Sempre più critica la situazione sanitaria in Somalia, difficile per gli operatori offrire assistenza
scritto per noi da
Valeria Confalonieri
Malnutrizione e tubercolosi, malattie
più rare come la leishmaniosi viscerale, bambini che muoiono
per diarrea, infezioni respiratorie, malnutrizione, malaria, malattie
neonatali. In Somalia alcuni indicatori di salute, che forniscono
un’idea della situazione sanitaria, sono fra i peggiori nel mondo.
Una strage di bambini. La
rivista medica
The Lancet ha dedicato un articolo alla gravità
nelle condizioni di salute e assistenza umanitaria nel Paese. La
mortalità infantile sotto i 5 anni (224 morti ogni mille nati
vivi) è doppia rispetto ad altri Paesi a basso reddito, un
terzo sopra la media dell’Africa subsahariana. In alcune zone la
malnutrizione acuta nei bambini supera il 17 percento, quando per
l’
Organizzazione mondiale della sanità (
Oms)
il 15 percento è considerato il limite oltre cui si parla di
emergenza; la malnutrizione in piccoli è conseguente a
diarrea, morbillo, dieta squilibrata, mancanza di cibo e di
assistenza medica, povertà. La Somalia ha anche una mortalità
materna fra le più alte nel mondo, con 1.044 decessi ogni
100mila nati vivi.
In fuga dalla violenza. La
mancanza di sicurezza nel Paese ha reso sempre più difficile
raggiungere le persone che hanno bisogno. L’11 settembre, nel corso
della campagna di vaccinazione contro la poliomielite, è stato
ucciso un funzionario dell’Oms, la quale sottolinea che non
si è trattato di un’azione specificamente diretta contro le
Nazioni Unite e le operazioni umanitarie, ma ricorda le condizioni di
pericolo in cui si lavora. Proprio per la violenza e l’insicurezza
della vita a Mogadiscio, nel solo mese di settembre sarebbero 11mila
le persone che hanno preferito abbandonarla, 50mila da giugno. Da
dicembre gli sfollati interni (che hanno lasciato le loro case ma
sono rimasti in Somalia) sono circa 350mila, mentre i rifugiati in
Paesi confinanti 300mila. In Yemen cercano di arrivare molti migranti
dalla Somalia e dall’Etiopia, e questi tentativi hanno un esito
anche tragico. Secondo Médecins sans frontières
(Msf), dall’inizio del 2007 circa 14mila persone avrebbero
cercato di raggiungere le coste dello Yemen: 350 hanno perso la vita
e 272 sono disperse.
La mancanza di sicurezza, anche per i
medici e gli operatori umanitari, si riflette sulle possibilità
di cura della popolazione, riducendole. Msf riporta che nella
capitale negli ultimi sei mesi, da 800 posti letto disponibili a
gennaio ne sarebbero rimasti solo 250 e molti ospedali sono stati
lasciati da tre quarti del personale. “Con l’esplosione di bombe
e le sparatorie quasi giornaliere a Mogadiscio, le persone che hanno
bisogno di cure mediche sono spaventate all’idea di lasciare le
loro case, il personale medico sta abbandonando la città, e
gli ospedali sono chiusi o a mala pena funzionanti” dice Christophe
Fournier (Msf). “La mancanza di rispetto per permettere ai
medici di lavorare e per le persone malate e ferite di ricevere i
trattamenti è scioccante e assolutamente inaccettabile”.
Malnutrizione e colera. La
popolazione cerca rifugio via dalla città, nelle sue
vicinanze, vivendo in condizioni di miseria, senza assistenza, senza
acqua, senza la sicurezza di trovare di che sfamarsi. A luglio su
oltre 1.400 piccoli con meno di 5 anni visitati da
Msf a
Afgooye e Hawa Abdi (a ovest di Mogadiscio), il 38 percento circa
aveva segni di malnutrizione acuta, quasi il 12 percento era grave e
a rischio di morte. E all’inizio di ottobre si è aggiunta
una nuova preoccupazione per la popolazione del Centro e del Sud
della Somalia, con la conferma di 7 nuovi casi di colera e il rischio
di un’altra epidemia; i casi provengono da zone ove erano morte 7
persone per diarrea acquosa acuta. Solo tre mesi fa si è
conclusa un’altra epidemia di colera, con 37mila casi di diarrea
acquosa acuta, di cui 1.133 mortali.