15/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il premio Nansen 2007 per la tutela dei rifugiati assegnato all'avvocato maltese Katrine Camilleri
Il premio Nansen viene conferito ogni anno a una persona o un'organizzazione che si siano distinte per il loro eccezionale lavoro in favore dei rifugiati. Il premio, gestito dalla Commissione Nansen dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur), è dedicato alla memoria di Fridtjof Nansen, diplomatico norvegese che s'impegnò (vincendo il premio Nobel per la Pace nel 1922) per la protezione dei rifugiati russi in fuga dalla rivoluzione, dopo la Prima Guerra mondiale, per i quali inventò il cosiddetto 'passaporto Nansen', primo documento di tutela per i rifugiati all'estero. Per il 2007, il premio è stato conferito all'avvocato Katrine Camilleri, 37 anni, legale della sede di Malta dell'organizzazione Jesuit Refugee Service (Jrs).
"Katrine Camilleri ha svolto coraggiosamente la propria attività per proteggere rifugiati e richiedenti asilo. La dottoressa Camilleri e il Jrs svolgono un compito di primissimo piano nell'aiutare l'Acnur a conseguire il traguardo di affiancare i vari governi nell'opera di identificazione dei migranti coinvolti in movimenti migratori e nell'impegno di rispondere ai loro bisogni", recita la motivazione del Premio. PeaceReporter ha intervistato la dottoressa Camilleri.

la camilleri in africa con una rifugiataCome ha accolto la notizia del conferimento del premio Nansen?

Come un grande onore per me, ma più di tutto come un premio da condividere insieme all’associazione nella quale lavoro. Ognuno di noi si impegna, dando il proprio contributo, per raggiungere lo stesso obbiettivo. Questo premio poi è particolarmente significativo per un paese come Malta, perché qui molto spesso il nostro lavoro non viene capito e viene guardato con sospetto.

Com’è la situazione per i rifugiati a Malta?

Ci sono stati casi di richiedenti asilo detenuti per più di un anno, soltanto nell’attesa di avere un colloquio e di essere ascoltati. Poi vengono rilasciati, e inizia l’attesa del responso per l’ottenimento dello status di rifugiato. Da quel momento possono ancora trascorrere dieci mesi. Di solito su 2mila richiedenti asilo, solo l’8 percento riesce a ottenere lo status di rifugiato.
La difficoltà più grande da superare è l’impossibilità di portare le proprie famiglie con sé, e quindi mantenere i legami parentali. Le famiglie d’origine vivono spesso in condizioni disagiate e pericolose. Alcuni cercano di tornare a casa, nel paese d’origine, ma spesso vengono respinti. I rifugiati vorrebbero ricongiungersi con le mogli e i figli ma non possono, è una situazione molto difficile da risolvere

un'immagine dell'attentato subito dalla camilleri nel 2006Percepisce una pericolosa confusione tra migranti illegali e rifugiati a Malta o in altri stati europei?

Effettivamente si fa confusione tra queste due categorie di persone. A Malta arrivano numerosi gruppi di migranti, tra i quali è difficile distinguere coloro che sono arrivati come immigrati irregolari da quelli che invece sono giunti coscientemente a Malta, con il proposito di ottenere protezione perché ne hanno bisogno. Il problema è che queste persone arrivano tutte insieme, mischiate, e ricevono fin da subito lo stesso trattamento. Per esempio vengono detenuti insieme, e subiscono le stesse procedure, senza considerare l’eventualità che tra loro ci siano casi particolari di rifugiati.

Come giudica, in questo momento storico, la cultura dell’accoglienza per i rifugiati in Europa?

Innanzitutto bisogna dire che ogni paese europeo presenta una situazione particolare e gestisce la questione in modo diverso. Ma, ad ogni modo, ovunque si sta cercando di applicare le leggi sulla protezione. Per quanto riguarda Malta, quelli che arrivano nel nostro paese hanno fiducia e sanno che verranno applicate le regole sulla protezione. Ma non sanno che al loro arrivo saranno detenuti. Ci sono casi in cui queste persone devono attendere dodici mesi o anche di più, diciotto mesi, nel caso dei richiedenti ai quali viene respinta la richiesta.
Si tratta di una sfida per ognuno di noi e per tutti gli stati europei che si trovano a fronteggiare questo problema. È necessario che tutti combattiamo insieme per raggiungere l’obbiettivo comune di garantire a chi ne ha bisogno una cultura dell'accoglienza e della protezione..

Prima ha detto che a Malta non tutti colgono il significato del lavoro suo e del Jrs. Nel 2006 è stata vittima di due attentati incendiari, contro la sua auto e la sua casa. E' così pericoloso fare il suo lavoro a Malta?

Continuo a non ritenere quell'episodio un attentato contro la mia persona, ma un attacco all’attività che svolgo per la difesa dei diritti umani e al lavoro del Jrs. Questo premio rappresenta un tributo a tutti coloro che svolgono un lavoro ingrato e difficile, persino rischioso, per aiutare le persone in difficoltà. Spero che questo premio serva ad attirare l'attenzione sulla sofferenza che provoca la detenzione di migliaia di innocenti qui a Malta e altrove.

Christian Elia

Articoli correlati: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità