Gonzalo Sanchez de Losada ex presidente della Bolivia è accusato dalla magistratura di genocidio. Rischia venticinque anni di carcere. La bolivia chiede agli Usa l'estradizione
Genocidio, omicidio, lesioni gravissime e lievi, privazione della libertà. E
ancora: vessazioni, tortura, attentato alla libertà di stampa, perquisizioni e
sentenze contro la legge. Sono questi i capi d'imputazione che il magistrato boliviano
Milton Mendoza ha emesso contro l'ex presidente Gonzalo Sanchez de Losada, conosciuto
come Goni o il Gringo che ha governato nel paese andino dal 1993 al 1997 e dal 2002 al 2003.
I fatti. Le accuse, pesantissime, se fossero confermate durante un processo potrebbero
far rischiare a Goni fino a venticinque anni di carcere. Come lui altri otto ministri del suo (ex)
governo e cinque capi militari rischiano il carcere. I fatti risalgono al 2003
quando Sanchez de Losada fece reprimere nel sangue le proteste popolari dettate
dal malcontento generato dalla notizia secondo cui il gas naturale boliviano,
in parte anche il petrolio, sarebbe stato venduto (o svenduto) agli Usa.
L'iniziativa all'epoca era stata sviluppata dall'azienda spagnola Respol Ypf
e dalla British Gas in collaborazione con la British Petroleum e con il benestare
del presidente Sanchez de Losada. Oggi il progetto è stato chiuso in un cassetto
e sicuramente, almeno fino a quando alla presidenza ci sarà il presidente Evo
Morales, non sarà ritirato fuori.
Il fatto, poi, che Washington avesse anche intenzione di utilizzare i porti cileni
per portare a casa il gas boliviano aveva ulteriormente scatenato l'ira della
popolazione. La paura di perdere le proprie risorse naturali e il fatto di doverle
inviare verso i porti del “nemico” Cile fecero scatenarono davvero l'ira dei cittadini
che a centinaia di migliaia si riversarono per le strade a manifestare per giorni.
Bilancio, una sessantina (anche se in molti pensano che siano almeno 80) di persone
ci rimisero la vita e centinaia rimasero ferite.
Le proteste fecero in modo che Sanchez de Losada lasciasse l'incarico il 17 ottobre
2003 econ un elicottero scappasse negli Usa insieme a altri due suoi fedelissimi
ex ministri Carlos Sanchez Berzain ex titolare del dicastero della Difesa e Jorge
Berindoague ex ministro degli Idrocarburi. Al suo posto arrivò il vice presidente
Carlos Mesa che giurò di non usare mai la forza contro i manifestanti per qualsiasi
motivo.
Oggi la magistratura boliviana ha iniziato le pratiche per la richiesta di estradizione
di tutti i protagonisti della vicenda che si trovano sotto la “protezione” di
Washington.
Gli Usa durante la crisi del 2003. L'amministrazione americana in quel periodo ha appoggiato in tutto e per tutto
le decisioni di Goni, compresa quella di reprimere nel sangue le manifestazioni.
Era stato chiarissimo in quel tempo Richard Boucher, portavoce del dipartimento
di Stato che aveva detto: Non tollereremo nessuna rottura dell'ordine costituzionale
e non appoggeremo nessun regime che si affermasse con mezzi non democratici”.
Nel corso degli anni, inoltre, il governo americano aveva anche contribuito all'addestramento
alla Scuola delle Americhe di dittatori feroci come Hugo Banzer, capace di seminare
terrore e morte in tutta la nazione. Forse anche per questo motivo gli Usa decisero
nel 2003 di non intervenire direttamente nella crisi del gas essendo considerati
un nemico da combattere ed essendo identificati come la massima espressione del
neoliberismo, male incurabile per le società povere come quella boliviana. Moltissimi
analisti durante tutto il 2003 fecero studi sulla situazione del paese andino
venendo a scoprire un forte sentimento anti Usa univa la maggior parte della popolazione
boliviana. Il popolo boliviano che manifestava per le strade delle città era composto
da cocaleros, operai, minatori, indios e gente comune tutti convinti che lo strapotere
esercitato dalle multinazionali (molte delle quali targate Usa) fosse la causa
della povertà del Paese (seconda solo alla miserabile Haiti).