17/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele sostiene che la Siria abbia ammesso la natura atomica dell'installazione bombardata un mese fa, ma Damasco nega
Ennesimo colpo di scena nella vicenda del raid aereo israeliano, avvenuto il 6 settembre scorso, in Siria. Un rappresentante di Damasco alle Nazioni Unite avrebbe ammesso oggi, durante una sessione della Commissione Onu per il disarmo, che l'obiettivo bombardato dai jet militari di Tel Aviv era un'installazione nucleare.

A mezzo stampa. Lo rivela il quotidiano israeliano Ha'aretz, che cita fonti del ministero degli Esteri d'Israele. Un fulmine a ciel sereno, che complica la vicenda invece di chiarirla. Alla riunione, tra gli altri, erano presenti l'ambasciatore siriano alle Nazioni Unite, Bashar Jaafari, e tre diplomatici israeliani. E sarebbe stato proprio, almeno secondo le fonti del giornale israeliano, lo stesso Jaafari ad ammettere che il sito colpito, nei pressi del confine tra la Siria e la Turchia, era un impianto per lo sviluppo di energia atomica. La fonte citata da Ha'aretz è Miriam Ziv, vice direttore generale della diplomazia israeliana, che partecipava al summit. La vicenda però è davvero insolita. In primo luogo pare davvero surreale che Jaafari, dopo un mese e mezzo passato a smentire le indiscrezioni circa un programma nucleare siriano, si lasci andare a conferme di questo tipo. Un altro elemento per lo meno singolare è quello che la stessa Ziv, rivelando un'affermazione del genere, violerebbe la linea fin qui tenuta dal governo israeliano, che ha solo ammesso un raid oltre confine, mantenendo il massimo riserbo sull'obiettivo.

l'ambasciatore jaafariRabbia a Damasco. L'agenzia stampa siriana Sana, più che vicina al governo di Damasco, ha immediatamente pubblicato un intervento dello stesso Jaafari che, dopo aver smentito categoricamente le rivelazioni di Ha'aretz, e dopo aver ribadito che non esistono installazioni nucleari in Siria, ha colto l'occasione per sottolineare come a suo parere “Israele è il quarto esportatore mondiale di armi di distruzione di massa e un riconosciuto violatore della sovranità nazionale di altri paesi”.
Nelle parole di Jaafari è facile scorgere la rabbia causata dalla pubblicazione di Ha'aretz, che per il diplomatico siriano potrebbe avere gravi ripercussioni. Lo stesso presidente siriano Assad aveva parlato della vicenda, sostenendo che l'obiettivo colpito da Israele era una base militare abbandonata, non gradendo certo la pubblicità data alla vicenda dalla stampa israeliana.
Dal canto suo, il vice direttore Ziv, in una nota del ministero degli Esteri israeliano, ha ribadito il contenuto delle sue dichiarazioni, rifiutando ogni ulteriore commento.
Sembra insomma che il raid del 6 settembre scorso non abbia ancora smesso di far parlare di sé, e non sono da escludere ulteriori colpi di scena.

Christian Elia

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