22/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Sempre più critica la situazione sanitaria in Somalia, difficile per gli operatori offrire assistenza
scritto per noi da
Valeria Confalonieri 
 
Malnutrizione e tubercolosi, malattie più rare come la leishmaniosi viscerale, bambini che muoiono per diarrea, infezioni respiratorie, malnutrizione, malaria, malattie neonatali. In Somalia alcuni indicatori di salute, che forniscono un’idea della situazione sanitaria, sono fra i peggiori nel mondo.

Una strage di bambini. La rivista medica The Lancet ha dedicato un articolo alla gravità nelle condizioni di salute e assistenza umanitaria nel Paese. La mortalità infantile sotto i 5 anni (224 morti ogni mille nati vivi) è doppia rispetto ad altri Paesi a basso reddito, un terzo sopra la media dell’Africa subsahariana. In alcune zone la malnutrizione acuta nei bambini supera il 17 percento, quando per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il 15 percento è considerato il limite oltre cui si parla di emergenza; la malnutrizione in piccoli è conseguente a diarrea, morbillo, dieta squilibrata, mancanza di cibo e di assistenza medica, povertà. La Somalia ha anche una mortalità materna fra le più alte nel mondo, con 1.044 decessi ogni 100mila nati vivi.

In fuga dalla violenza. La mancanza di sicurezza nel Paese ha reso sempre più difficile raggiungere le persone che hanno bisogno. L’11 settembre, nel corso della campagna di vaccinazione contro la poliomielite, è stato ucciso un funzionario dell’Oms, la quale sottolinea che non si è trattato di un’azione specificamente diretta contro le Nazioni Unite e le operazioni umanitarie, ma ricorda le condizioni di pericolo in cui si lavora. Proprio per la violenza e l’insicurezza della vita a Mogadiscio, nel solo mese di settembre sarebbero 11mila le persone che hanno preferito abbandonarla, 50mila da giugno. Da dicembre gli sfollati interni (che hanno lasciato le loro case ma sono rimasti in Somalia) sono circa 350mila, mentre i rifugiati in Paesi confinanti 300mila. In Yemen cercano di arrivare molti migranti dalla Somalia e dall’Etiopia, e questi tentativi hanno un esito anche tragico. Secondo Médecins sans frontières (Msf), dall’inizio del 2007 circa 14mila persone avrebbero cercato di raggiungere le coste dello Yemen: 350 hanno perso la vita e 272 sono disperse.
La mancanza di sicurezza, anche per i medici e gli operatori umanitari, si riflette sulle possibilità di cura della popolazione, riducendole. Msf riporta che nella capitale negli ultimi sei mesi, da 800 posti letto disponibili a gennaio ne sarebbero rimasti solo 250 e molti ospedali sono stati lasciati da tre quarti del personale. “Con l’esplosione di bombe e le sparatorie quasi giornaliere a Mogadiscio, le persone che hanno bisogno di cure mediche sono spaventate all’idea di lasciare le loro case, il personale medico sta abbandonando la città, e gli ospedali sono chiusi o a mala pena funzionanti” dice Christophe Fournier (Msf). “La mancanza di rispetto per permettere ai medici di lavorare e per le persone malate e ferite di ricevere i trattamenti è scioccante e assolutamente inaccettabile”.

Malnutrizione e colera. La popolazione cerca rifugio via dalla città, nelle sue vicinanze, vivendo in condizioni di miseria, senza assistenza, senza acqua, senza la sicurezza di trovare di che sfamarsi. A luglio su oltre 1.400 piccoli con meno di 5 anni visitati da Msf a Afgooye e Hawa Abdi (a ovest di Mogadiscio), il 38 percento circa aveva segni di malnutrizione acuta, quasi il 12 percento era grave e a rischio di morte. E all’inizio di ottobre si è aggiunta una nuova preoccupazione per la popolazione del Centro e del Sud della Somalia, con la conferma di 7 nuovi casi di colera e il rischio di un’altra epidemia; i casi provengono da zone ove erano morte 7 persone per diarrea acquosa acuta. Solo tre mesi fa si è conclusa un’altra epidemia di colera, con 37mila casi di diarrea acquosa acuta, di cui 1.133 mortali. 
Parole chiave: somalia, sanità, malnutrizione, colera
Categoria: Guerra, Salute
Luogo: Somalia