Impedito l'ingresso al memoriale di Srebrenica ai caschi blu olandesi che non difesero la città
Avevano
scelto una giornata come un'altra per recarsi in visita al memoriale
di Potocari. Un giorno qualunque, per non dare troppo nell'occhio. Ma
non erano visitatori come gli altri, e non sono passati inosservati a
Srebrenica, dove il ricordo della strage del luglio 1995 è
ancora impastata alla stessa terra che si calpesta.
Una ferita ancora aperta. Ed è
così che un gruppo di dodici olandesi, tutti ex caschi blu
delle Nazioni Unite, impiegati nell'enclave musulmana nella zona
serba della Bosnia – Erzegovina, si sono trovati di fronte un
picchetto di contestatori che gli ha impedito di entrare nel
memoriale dedicato alle 8mila vittime di quella strage. Nove di loro
erano proprio a Srebrenica durante i giorni dell'orrore, quando i
militari e i paramilitari serbi, agli ordini di Ratko Mladic, arrivarono in città.
Srebrenica era stata dichiarata 'zona
protetta' dalle Nazioni Unite, ed erano proprio gli olandesi a dover
vegliare sulla vita dei musulmani. Ma non è andata così,
e i caschi blu non hanno voluto o non hanno potuto opporsi alla
razzia compiuta dagli sgherri di Mladic. Gli uomini, dai 14 ai 65
anni, furono separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani,
apparentemente per procedere allo sfollamento. Invece vennero
barbaramente massacrati senza pietà. I loro cadaveri, almeno
quelli che è stato possibile recuperare, riposano proprio a
Potocari.
''Non li faremo entrare, non lo
meritano'', ha commentato Munira Subasic, leader dell'associazione
delle Madri di Srebrenica, che raggruppa tutte le madri, mogli,
sorelle delle vittime del massacro, molte delle quali aspettano
ancora, dopo dodici anni, un cadavere sul quale piangere. E che non
hanno avuto neanche la consolazione della giustizia, visto che i due
principali responsabili della strage, Radovan Karadzic e Ratko
Mladic, rispettivamente presidente e capo militare dei serbi di
Bosnia, sono ancora latitanti.
Non c'è pace senza giustizia.
La rabbia di queste persone, e sono tante (visto che solo 2mila salme
sono state recuperate), ha reso intollerabile il progetto
dell'associazione Pax Christi e del Kamp Westerbook Memorial Center
di organizzare la prima visita degli olandesi sui luoghi della
tragedia dalla fine della guerra in Bosnia.
Intollerabile perchè le famiglie
di Srebrenica accusano ancora oggi i caschi blu di non aver protetto
la popolazione civile. Nel 2002, al termine dell'inchiesta
dell'Istituto olandese per la documentazione della guerra, l'allora
premier olandese Wim Kook si dimise con tutto il suo governo. Il
rapporto inchiodava alle loro responsabilità sia il governo
olandese che le Nazioni Unite. ''La comunità internazionale è
anonima e non può assumersi le sue responsabilità, io
posso e lo faccio'', dichiarò Kook dimettendosi.
Il 4 dicembre 2006 però, il
ministero della Difesa olandese riconobbe ai militari olandesi
impegnati a Srebrenica un'onorificenza per il coraggio dimostrato in
quell'occasione. La circostanza causò l'indignazione degli
abitanti dell'enclave musulmana e dell'opinione pubblica
internazionale.
Oltre a impedire ai militari olandesi
di visitare il memoriale, i contestatori hanno chiesto ai 12 ex
caschi blu di dare un segnale vero di pentimento, aiutando i
ricorrenti nella causa che i sopravvissuti di Srebrenica hanno
intentato conto il governo olandese e le Nazioni Unite. Perchè
mai come a Srebrenica è vero l'adagio per il quale non c'è
pace senza giustizia.