02/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il fortilizio di Beaufort racconta la storia del Libano, attraverso il ricordo dei suoi conquistatori
scritto per noi da
Ali Elouri
 
Tra le mura del castello di Beaufort sono passati tutti i protagonisti della millenaria storia libanese. Crociati, sultani, re, imperatori: tutti hanno dovuto impadronirsi della fortezza e piantare la propria bandiera sulle torri del castello. L’hanno conquistata, usata, abbattuto qualche muro, fatto crollare qualche pietra, prima di andarsene e lasciare spazio al nuovo reggente. Un destino che sembra accomunare la fortezza al paese che la ospita.

Le pietre e la memoria. Come se le cicatrici mai curate del castello, testimoniassero la drammaticità della storia vissuta su questo spicchio di Terra Santa.
In una mattina d’autunno c’è una strana luce sulla collina di Beaufort. Un vento fresco ha spazzato via l’estate anche qui nel sud libanese e una leggera foschia avvolge le colline di ulivi. Dalle torri del castello lo sguardo riesce comunque a raggiungere la Palestina verso sud, le mitiche Tiro e Sidone, distese sul mare a ovest e le imponenti montagne bibliche verso oriente. Ed è proprio alla notte dei tempi, dai Testi Sacri, che risalgono le origini del castello, anche se è solo con le crociate che Beaufort conquista il centro della scena. Saladino lo conquistò nel 1190, prima di cederlo ai Crociati nel 1240.
Erano i tempi delle guerre in nome di Dio, e le bandiere che sventolavano dal castello decretavano il credo dominante nella regione. Una situazione destinata a ripetersi nei tempi moderni, dopo la pausa secolare in cui la regione era sotto il dominio dell’Impero Ottomano, una pausa infranta dalla prima Guerra Mondiale che ne decretò la fine.

Una lunga storia. Già nel 1920, sul castello sventolava la bandiera francese, erano gli anni del protettorato che si concluderà con l’indipendenza libanese del 1943.
Anni gravidi di decisioni destinate a segnare in maniera drammatica il destino dell’intera area mediorientale.
Nel 1976 toccò all'Olp, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che occupò il castello fino al 1982 quando l’esercito israeliano ebbe la meglio ed entrò in Libano mettendo la propria bandiera sulla torre più alta della fortezza. Una bandiera che sventolerà fino al 2000,
data in cui termina l’occupazione israeliana al di sotto del fiume Litani. Evento testimoniato dalle fortificazioni in cemento armato e dai bunker costruiti dagli israeliani intorno al castello e fatti saltare in aria prima della loro partenza, e ancora visibili. Ma siamo al 2007 e sulla torre più alta sventola un imperiosa bandiera gialla. E’ la bandiera di Hezbollah, il partito di Dio e della resistenza libanese, che nella guerra dello scorso agosto, ha respinto l’esercito israeliano. Sulla torre più bassa sventola invece una bandiera sgualcita, è quella nazionale libanese, bianca e rossa con un cedro di fenicia memoria al centro.

Ancora il castello. Una immagine simbolica della situazione attuale, mentre Hezbollah vive il suo memento più glorioso, il governo di Beirut è vittima di una profonda crisi politica. Una crisi frutto delle divisioni che lacerano la società libanese e di uno scacchiere politico mediorientale sempre più intricato.
La luce che colora il castello in una mattina d’autunno, lo colma di significati. Due militari dell’esercito regolare libanese presidiano la fortezza bevendosi un tè sotto una tenda. Sulle strade che tagliano le colline circostanti, si intravedono i mezzi blindati bianchi della forze di pace internazionale che pattugliano la regione. In lontananza si vedono contadini camminare tra gli ulivi e qualche bambino sfaccendato. Dalle mura del castello si respira tutt’intorno una calma reale in un era di pace forse solo apparente. Ed è ancora una volta il castello di Beaufort a raccontarcelo.
Parole chiave: libano, hezbollah, castello di beaufort
Categoria: Guerra, Popoli, Storia
Luogo: Libano
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