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Senza Gemme Cartier, il nome dice tutto. Ma anche Tiffany, o l’associazione dei Gioiellieri
americani (PeaceReporter attende risposte dall’associazione italiana al riguardo) hanno deciso di boicottare
le pietre preziose - soprattutto rubini e zaffiri - provenienti dalla Birmania
“in seguito alle violenze e alla repressione di cui si è resa responsabile la
giunta militare al potere”. Cartier, di proprietà del gruppo Richemont Sa, ha annunciato di aver cessato di acquistare gemme che potrebbero essere state
estratte in Birmania, e di aver chiesto ai suoi fornitori una garanzia analoga.
Tiffany and Co aveva cessato di acquistare rubini dalla Birmania nel 2003, quando il Congresso
degli Stati Uniti approvò una legge sul divieto di importazione dalla Birmania.
La norma consente tuttavia ai commercianti di importare pietre preziose estratte
nel Paese asiatico purché siano tagliate e rifinite altrove. La ‘Jewelers of America, che racchiude 11mila ditte attive nel commercio di gemme, ha chiesto al Congresso
una modifica in tal senso della legge federale Usa. E ha anche chiesto ai suoi
associati di richiedere garanzie sulla provenienza delle gemme che trattano. "Sarà
dura però- ha ammesso all'agenzia Reuters Brian Leber, un associato dell'Illinois - per molti qui negli Usa l'argomento
è controverso".
Senza ItalianStyle “Bulgari annuncia di aver cessato già da tempo l’acquisto di pietre preziose
di provenienza birmana. Sebbene l’azienda non abbia mai acquistato le gemme direttamente
nel Myanmar (ex Birmania) ma solo sui mercati internazionali, ha espressamente
richiesto ai suoi fornitori garanzie sulla provenienza geografica delle pietre
preziose”. Questo l’annuncio postato sul sito di uno marchi storici dell’italian Style, il brand di gioielli d’élite ‘Bulgari’. Un’azienda nata da una famiglia che in sé racchiudeva diverse nazionalità
(greca, israelita, italiana e diverse altre balcaniche) e ha dimostrato grande
sensibilità verso la questione che maggiormente ha scosso nell’ultimo mese le
coscienze nel pianeta.
Senza assicurazione Anche la compagnia di assicurazioni britannica ‘London Market Aviation Insurer’ ha sospeso le polizze stipulate con la giunta militare per la compagnia di
bandiera dei militari. L’adesione al boicottaggio internazionale contro il regime,
recita la nota ufficiale, deriva dallo “sgomento per la brutalità delle immagini
che riportavano la repressione”. Senza copertura assicurativa, la Myanmar Airways International (Mai), ha sospeso i voli lungo le tratte quotidiane verso Bangkok (Thailandia) e Kuala
Lumpur (Malesia). E a questo punto i velivoli battenti bandiera del Mynamar non
potranno nemmeno venire a compiere le loro periodiche revisioni in Italia, presso
gli stabilimenti del gruppo Avio (partecipato al 30 percento da Finmeccanica,
consorzio statale), come fatto finora. PeaceReporter ha ottenuto una risposta dalla direzione torinese di Avio, nella quale si precisa
come "Avio non intrattiene nessun rapporto con la Giunta militare birmana, non
fornisce apparecchiatture nè alcun tipo di servizio mirato all'aeronautica.militare".
I rapporti del gruppo torinese sono con due imprese birmane registrate come di
proprietà civile, non militare, e si limitano al collaudo e revisione periodica
degli automezzi che operano su territorio birmano e non solo". Questa la laconica
nota aziendale che smarca Avio da rapporti coi militari, ma non significa un taglio
netto con qualsiasi operatore economico birmano.Gianluca Ursini
Parole chiave: Bulgari, Tiffany, Cartier, Avio, OviEsse, Coin, Finmeccanica, Myanmar Airways, Jewelers of America, Ursini