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A mezzo stampa. Lo rivela il
quotidiano israeliano Ha'aretz, che cita fonti del ministero
degli Esteri d'Israele. Un fulmine a ciel sereno, che complica la
vicenda invece di chiarirla. Alla riunione, tra gli altri, erano
presenti l'ambasciatore siriano alle Nazioni Unite, Bashar Jaafari, e
tre diplomatici israeliani. E sarebbe stato proprio, almeno secondo
le fonti del giornale israeliano, lo stesso Jaafari ad ammettere che
il sito colpito, nei pressi del confine tra la Siria e la Turchia,
era un impianto per lo sviluppo di energia atomica. La fonte citata
da Ha'aretz è Miriam
Ziv, vice direttore generale della diplomazia israeliana, che
partecipava al summit. La vicenda però è davvero
insolita. In primo luogo pare davvero surreale che Jaafari, dopo un
mese e mezzo passato a smentire le indiscrezioni circa un programma
nucleare siriano, si lasci andare a conferme di questo tipo. Un altro
elemento per lo meno singolare è quello che la stessa Ziv,
rivelando un'affermazione del genere, violerebbe la linea fin qui
tenuta dal governo israeliano, che ha solo ammesso un raid oltre
confine, mantenendo il massimo riserbo sull'obiettivo.
Rabbia
a Damasco. L'agenzia stampa siriana Sana, più che vicina
al governo di Damasco, ha immediatamente pubblicato un intervento
dello stesso Jaafari che, dopo aver smentito categoricamente le
rivelazioni di Ha'aretz, e
dopo aver ribadito che non esistono installazioni nucleari in Siria,
ha colto l'occasione per sottolineare come a suo parere “Israele è
il quarto esportatore mondiale di armi di distruzione di massa e un
riconosciuto violatore della sovranità nazionale di altri
paesi”.Christian Elia
Parole chiave: christian elia, siria, israele, bashar jaafari, miriam ziv