18/10/2007
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Gravissimo attentato contro il corteo dell'ex presidente Benzir Bhutto al suo rientro in patria dopo otto anni di esilio
di gianluca Ursini

Oltre 130 persone sono state uccise e altrettante sono rimaste ferite in due
esplosioni, ieri sera a Karachi, sud del
Pakistan, al passaggio del corteo dell'ex premier Benazir Bhutto, appena rientrata
in patria. La figlia dell'ex premier Zulfiqar Bhutto e' rimasta illesa. Fonti
ufficiali del suo Partito popolare pachistano (Ppp) hanno riferito che l'ex premier
al momento dell'esplosione si trovava all'interno di un veicolo blindato, a bordo
del quale si stava recando dall'aeroporto al mausoleo del padre della patria Muhammed
Ali Jinnah, dove avrebbe dovuto tenere il suo primo discorso dal rientro, dopo
otto anni di esilio volontario. Dopo l'attentato B. B. e' stata condotta nella
residenza di famiglia a Baliwal, sul lungomare di Karachi. Secondo la polizia,
almeno una delle due esplosioni che sono avvenute potrebbe essere stata provocata
da un attentato suicida. Un funzionario del Ppp ha detto che un veicolo della
polizia e' saltato in aria. Le televisioni pachistane hanno mostrato le immagini
di due veicoli in fiamme e di diversi corpi portati via a mano da sopravissuti.
Erano 2.500 le forze paramilitari a proteggere Bhutto dalle minacce di assassinio
dei gruppi pro al Qaeda.Altri 5mila erano stati forniti dal suo partito (i ''Benazir
Janbaz'' martiri per Benazir) per proteggerla proprio dai kamiakze promessi dai
gruppi legati ad Al Qaida. E in 20mila, i soldati dispiegati per le strade di
Karachi, sua città natale, a proteggerla da un eventuale attentato. Benazir Bhutto,
futuro primo ministro pachistano per la 3a volta, aveva pianto di commozione al
toccare il suolo natale dopo 8 anni di esilio autoimposto rta Londra e il golfo
Persico. L'attentato era stato promesso da Maulana Fazal Rahman a capo
dell'opposizione estremista, e da un capo talebano del Waziristan, Baitullah Mehsud, alla prima premier
donna nel mondo musulmano (1988), e all'odiato presidente dittatore Pervez Musharraf.
Corruzione. Con la figlia del primo premier civile nella storia pachistana, Zulfiqar Ali
Bhutto, c'era il marito, ricercato per accuse di corruzione; un mandato di arresto
del 1999 pendente sulla testa dei due coniugi,
ritirato un mese fa dalla magistratura, per permettere a Bhutto di rientrare e dividere il potere
con il generale Musharraf: a lui un terzo mandato di presidente e per lei in gennaio
le elezioni parlamentari che le aprirebbero le porte dell'Esecutivo. Il 2 ottobre
il governo faceva sapere di voler ritirare ogni accusa di corruzione e la prima
donna del Paese annunciava il rientro. Poi il corteo festante nei colori del Ppp,
nero verde e rosso, si era diretto verso la tomba del padre della patria, Mohammed
Ali Jinnah, dove si sarebbe tenuto l'attesissimo primo discorso pubblico della
leader politica, praticamente il suo manifesto politico per gli anni a venire.
Bhutto avrebbe parlato di talebani da sradicare nel Nord ovest e di militari da
rimandare a casa. Ci sarebbero volute 15 ore per passare attraverso fuochi d'artificio
e migliaia di sostenitori, ma alla mezzanotet locale i kamikaze islamici ( o forse
dell'Isi, il potente servizio segreto pachistano che ha conessioni con al Qaida
sfuggite al controllo di Rawalpindi) sono entrati in azione.
elezione Manca solo un piccolo particolare: la conferma della plebiscitaria rielezione
che le camere del parlamento hanno riservato a Musharraf
due domeniche or sono, il 7 ottobre, nonostante la
polemica dimissione di massa di 100 parlamentari dell'opposizione ultra islamista. Contro di lui è pendente
presso la Corte Suprema un ricorso. Sabato 6 ottobre una sentenza della massima
corte costituzionale pachistana aveva dato il via alla candidatura del generale,
nonostante i suoi oppositori obiettassero che non poteva presentarsi in divisa
per una ennesima rielezione. Musharraf ha promesso di smettere i gradi militari
quando verrà riconfermata la sua elezione, ma i suoi oppositori hanno fatto ricorso
alla decisione che dava il via libera alle elezioni. Musharraf attende per oggi
il verdetto, con gli otto giudici supremi riuniti a decidere. Aveva persino chiesto
alla rivale-alleata Bhutto di rimandare il suo rientro in attesa della sentenza.
Ed esiste un altro appello pendente sulla vita politica pachistana; contro il
decreto presidenziale del 5 ottobre che scagionava B. Bhutto da ogni accusa. Tra
le richieste del
Ppp per arrivare alla divisione del potere, ci sono anche l'eliminazione del potere
presidenziale di sciogliere le Camere e l'aborogazione della legge che vieta a
un politico di essere per 3 volte Primo ministro. Un bando che colpisce anche
l'altro grande rivale di Musharraf, Pervez Sharif.
Esilio Ma Bhutto aveva già annunciato a inizio ottobre che sarebbe rientrata oggi, e
non si poteva rimandare la festa organizzata a Karachi, capitale commerciale e
megalopoli da 15 milioni d'abitanti, che ha visto gli attivisti del Partito Popolare
Pachistano di nuovo guidati dalla loro leader naturale, e rinfrancati in vista
delle prossime consultazioni. “Questo è il giorno in cui tutta la gente del Pakistan
che ha a cuore la democrazia e il rispetto dei fondamentali diritti umani, aveva
aspettato al lungo”, ha detto B. Bhutto tra le lacrime in aeroporto, prima di
immergersi nel corteo; dove alcuni suoi seguaci scalmanati avevano già provato
a violare il cordone delle forze speciali in casco e scudo di plexiglass, venendo
respinti malamente a forza di manganellate. C'è chi, invece, a Dubai è costretto
a stare in esilio, mentre aveva provato a rientrare nel Paese il 10 settembre,
dopo 9 anni londinesi. L'ex premier Navaz Sharif,
arrestato al suo atterraggio a Karachi un mese fa, e subito rispedito in esilio sul Golfo, tra gli accoglienti
emiri di fede sunnita che hanno solide relazioni diplomatiche con uno dei principali
paesi musulmani alleati a Washington.