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Esistono? Nessuna spiegazione
ulteriore sulla natura di questi terroristi, anche se è chiara l'allusione ai
Sendero Luminoso, il gruppo guerrigliero di ispirazione
maoista, sconfitto politicamente nel 1992 con la cattura dei suoi
leader. E le parole del ministro della Difesa, Allan Wagner, avvalorano questa
ipotesi: “Non possiedo ulteriori dettagli, ma il fatto è
avvenuto nella zona del Vrae (Valle de los rios Apurimac y Ene), dove
esistono questi terroristi”. Ma il Sendero è ancora
così attivo? A cercare di far chiarezza su questa storia è
Mauro Morbello, responsabile di Terre des Hommes Italia in Perù,
che da anni vive e lavora nel paese sudamericano, studiandone i
fenomeni sociali e politici.
Il commento. “Che prove ci sono che questi fossero
senderisti? - si chiede Morbello, rispondendo a Peacereporter - Io penso che sia
più realistico parlare di narcotrafficanti, anche perché
la zona denominata Putis, distretto di Ayahuanco, provincia de
Huanta, ad Ayacucho, dov'è avvenito lo scontro a fuoco, è
area di narcos”. In Perù, nonostante qualche gruppuscolo di
aspiranti guerriglieri stia provando a fare propaganda politica per
rilanciare la lotta armata, “la mistica rivoluzionaria, per quanto
fortemente demenziale, di Sendero luminoso anni '80 è andata
totalmente persa – spiega Morbello - I pochi combattenti di allora
sfuggiti alla cattura, si sono rifugiati in zone di difficile accesso
e dalla forte presenza di trafficanti di droga. E poi questo episodio
arriva proprio in concomitanza dell'aumento in Perù non solo
della superficie coltivata a foglie di coca, ma anche di laboratori
per trasformare la pasta di coca in cocaina, lievitati a causa della
forte repressione promossa nella vicina Colombia.
Verità presunte. “Il problema grave in Perù è
il narcotraffico che, come si può immaginare, è molto
complesso. Coinvolge più livelli della società e
sicuramente vanta complicità con i colletti bianchi, politici
ed economici. E, va da sé, che gli scontri interni tra bande
contrapposte siano all'ordine del giorno. Una notizia come questa,
che qui in Perù non ha avuto nessun risalto, nonostante i 7
morti, la dice lunga”. Se si trattasse veramente di guerriglieri in
piena attività magari qualche ferito lo si sarebbe contato
anche fra le fila militari e, certo, qualche risalto in più lo
avrebbe avuto. Invece, l'unica assonanza con il gruppo rivoluzionario
maoista è data dalla zona, i Vrae, la valle dei fiumi Apurimac
e Ene, area impervia dove, a detta del ministro della Difesa Allan
Wagner, “ci sono questi elementi terroristi”. E a quanto pare,
proprio il Vrae è una delle zone dove sì si sarebbero
rifugiati gli ex combattenti, ma proprio perché è area
di coltivazioni. Insomma, usare la parola 'terroristi' adesso sembra
di moda anche in Perù, ma è una maniera per confondere
le acque e per agire indisturbati in zone impervie e losche, dove le
connivenze fra grandi interessi illegali si perdono nei detti e non
detti dei corridoi dei palazzi di Lima e New York.Stella Spinelli