12/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Bulgari, Tiffany, Cartier. Ma anche OviEsse, le assicurazioni della compagnia aerea. Le aziende voltano le spalle al regime birmano
di gianluca Ursini
 
Cresce la ripulsa per la repressione violenta del regime birmano, anche nel mondo del lusso e degli affari. Gli almeno  200 morti – tutti cremati per non lasciar tracce – gli oltre 7mila arrestati e i 2mila monaci deportati ai lavori forzati come replica a una manifestazione di protesta gandhiana e pacifica fanno breccia anche nei cuori di chi solitamente è obbligato dai doveri aziendali a anteporre le ragioni del profitto a scelte etiche. Gioiellieri, catene di grande distribuzione, aziende tessili, grandi compagnie assicurative, negozi specializzati nel lusso d’élite. Fioccano giorno dopo giorno le sfilze di “Senza di me” pronunciati da manager in gessato e tailleur di alta moda.
 
Cartier a New YorkSenza Gemme Cartier, il nome dice tutto. Ma anche Tiffany, o l’associazione dei Gioiellieri americani (PeaceReporter attende risposte dall’associazione italiana al riguardo) hanno deciso di boicottare le pietre preziose - soprattutto rubini e zaffiri - provenienti dalla Birmania “in seguito alle violenze e alla repressione di cui si è resa responsabile la giunta militare al potere”. Cartier, di proprietà del gruppo Richemont Sa, ha annunciato di aver cessato di acquistare gemme che potrebbero essere state estratte in Birmania, e di aver chiesto ai suoi fornitori una garanzia analoga. Tiffany and Co aveva cessato di acquistare rubini dalla Birmania nel 2003, quando il Congresso degli Stati Uniti approvò una legge sul divieto di importazione dalla Birmania. La norma consente tuttavia ai commercianti di importare pietre preziose estratte nel Paese asiatico purché siano tagliate e rifinite altrove. La ‘Jewelers of America, che racchiude 11mila ditte attive nel commercio di gemme, ha chiesto al Congresso una modifica in tal senso della legge federale Usa. E ha anche chiesto ai suoi associati di richiedere garanzie sulla provenienza delle gemme che trattano. "Sarà dura però- ha ammesso all'agenzia Reuters Brian Leber, un associato dell'Illinois - per molti qui negli Usa l'argomento è controverso".
 
boutique Bulgari in OrienteSenza ItalianStyle “Bulgari annuncia di aver cessato già da tempo l’acquisto di pietre preziose di provenienza birmana. Sebbene l’azienda non abbia mai acquistato le gemme direttamente nel Myanmar (ex Birmania) ma solo sui mercati internazionali, ha espressamente richiesto ai suoi fornitori garanzie sulla provenienza geografica delle pietre preziose”. Questo l’annuncio postato sul sito di uno marchi storici dell’italian Style, il brand di gioielli d’élite ‘Bulgari’. Un’azienda nata da una famiglia che in sé racchiudeva diverse nazionalità (greca, israelita, italiana e diverse altre balcaniche) e ha dimostrato grande sensibilità verso la questione che maggiormente ha scosso nell’ultimo mese le coscienze nel pianeta.
 
Tiffany Manhattan, familiare a Audrey HepburnSenza assicurazione Anche la compagnia di assicurazioni britannica ‘London Market Aviation Insurer’ ha sospeso le polizze stipulate con la giunta militare per la compagnia di bandiera dei militari. L’adesione al boicottaggio internazionale contro il regime, recita la nota ufficiale, deriva dallo “sgomento per la brutalità delle immagini che riportavano la repressione”. Senza copertura assicurativa, la Myanmar Airways International (Mai), ha sospeso i voli lungo le tratte quotidiane verso Bangkok (Thailandia) e Kuala Lumpur (Malesia). E a questo punto i velivoli battenti bandiera del Mynamar non potranno nemmeno venire a compiere le loro periodiche revisioni in Italia, presso gli stabilimenti del gruppo Avio (partecipato al 30 percento da Finmeccanica, consorzio statale), come fatto finora. PeaceReporter ha ottenuto una risposta dalla direzione torinese di Avio, nella quale si precisa come "Avio non intrattiene nessun rapporto con  la Giunta militare birmana, non fornisce apparecchiatture nè alcun tipo di servizio mirato all'aeronautica.militare". I rapporti del gruppo torinese sono con due imprese birmane registrate come di proprietà civile, non militare, e si limitano al collaudo e revisione periodica degli automezzi che operano su territorio birmano e non solo". Questa la laconica nota aziendale che smarca Avio da rapporti coi militari, ma non significa un taglio netto con qualsiasi operatore economico birmano.
 
Senza Vestiti Apprendiamo all’ultimo momento che anche OviEsse, la catena d’abbigliamento del gruppo Coin, ha deciso di non rifornirsi più in Birmania di capi di abbigliamento, "perché condividiamo la richiesta che salle dalla società civile di quel Paese", recita il comunicato aziendale, e per “indurre il governo di quel Paese a ripristinare al più presto i diritti civili”, ha detto a PeaceReporter l’amministratore delegato del gruppo Coin Stefano Beraldo. Una decisione definitiva: "Sospensione del ricorso a forniture provenienti dalla Birmania (testuale) fino a quando non sarà ripristinato il rispetto dei diritti civili".  Complimenti al coraggio dei dirigenti Coin.
 

Gianluca Ursini

Articoli correlati:
12/10/2007 Deplorevole Pavidità: Il Consiglio di Sicurezza Onu definisce "deplorevole" la repressione più sanguinaria degli ultimi 20 anni
10/10/2007 Birmania, le brutalità del regime: Un leader dell'opposizione ucciso. A. S. Suu Kii rigetta ogni ricatto, mentre i satelliti mostrano prove contro i generali
05/10/2007 Un Papa nero: Pace e riconciliazione in Birmania: Gambari come Benedetto XVI. I commenti della stampa dissidente
05/10/2007 Il funerale del generale: La protesta a Rangoon assume i caratteri della beffa. A Mandalay raddoppiano i militari
04/10/2007 Sono le sanzioni inutili: La Ue approva il 3 ottobre nuove restrizioni alla Birmania. Che non avranno nessun effetto senza Pechino
04/10/2007 Cento dollari per ogni prigioniero: Mentre gli studenti depongono fiori a Rangoon, i militari si fanno pagare per liberare i civili
04/10/2007 La propaganda del Regime: Dal nostro inviato a Rangoon, Enrico Piovesana, una disamina delle menzogne dei giornalisti di regime
04/10/2007 Dalla Birmania: Si fermano le proteste, il governo per adesso ha vinto. Usando la mano pesante
03/10/2007 Rangoon: per 200 monaci liberi, 1000 civili in galera: Partito l'inviato Onu, i militari arrestano 1000 civili, mentre al mattino avevano liberato 200 monaci
02/10/2007 Tra due nemici: L'inviato speciale Onu ha incontrato Aung San Suu Kii e il dittatore Than Shwe. Un curiosa spola tra i due nemici
02/10/2007 Oltre le peggiori intenzioni: PeaceReporter è venuta a sapere da tre diverse fonti che i monaci stanno per essere deportati. Forse nel lager di Kabaw
30/09/2007 Rangoon: che fine hanno fatto i morti?: I bloggers: cadaveri cremati dall'esercito per cancellare ogni traccia
29/09/2007 Mandalay, Divisione 33 contro Divisione 99: Smentite le voci di un dissenso nella Giunta. Mandalay finora 'salva', due Divisioni si fronteggiano. I monaci assediati
28/09/2007 Fiamme a Rangoon: Niente morti, decine di arresti. Bruciata una caserma, monasteri difesi con i bastoni
La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità