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Un
mattone sul passato. La prima mossa è stata quella di
martedì scorso, quando un decreto del governo di Tripoli ha
restituito, dopo l'esproprio rivoluzionario del 1969, una sontuosa
abitazione nella capitale a Fatma Cherif, l'ex regina libica, moglie
di re Idriss Senussi, deposto da Gheddafi e dagli altri militari
golpisti. L'iniziativa è stata presa, come accade sempre più
spesso, da quella Fondazione Gheddafi guidata da Saif al-Islam
Gheddafi, primogenito del colonnello. Da tempo ormai tutte le
iniziative di rottura con il passato, come questa apertura alla
monarchia, vengono gestite da Saif, da molti indicato come il
successore del colonnello. Secondo molti osservatori, pur essendo
abituato a repentine 'capriole' politiche, Gheddafi vuole accellerare
la riforma del paese e una svolta democratica del suo regime. Almeno
a livello d'immagine. Ma la vecchia guardia dei rivoluzionari guarda
con sofferenza al nuovo corso, ed ecco allora che viene mandato
avanti Saif.
Per
il popolo palestinese. Se quest'iniziativa è destinata a
rendere sempre più presentabile l'immagine del regime di
Gheddafi all'estero, la seconda mossa del colonnello è
dedicata al mondo arabo. Se esiste infatti un argomento che attira
simpatie verso un leader arabo, è la causa palestinese. Ed
ecco il colonnello correre in aiuto della vedova di Arafat, la
controversa Suha. La donna, invisa ai papaveri del vecchio regime di
Arafat, che lei ha accusato di appropriazione indebita e dai quali è
stata a sua volta accusata di furto, viveva in un albergo di Tripoli,
dopo che la Tunisia la aveva espulsa. Bene, adesso la sua odissea è
finita: Gheddafi in persona le ha comperato una casa a Malta.
Christian Elia
Parole chiave: libia, gheddafi, saif al-islam, suha arafat, Fatma Cherif, christian elia