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Un rapporto duro. A parlare non
è un'attivista palestinese e neppure un sostenitore della
stessa causa, ma un professore di Diritto Internazionale sudafricano
in pensione, John Dugard, che ricopre da anni la carica d'inviato
speciale delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani nei
Territori Palestinesi, che un tempo, in base alle sue stesse
risoluzioni, anche l'Onu chiamava Territori Occupati.
L'impotenza dell'Onu. Il Quartetto è composto da
Nazioni Unite, Stati Uniti, Unione europea e Russia.
E' il gruppo di contatto incaricato di procedere alla piena
realizzazione della Road Map, un piano per la risoluzione del
conflitto israelo – palestinese proposta dal presidente Usa George
W. Bush nel luglio 2002 e accettata dall'allora premier israeliano
Ariel Sharon e dal presidente palestinese Mahmoud Abbas. Il piano
prevedeva tre fasi e, secondo l'accordo originale, si dovrebbe essere
alla fase III già da due anni. Secondo il piano, la conferenza di pace conclusiva
che doveva
assegnare uno stato ai palestinesi, risolvere lo status di
Gerusalemme e quello dei profughi palestinesi doveva già essere già avvenuta.
Non è andata
così. E come Dugard ricorda la condizione dei palestinesi è
disperata, perché hanno perso la fiducia nel fatto che prima o
poi si arriverà a una soluzione.
Nessuna prospettiva. Nei sette anni nei quali ha
ricoperto quest'incarico, l'inviato speciale si è reso conto che la presenza
dell'Onu all'interno del Quartetto è diventata priva di senso,
nella misura in cui il processo è bloccato e “il governo
israeliano continua a gestire la sua sicurezza con un uso
sproporzionato della forza nei confronti del palestinesi”, come ha
commentato Dugard, che ha aggiunto come l'Onu non possa tutelare i
diritti dei palestinesi in quanto il Quartetto è “pesantemente
influenzato dagli Stati Uniti”.
Christian Elia
Parole chiave: john dugard, nazioni unite, onu, israele, palestina, quartetto, christian elia