20/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Proteggere i beni culturali in guerra. Intervista a Fabio Maniscalco sui rischi degli operatori
Il Nobel per la Pace 2007 è stato appena assegnato ad Al Gore e all’Ipcc. Per il 2008, uno dei possibili candidati è Fabio Maniscalco, archeologo, fondatore dell’Osservatorio per la Protezione dei Beni Culturali in Area di Crisi, uno dei massimi esperti mondiali nel settore. È fondamentale proteggere il patrimonio culturale dei Paesi coinvolti in una guerra. Patrimonio che rappresenta l’identità, la storia di un popolo, la sua possibilità di ripresa e sviluppo. Ma l’opera di protezione può mettere a rischio la salute dello stesso operatore. Maniscalco, colpito da una forma anomala di adenocarcinoma pancreatico, molto probabilmente per l’esposizione a uranio impoverito e metalli pesanti in Bosnia e Kosovo, ha subito pesanti operazioni e deve sottoporsi a intensi cicli di chemioterapia.

fabio maniscalco a nablusQuali sono i rischi di chi opera per proteggere il patrimonio culturale di un Paese in guerra?

Durante un conflitto i rischi possono dipendere da fattori relativi al tipo di conflitto, alla regione in cui si opera, alla situazione politica (es. cecchini, scontri a fuoco, mine ed ordigni antiuomo). In periodo post bellico i rischi consistono in mine ed ordigni inesplosi su siti e giacimenti culturali; metalli pesanti determinati dalle esplosioni di proietticon uranio, rapimenti per fini di estorsione. Negli anni ‘95-98 non era noto a tutti i livelli dell’esercito il problema dell’uranio impoverito. Secondo studi pubblicati da vari anni, l’incidenza dei tumori conseguenti a uranio impoverito e metalli pesanti cresce a partire dal 10°-15° anno dall’esposizione.

Con il suo caso è uscito dall’ambito strettamente militare il problema dell’esposizione all’uranio impoverito. Quali sono le precauzioni da adottare?

È importante ottenere notizie reali sugli armamenti impiegati nelle aree in cui si andrà ad operare. Se necessario, utilizzare attrezzature anti Nbc, lavare le mani ed il corpo bene al termine del lavoro, e fare attenzione a non ingerire nulla, per il rischio delle nanoparticelle di metalli pesanti. Nel mio organismo hanno trovato anche oro e metalli nobili (polverizzatisi nei monumenti distrutti che ho visitato e monitorato), che non provocano problemi, e soprattutto metalli pesanti, quali tungsteno, nichel-cromo, etc.

Cosa comporta il ritardo nell’individuazione del problema?

La morte. L’adenocarcinoma del pancreas quando individuato concede circa 6 mesi di vita. Credo che sia il tumore più devastante. Da circa un mese ho dovuto subire un nuovo intervento chirurgico ed ho da poco iniziato un secondo e più duro ciclo di chemio. Quindi, invito quanti siano a rischio e dovessero avere problemi di ulcere recidivanti e/o gastrici non risolti grazie alla medicina tradizionale a fare prelievi ematici per controllare i marcatori pancreatici CA 19-9, CEA e CA 125.

L’uranio diffuso nel campo di battaglia può essere respirato, può contaminare le falde acquifere ed entrare nella catena alimentare. Sono previsti aiuti per la popolazione locale?

A distanza di oltre 10 anni dal conflitto nella ex Jugoslavia non è mai stato previsto uno studio scientifico sulla percentuale di malati oncologici. So per certo che in tanti e giovanissimi (come del resto i militari impegnati in quelle aree) muoiono quotidianamente per cause incerte. L’incertezza, ovviamente è motivata dall’assenza di centri ed ospedali attrezzati adeguatamente per diagnosticare e curare i tumori.
 
a cura di Elena Franchi 
Parole chiave: fabio maniscalco,
Categoria: Guerra, Ambiente
Luogo: Italia