglia. Nel corso della conferenza la figlia di Zalfiqur Bhutto, primo premier laico del Pakistan, ha sollevato dubbi sulla sicurezza del suo corteo, incolpando il dittatore "Pervez Musharraf, che non ha sufficentemente vigilato sulla mia incolumità e su quella dei miei sostenitori". B.B. ha chiesto pubblicamente: perché gran parte del percorso non era illuminato e i lampioni erano spenti mentre lei passava per le vie di Karachi? Gli attentatori kamikaze sono più facilmente individuabile in piena luce..
Com'è possibile che un altro attentatore abbia potuto sparare al conducente del suo autobus prima che arrivassero le bombe, e interrompere così la corsa del veicolo? Bhutto ha poi promesso di fare i nomi di chi, all'interno del Governo di Islambad, complotterebbe per la sua morte: "Certi individui che abusano della loro posizione di potere". E ha promesso di riferirne a Pervez Musharraf. "So chi mi vuole uccidere: sono i dignitari del regime precedente, del generale Zia, che adesso instigano al fanatismo e all'estremismo". Il dittatore Zia ul Haq, con un golpe di stato estromise Bhutto padre, Zulfiqar, nel 1977, per poi ucciderlo 2 anni dopo impiccandolo dopo un processo farsa. Il generale morì nel 1988 in un misterioso incidente aereo.
 
 
il luogo dell'attentato ieri notteAumentano i feriti Sale il numero delle vittime del peggiore attentato della breve storia del Pakistan indipendente avvenuto stanotte a Karachi, città più popolosa e ricca dello stato. Sono 130 i morti, di cui 20 poliziotti, e oltre 550 i feriti, alcuni gravissimi. Il bus, blindato ma scoperto, che stava portando la ex premier Benazir Bhutto verso un mausoleo dove avrebbe tenuto il suo primo discorso politico alla nazione, alla mezzanotte locale è stato colpito da due esplosioni a 2 minuti di distanza l'uno dall'altra. Secondo il portavoce della polizia dell'ex capitale, Azhar Faruqi, la prima esplosione va attribuita a una bomba a mano, mentre nel secondo caso si tratta di un'autobomba. La polizia ha esaminato un veicolo parcheggiato sul sito dell'esplosione per capire se si tratta dell'eventuale autobomba. La tv satellitare Al Jazira ha riferito durante la diretta che "il tempo intertcorso tra le due esplosioni fa credere che si tratti di esplosivi temporizzati, azionati a distanza con detonatori". Testimoni che viaggiavano sul bus hanno riferito di aver visto “un'ondata di sangue umano schizzare dopo le esplosioni, mentre sulla scena del massacro ore dopo si trovavano ancora resti di corpi umani e cadaveri mutilati”. La signora Bhutto è stata portata, forse ''illesa'' secondo le agenzie, nella villa di famiglia sul lungomare della città portuale. Fortuna ha voluto che un minuto prima delle esplosioni si fosse ritirata all'interno del bus c he la portava in trionfo, per ripassare il discorso da tenere al mausoleo dedicato al padre della patria Ali Jinnai. Il collaboratore della signora Bhutto Wajid Shamsul Hasun ha detto che "la polizia di Karachi si era assunta la responsabilità della sua incolumità".
 
uno dei due veicoli in fiamme dopo gli attentatiNon sono islamici. Una semplice frase all'arrivo in aeroporto, ma cruciale per capirci qualcosa. “Le minacce dei talebani? Non credo che se qualcuno mi volesse uccidere, potrebbe essere uno studente coranico, perché un musulmano non può uccidere una donna, e in più la nostra religione proibisce gli attentatori kamikaze”, aveva detto Benazir alle 10 del mattino ora di Karachi. Poco prima aveva solcato il suolo patrio all'aeroporto per la prima volta in otto anni. E in serata il marito Ali Zardari aveva ha dichiarato a caldo: “non è stata opera dei militanti islamici (questo attentato) ma dell'intelligence guidata dal governo”. Un collaboratore rimasto anonimo, e citato dalla tv Al Jazira, ha riferito che a mettere le bombe sarebbero stati "settori oscuri del governo, aiutati dai loro capofila nei servizi segreti". Parecchi commentatori internazionali hanno finora ventilato l'ipotesi che non riesca nemmeno lo stesso Musharraf ad avere ragione della fazione, interna ai servizi, pro-al Qaida e pro-talebani. Molti commentatori hanno d'altronde ripetuto in più occasioni a PeaceReporter che dire Isi (servizi segreti pachistani) è come dire 'talebani' o almeno alcuni dei settori talebani che governano nella provincia della Frontiera del Nord Ovest, dove si crede siano rifugiati Osama bin Laden e Ayman Al Zawahiri, numeri uno e due di Al Qaida. Un luogo che la Bhutto due settimane or sono si era detta pronta a “bombardare con i jet se necessario, per scacciare i terroristi”, dichiarandosi anche pronta a cacciare i talebani “anche con l'aiuto degli Stati Uniti, se non ce la faccio da sola”.
 
feriti dopo le esplosioni a KarachiL'Accordo resta valido. Il portavoce del presidente Musharraf, Rashid Qureshi ha detto di non credere che l'attacco farà cambiare idea alla signora Bhutto sulla probabile alleanza col generale dittatore, alleanza sponsorizzata dagli Usa e dal presidente G. W. Bush. “Una cospirazione contro la democrazia” ha definito l'attentato Pervez Musharraf. Il generale, rieletto per la 3a volta presidente che un mese fa ritiratò le accuse di corruzione contro la signora Bhutto e marito, per permetterle di rientrare in patria dopo 8 anni di auto esilio e dividere con lui il potere: a Musharraf un terzo mandato, e per la signora l'elezione scontata come primo ministro alle elezioni generali di gennaio. Un accordo portato avanti dall'ex capo dei Servizi segreti, il colonnello Ashfaq Kiani, che Musharraf ha ora messo a capo delle Forze Armate, perché gli possa succedere nell'eventualità la sua rielezione sia confermata, nel qual caso ha promesso di abbandonare le cariche militari. Musharraf che è stato molto chiaro ieri sera nelle sue dichiarazioni: "Questa minaccia (il terrorismo) è il peggiore nemico che il nostro Paese deve affrontare in questo momento, e dobbiamo affrontarlo tutti uniti, inclusa la signora Bhutto".
 

Gianluca Ursini

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