Proteggere i beni culturali in guerra. Intervista a Fabio Maniscalco sui rischi degli operatori
Il Nobel per la Pace 2007
è stato appena assegnato ad Al Gore e all’Ipcc. Per il 2008,
uno dei possibili candidati è Fabio Maniscalco, archeologo,
fondatore dell’Osservatorio per la Protezione dei Beni Culturali
in Area di Crisi, uno dei massimi esperti mondiali nel settore. È
fondamentale proteggere il patrimonio culturale dei Paesi coinvolti
in una guerra. Patrimonio che rappresenta l’identità, la
storia di un popolo, la sua possibilità di ripresa e sviluppo.
Ma l’opera di protezione può mettere a rischio la salute
dello stesso operatore. Maniscalco, colpito da una forma anomala di
adenocarcinoma pancreatico, molto probabilmente per l’esposizione a
uranio impoverito e metalli pesanti in Bosnia e Kosovo, ha subito
pesanti operazioni e deve sottoporsi a intensi cicli di
chemioterapia.
Quali sono i rischi di
chi opera per proteggere il patrimonio culturale di un Paese in
guerra?
Durante un conflitto
i rischi possono dipendere da fattori relativi al tipo di conflitto,
alla regione in cui si opera, alla situazione politica (es. cecchini,
scontri a fuoco, mine ed ordigni antiuomo). In periodo post bellico i
rischi consistono in mine ed ordigni inesplosi su siti e giacimenti
culturali; metalli pesanti determinati dalle esplosioni di proietticon uranio, rapimenti per fini di estorsione. Negli anni ‘95-98
non era noto a tutti i livelli dell’esercito il problema
dell’uranio impoverito. Secondo studi pubblicati da vari anni,
l’incidenza dei tumori conseguenti a uranio impoverito e metalli
pesanti cresce a partire dal 10°-15° anno dall’esposizione.
Con il suo caso è
uscito dall’ambito strettamente militare il problema
dell’esposizione all’uranio impoverito. Quali sono le precauzioni
da adottare?
È importante
ottenere notizie reali sugli armamenti impiegati nelle aree in cui si
andrà ad operare. Se necessario, utilizzare attrezzature anti
Nbc, lavare le mani ed il corpo bene al termine del lavoro, e fare
attenzione a non ingerire nulla, per il rischio delle nanoparticelle
di metalli pesanti. Nel mio organismo hanno trovato anche oro e
metalli nobili (polverizzatisi nei monumenti distrutti che ho
visitato e monitorato), che non provocano problemi, e soprattutto
metalli pesanti, quali tungsteno, nichel-cromo, etc.
Cosa comporta il
ritardo nell’individuazione del problema?
La morte.
L’adenocarcinoma del pancreas quando individuato concede circa 6
mesi di vita. Credo che sia il tumore più devastante. Da circa
un mese ho dovuto subire un nuovo intervento chirurgico ed ho da poco
iniziato un secondo e più duro ciclo di chemio. Quindi, invito
quanti siano a rischio e dovessero avere problemi di ulcere
recidivanti e/o gastrici non risolti grazie alla medicina
tradizionale a fare prelievi ematici per controllare i marcatori
pancreatici CA 19-9, CEA e CA 125.
L’uranio diffuso
nel campo di battaglia può essere respirato, può
contaminare le falde acquifere ed entrare nella catena alimentare.
Sono previsti aiuti per la popolazione locale?
A distanza di oltre
10 anni dal conflitto nella ex Jugoslavia non è mai stato
previsto uno studio scientifico sulla percentuale di malati
oncologici. So per certo che in tanti e giovanissimi (come del resto
i militari impegnati in quelle aree) muoiono quotidianamente per
cause incerte. L’incertezza, ovviamente è motivata
dall’assenza di centri ed ospedali attrezzati adeguatamente per
diagnosticare e curare i tumori.
a cura di Elena Franchi