12/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Consiglio di Sicurezza Onu definisce "deplorevole" la repressione più sanguinaria degli ultimi 20 anni
di gianluca Ursini
 
L'ambasciatore del regime birmano presso l'Onu, T. Shwe e l'inviato speciale per Myanmar, I. GambariDeplorevole Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ‘’deplora fortemente l'uso della violenza contro i dimostranti pacifici in Myanmar’’, e ribadisce l'importanza di ‘’una rapida scarcerazione di tutti i prigionieri politici e dei detenuti ancora in prigione’’. Il Palazzo di Vetro di New York ha prodotto ieri sera un testo di deplorazione contro la repressione violenta del regime birmano. Vittime i monaci buddisti che hanno protestato gandhianamente per 16 giorni nelle strade di 25 città del Paese. I militari hanno ucciso almeno 200 persone (e cremato i cadaveri per non lasciarne traccia) e ne hanno incarcerato più di 7mila (alcuni già rilasciati) di cui almeno 2mila avviati ai lavori forzati nella jungla di montagna al confine con l’India, nel lager di Kabaw.
 
Risoluti ma blandi Ma il Consiglio di Sicurezza, per bocca del presidente di turno, il Ghanese Leslie Christian, ha adottato un testo il più blando possibile, per suadere le richieste di Cina e Russia, i principali sponsor del regime militare di Nyi Pi Do, e poter ottenere una risoluzione comunque di condanna. E’ la prima volta dal 1962, anno di avvento del regime dittatoriale, che le Nazioni Unite ‘deplorano’ il comportamento della Giunta socialista che nel 1988 represse con 3mila morti le pacifiche proteste degli studenti e da 12 anni tiene sotto arresto la principale artefice delle proteste gandhiane, il Nobel 1991 per la Pace Aung San Suu Kii
 
momenti di commozione tra i monaci buddisti presenti al Consiglio di Sicurezza OnuUnanimemente Pavidi L’atto giuridico è una Dichiarazione Presidenziale non vincolante, ma adottata all’unanimità dai quindici componenti del Consiglio (i cinque permanenti Cina Russia Usa Regno Unito e Francia, più i 10 a rotazione). Il Consiglio ha chiesto al regime birmano di “lavorare per raggiungere una de-escalation del conflitto e ua situazione pacifica”. L’ambasciatore Usa presso l’Onu si è detto ''soddisfatto: un passo avanti significativo''. Secondo Zalmay Khalilzad il documento è ''accettabile perché contiene gli elementi chiave''. Ma l'ex ambasciatore Usa a Baghdad, nonché ex membro del Cda Unocal con Hamid Karzai, aggiunge che ''si è dovuto lavorare parecchio per far parlare i quindici con una voce sola'' e che si dovrà tornare ad approvare ''ullteriori azioni delle Nazioni Unite''.
 
Faccia di bronzo Liu Zhenmin, rappresentante permanente cinese all’Onu, si è limitato a riferire ai giornalisti che Pechino appoggia ''il governo del popolo del Myanmar e l’imminente missione di Ibrahim Gambari''. L’inviato Onu per la Birmania, l’ex generale nigeriano Ibrahim Gambari, tornerà nel tormentato Paese asiatico questo fine settimana su richiesta del segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Mun. Viaggio cui seguirà un giro di consultazioni con i presidenti di diversi Paesi dell’Indocina
 

Gianluca Ursini

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