16/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Presto i contadini riavranno indietro i 17.816 ettari a loro rubati da coloni e coltivatori di palma
Da 130 ettari a 17.816 nel giro di una decade. In Colombia i terreni smbrano proprio avere un che di magico: i recinti delle proprietà di coloni e coltivatori di palma africana (preziosa coltura destinata al biocombustibile) sono cresciuti a dismisura inglobando, senza bisogno di trattative né esborso di denaro, vastissime aree limitrofe. Ma qualcosa è cambiato. Grazie alle denunce di Ong in difesa dei diritti umani, il governo è dovuto intervenire,individuando non solo l'illecita estensione dei terreni, ma anche la mancanza di un diritto di proprietà su quelle terre. E ha deciso di restituirle ai legittimi proprietari: le comunità contadine afrodiscendenti, cacciate a forza da paramilitari a fucile spianato.

Paramilitare delle AucStrani intrecci. Ma cosa c'entrano i contadini neri con i coloni e i grandi coltivatori di biocombustibile? La chiave per capire il complesso meccanismo sta nelle parole sfollamento forzato. I proprietari originari dei 130 ettari, poi lievitati a 17.816, non erano che 4 campesinos di Riosucio, nella martoriata regione del Chocó. Idem, per i circa 105mila ettari, in parte inglobati nei quasi 18.000 di cui sopra: proprietari, dal 2000, le comunità nere del bacino dei fiumi Curvaradó e Jiguaminandó.
Per riuscire a mettere le mani su quelle terre fertilissime, coloni e coltivatori hanno usato la tecnica che nel paese sudamericano sembra farla da padrone: mandare in avanscoperta orde di paramilitari, fucili spianati, per costringere intere comunità alla fuga. E così è stato. Così, prima hanno potuto accaparrarsi i terreni, anche falsificando certificati di proprietà, e poi li hanno ampliati a dismisura.

Guerrigliero delle Farc, Colombia, Foto di Matt ShonfeldL'altra verità. Una versione che, certo, non viene confermata dai palmicultores, i quali puntano il dito sui guerriglieri di Farc ed Eln, responsabili a loro dire di aver spaventato gli abitanti tanto da farli fuggire. E perché? Per poi lasciare il campo libero a loro, ricchi imprenditori? È una ricostruzione dei fatti che non convince quanto, invece, quella che vede paras stipendiati dai signori del biocombustibile per minacciare, uccidere e cacciare via a pedate i contadini da terre che valgono oro.
Dietro questa storia ci sono 120 vittime, fra morti e scomparsi, e almeno 1500 sfollati. A quanto riferiscono gli stessi coltivatori di palma, infatti, al momento del loro arrivo la terra in questione era abbandonata o occupata da coloni, alcuni dei quali hanno poi venduto parte degli ettari.

Afrodiscendente sfollata. Colombia. Foto di Matt ShonfeldPer la giustizia. Ma le comunità nere non si son date per vinte e, aiutate dalla Comision intercongregacional de Justicia y Paz, hanno denunciato il sopruso alle autorità di competenza, che finalmente hanno dato loro ragione, stabilendo che quelle terre sono state prese illegalmente e ampliate per accessione, termine legale per indicare “un modo di acquisto della proprietà, secondo il quale il proprietario di una cosa fa sua non solo quella che ha ma anche quella limitrofa o quella incorporata per processi naturali o dell'uomo”.
“Negli uffici del registro pubblico sono state segnate terre smisurate con decisioni unilaterali che consideriamo anormali”, ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura, Andrés Felipe Arias, spiegando il perché del congelamento dell'intera area in questione e la restituzione ai campesinos. In più, procura e pubblico ministero hanno avviato le indagini su alcuni personaggi di istituzioni locali e nazionali, sospettati di essere complici.

bambino del Choco. Foto di Simone BrunoFino in fondo. Una decisione che sta gettando gli impresari della palma sull'orlo di una crisi di nervi, visti gli investimenti: fra i 65 mila e i 70 mila milioni di pesos in opere mastodontiche che, senza il prodotto da vendere, resteranno insoluti. “Speriamo che si possa arrivare a una concertazione, sia con le comunità che con lo Stato”, ha dichiarato il legale rappresentante di 14 imprese. Ma la risposta gli è già arrivata da Justicia y Paz che si dice non del tutto soddisfatta del congelamento. Pur riconoscendolo come un primo passo importante, annuncia la mancanza della consegna reale della terra ai legittimi proprietari. E se si considera che questa denuncia proviene da una delle Ong più attive in Colombia, la quale, dagli anni Ottanta, cerca di far luce sui più importanti casi di violazioni di diritti umani, con tenacia e determinazione, è facile immaginare che il lieto fine non sia molto lontano.
 

Stella Spinelli

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