17/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Zapatero sbatte la porta in faccia alla proposta del Governo Basco di soluzione al conflitto in Euskadi
E' lo stesso posto: alcuni lo chiamano Pais Vasco (in Castigliano) per altri è semplicemente Euskadi (in Euskera, la lingua locale), per i patrioti più indefessi è Euskal Herrìa ('il popolo dell'euskera', nella versione più antica).
E' lo stesso posto dove dal 1958 la lotta armata ha sostituito il dialogo politico per arrivare a una soluzione di una questione secolare: la definizione di cos'è la nazione Basca. Adesso, il governo del Paese Basco (che ha maggiore autonomia rispetto alle altre Comunità autonome spagnole, e un grado di autogoverno enormemente più alto delle regioni italiane) ha una proposta, condivisa tra le sue tre componenti, per arrivare a una soluzione diplomatica: due consultazioni per il popolo basco e spagnolo: prima nel 2008 su una maggiore autonomia e uno Statuto regionale che preveda il diritto all'autodeterminazione. Nel 2010, se fosse passato uno Statuto autonomista, la possibilità di un referendum per una eventuale independentzia.
 
J. Madrazo con il lehendakari Josè IbarretxeIl lehendakari. J. Josè Ibarretxe, il governatore, è del Pnv, (Partido Nacional Vasco)formazione nazionalista e conservatrice che governa insieme con il partito di centro sinistra Ezsker batua Berdeak e con i socialdemocratici di Ea (Eusko Alkartasuna, Solidarietà Basca). Ezker Batua è la costola locale del partito Izquierda Unida, che su base nazionale oscilla tra il 5 e il 10 percento dell'elettorato. Il partito basco è federato a Madrid ed ha altrettanta forza politica dell'organizzazione nazionale. Un caso unico nel panorama politico iberico. Tutte e tre queste forze insieme volevano trovare una soluzione diplomatica al conflitto, ma il premier Jose Luis Rodriguez Zapatero ieri alla Moncloa (sede del Presidente del governo) ha "sbattuto la porta in faccia al dialogo", secondo la definizione di un esponente di un partito catalano, la Esquerra republicana de Catalunya.
Pochi giorni prima, la nuova strategia del Psoe, deciso a mostrare agli elettori spagnoli il pugno duro con gli indipendentisti dell'Eta: il giudice Baltazar Garzòn, il più discusso di Spagna, il 5 ottobre ordina 22 fermi per "relazioni col gruppo illegale Batasuna".  L'intero gruppo dirigente di un movimento politico viene arrestato; la stessa gente con la quale il governo socialista aveva trattato dall'indizione di una tregua nel marzo 2006, che subì un trauma forte con l'attentato del dicembre 2006 dell'Eta all'aeroporto di Madrid e che si ruppe il 5 giugno di quest'anno.
PeaceReporter ne ha parlato con Javier Madrazo, ministro del governo Basco per la Casa e per le questioni Sociali, nonché segretario di Esker Batua Berdeak


Come definisce il momento che vive Euskadi?
Paradossale. Sia che una proposta di soluzione al conflitto basco arrivi da Batasuna, (partito più volte illegalizzato, accusato di sottostare alle direttive dell'oragnizzazione terrorista Eta, ndr) sia che arrivi dal Governo Basco viene comunque rifiutata dal Governo centrale. E' paradossale che a Madrid siano disposti a dialogare con Eta e non lo siano nei confronti del Governo Basco. Sono disposti a pagare un prezzo politico a Eta perchè smetta d'uccidere, ma non sono disposti a dialogare con le istituzioni democratiche.

 
Javier Madrazo, segretario di Ezker batua, Izquierda Unida nel Paese BascoLei sostiene da tempo la necessità di distinguere 'conflitto politico' da 'problema istituzionale'
Una cosa è Eta e il conflitto politico che esiste in Euskadi al margine di Eta: può esistere oppure no? È un nodo politico da sciogliere. Il cammino nell'ambito della pace passa dal dialogo tra Eta e governo, per trovare una soluzione sia alla questione di Euskadi, sia per le questioni che toccano Eta. Questo in un contesto di fine della violenza.
Poi, su un altro terreno, quello politico, c'è bisogno di un accordo tra Governo Basco e Governo dello Stato, che abbia la stessa funzione che ha avuto la Dichiarazione di Downing Street del 1993 da parte del premier britannico John Major per il processo di pace in Irlanda del nord: poter aprire un dialogo tra i parti in Euskadi, dopo un accordo tra governo locale e federale. Arrivare a un cambiamento normativo che incorpori il diritto a decidere per i baschi del loro ordinamento politico e istituzionale. E' la nostra Road Map, il nostro 'tragitto di Pace' per una soluzione istituzionale del conflitto.
 
Perchè questa svolta violenta del Psoe?
Anzitutto ci conferma una cosa molto grave: che la distinzione dei poteri in Euskadi è solamente fittizia e formale. Abbiamo una magistratura che agisce su indicazione del Governo, per le necessità del momento.
E questa (fretta di) usare la violenza è dovuta al complesso che il Psoe ha verso il PP, il Partido Popular, ( i conservatori dell'ex premier J. M. Aznar, ndr) e alla paura del disastro elettorale. Io non ho nessuna fiducia nel Psoe come interlocutore per la soluzione del conflitto basco: ci sono al suo interno molti settori centralisti, che non concepiscono uno stato pluralista, uno stato in cui tutti devono stare ''a su gusto'' (a proprio piacimento, ndr), in cui non esiste che alcuni siano i padroni di casa e altri inquilini, ma in cui la nostra deve essere la casa per tutti, in cui tutti devono essere coinvolti nella gestione e in cui si sentano bene.
 
J. L. Zapatero con Josè Ibarretxe alla Moncloa: porte sbarrateChe cosa vede nelle elezioni nazionali, marzo 2008. Cosa sarebbe meglio per Euskadi?
Posto che al Psoe non credo molto come sostenitore della soluzione politica, e che il Ppe non è una soluzione, sarebbe meglio che dalle urne uscissero rafforzati in primo luogo Izquierda Unida, per poter forzare il Psoe al dialogo. Iu come tutte le altre forze nazionaliste che potrebbero portare i socialisti a cercare il dialogo con il Governo Basco. Penso al Pnv e certo, anche a formazioni catalane, come Esquerra Repubblicana Meglio quindi, un Psoe, ma non abbastanza forte da governare da solo
 
Che soluzione per Euskadi?
La non violenza e il dialogo. Se riusciamo a far passare una soluzione diplomatica e politica, toglieremo la base sociale a Eta; la maggioranza della gente sarebbe contenta di una soluzione del conflitto basco: E sarebbe molto contenta di una soluzione politica e nonviolenta. Gli Etarras sono destinati a rimanere un gruppo marginale nella società basca, se rifiuteranno una soluzione che sia non violenta. Sarebbe come togliere acqua dalla piscina in cui nuota un pesce. E quel pesce si chiama Eta.
 
E' possibile questa soluzione?
Sì, se il governo di Madrid si decide al dialogo. Se capiscono che è ora di prendere il toro por los cuernos (per le corna) e passano all'azione. Noi abbiamo proposto un piano che prevede una soluzione politica, condivisa da tutti gli attori istituzionali. La posizione 'Centralista' non sarà mai una soluzione per il problema. La nostra visione è la stessa espressa dalla Corte Costituzionale canadese, quando venne chiamata ad esprimersi sul Quebec (regione indipendentista): Il Diritto a decidere. Implica il dovere di "Non imporre e non impedire". Euskadi non impone nessuna soluzione alla Spagna, e da Madrid non impediscano che noi si trovi una soluzione condivisa da tutti gli attori locali e condivisa con lo Stato. Perché senza soluzione, il conflitto basco si sta incancrenendo: come dicono i medici, "Se un male non migliora, sta peggiorando". 

Gianluca Ursini

Articoli correlati: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità