Il colosso petrolifero francese estrae il 25 percento del petrolio birmano. E adesso verrà condannata
di gianluca Ursini
La gigante francese del petrolio Total-Elf si avvia ad una condanna per favoreggiamento
nei crimini contro l'umanità commessi dalla Giunta dittatoriale birmana. L'indiscrezione
trapela a PeaceReporter da una fonte tra i dissidenti birmani in esilio, che agiscono presso l'agenzia
di pressione pro Democrazia in Birmania presso la commissione europea, Euro Burma.
Due settimane or sono un procuratore federale belga aveva riaperto il caso avanzato
dalal denuncia di 4 esuli rifugiati nel paese centro europeo. I quattro hanno
accusato l'impresa di aver fornito aiuti logistici e finanziari negli anni '90
al regime per creare un gasdotto utilizzando il lavoro forzato dei detenuti politici;
detenuti sui quali vengono anche eseguite condanne extragiudiziali, vengono effettuate
torture e si perpetrano omicidi e sequestri ad insaputa degli stessi quadri militari.Questo
nella zona di Yadaan, principale campo di sfruttamento di total in Myanmar, di
cui estrae il 25 percento del petrolio greggio.
Crimini contro l'umanità La denuncia è stata avanzata dal legale dei birmani, la cui identità viene mantenuta
segreta, l'avvocato Alexis Deswaef, nei confronti dell'ex numero uno di Total-Elf
Thierry Desmarest e del direttore della società per gli affari birmani Hervé Madeo.
Un aprima denuncia era stato presentata nel 2002, per poi venire giudicata inammissibile
perché nessuna delle parti civili era cittadino belga. Ma la legge, ha riconosciuto
da poco la Corte Costituzionale belga, permette a un rifugiato di presentare denuncia
per la tutela di suoi interessi, così come un cittadino belga. In più, dal 2004
Bruxelles si è dotata di una norma che permette di perseguire crimini contro l'umanità,
anche se essi non sono stati commessi su territorio belga o da cittadini belgi,
come era stato il caso di Ariel Sharon, denunciato per la sua gestione dell'eccidio
di Sabra e Chatila in Libano nel 1982.
Bell'affare L'industria del gas birmana ha fruttato più di 2 miliardi di dollari di profitto
ai militari nel 2006, principale fonte di reddito per i dittatori. La maggior
parte del denaro proveniva da due sole zone ricche di gas, Yetagun e Yadana. L'ultima,
situata nella Birmania meridionale, è stata sviluppata da un consorzio gestito
dalla Total dal 1992.
La Ong
Human Rights Watch ha denunciato la scarsa trasparenza sull'uso che viene fatto dei ricavi del gas:
quasi tutto va all'esercito, e una somma irrilevante va a salute,educazione e
servizi sociali.
Tutti colpevoli Gli investitori nel settore del petrolio e del gas birmani provengono da Australia,
Cina, Isole Vergini britanniche, Thailandia, Malesia, Corea del Sud, Russia, Francia,
Stati Uniti, Giappone, Singapore e India. “Le imprese che fanno affari in Birmania
sostengono che loro presenza sarebbe costruttiva e darebbe beneficio alla popolazione
birmana, ma non hanno ancora condannato gli abusi del governo verso i loro cittadini”,
dice a
PeaceReporter Arvind Ganesan, che ha preparato per la Ong
Human Rights Watch un dossier sulle sanzioni al regime brimano.
Lo scorso anno, Yadana ha prodotto più di 19 milioni di metri cubi di gas al
giorno, utilizzati in gran parte per alimentare le centrali energetiche della
vicina Thailandia. Yadana ha una capacità di circa 150 miliardi di metri cubi
di gas.
Total ha calcolato che il suo progetto sul posto durerà per altri 30 anni. Il presidente
francese Nicholas Sarkozy aveva detto il 30 settembre che nessuna impresa francese
doveva fare nuovi investimenti in Birmania. Nessun cenno a Total perché lasci
il paese. Jean-François Lassalle, vicepresidente
Total, ha detto che costringere l'impresa a ritirarsi significherebbe soltanto “lasciare
altri operatori arrivare al nostro posto”. Ha ammesso che l'esercito birmano ha
utilizzato il lavoro forzato nell'area circostante i campi di Yadana. Ma per lui
“
Total non ha mai fatto uso del lavoro forzato, nemmeno indirettamente attraverso appaltatori.
Ci siamo sempre assicurati che il lavoro forzato non fosse utilizzato nelle zone
in cui operiamo. Non appena abbiamo appreso di episodi di lavoro forzato nel 'corridoio'
del gasdotto abbiamo pagato un risarcimento”.
Che restino in pace Harn Yanghwe, dell'ufficio Euro Burma dalla capitale europea ha detto a
PeaceReporter: “Non credo che
Total sia coinvolta direttamente negli abusi dei diritti umani. Tuttavia, per poter
mantenere operativo il gasdotto, l’impresa ha contrattato il governo birmano per
la sicurezza, ed è proprio qui che sta il problema”.
Per Yanghwe che le imprese che fanno affari coi dittatori se ne vadano o meno
è una “questione delicata. Qualsiasi impresa che abbia lasciato la Birmania è
stata finora sostituita”. Le quote dell'industria petrolifera
British Petroleum, per esempio, sono state vendute alla malese
Petronas. “Quasi tutti i birmani vorrebbero tenere fuori queste imprese dal paese”, ha
detto Yanghwe al telefono a PeaceReporter- ma credo che sia una posizione da rivedere.
Al momento, tutti i nostri investitori sono imprese asiatiche. Ma dobbiamo mantenere
investimenti e imprese straniere con standard internazionali, soprattutto per
favorire un cambiamento in Birmania”.