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Mille colori. Scegliendo una data che ruota intorno
al giorno-simbolo dei soprusi compiuti su tutti gli indigeni del
continente americano, ossia il 12 ottobre, giorno in cui, 515 anni
fa, Cristoforo Colombò attraccò nell'isola caraibica
che da allora prese il nome di San Salvador, i leader in abiti
tradizionali hanno partecipato a una cerimonia religiosa e a una
festa dai mille colori alle quali hanno assistito sia il presidente e
padrone di casa Evo Morales, sia il premio Nobel per la Pace, la
guatemalteca quiché Rigoberta Menchú.
Sulle orme dei Sarayaku. “E' un diritto che riafferma il
principio di consenso”, ossia il diritto dei popoli a poter
decidere del destino delle proprie terre e di poter disporre delle
ricchezze che nascono sopra e sotto il loro territorio, ha spiegato a
El Pais la Segretaria del forum sulle questioni indigene dell'Onu,
Miriam Masaquiza. Autodeterminazione, dunque, autogoverno, uso
esclusivo dei beni della terra e diritto a elaborare strategie
proprio per lo sviluppo del territorio. È quanto, secondo
Masaquiza, stanno facendo con ottimi risultati i Sarayaku in
Ecuador. Scioccati da quanto accaduto agli Shuar,
che a causa dello sfruttamento petrolifero del loro mondo sono
rimasti senza petrolio (per la cultura nativa linfa vitale della
terra), senza acqua e con l'ambiente contaminato, i Sarayaku hanno
impedito con ogni mezzo i pozzi petroliferi.
Con Morales. In una tavola
rotonda alquanto impegnativa, che vedrà impegnati i
rappresentanti fino a venerdì, la linea è arrivare a
ottenere il totale controllo dei loro stati negli stati. Ed è
così che è arrivata la promessa dell'Aymara Evo
Morales, ormai considerato leader mondiale dei popoli originari: il
congresso boliviano sarà il primo a ratificare la
dichiarazione Onu. Quindi, il suo invito a iniziare “una nuova
lotta” affinché questo documento sia “applicato a tutti
gli Stati” del mundo. È stata quindi la volta di Rigoberta
Menchú, che ha lodato il lungo e doloroso cammino intrapreso
25 anni fa in tutti quegli Stati che ancora si rifiutavano di
riconoscere l'esistenza dei popoli nativi, sottolineando come “anche
oggi, molti paesi obiettano concetti quali popolo indigeno o libera
determinazione”. Quindi un po' di autocritica: “Se non saremo noi
ad avere dignità e a rinforzare i nostri idiomi, nessuna
dichiarazione universale si trasformerà in fatti”. Quindi
l'idea della Masaquiza di iniziare un processo che culmini con una
Cumbre Mundial de Pueblos Indigenas che ratifichi un piano
politico e sociale per i 400 milioni di indigeni del mondo intero. Stella Spinelli