Gli ex-ribelli del Splm sospendono la partecipazione al governo, le parti si riarmano
Gli ex-ribelli del Sudan People's Liberation Movement hanno deciso ieri di sospendere la partecipazione al governo sudanese, sollevando
preoccupanti interrogativi sul processo di pace: il Splm ha deciso di richiamare i 18 ministri presenti nel governo di unità nazionale,
per protesta contro la mancata applicazione del trattato di pace, siglato due
anni fa, che permise la fine di una guerra durata 20 anni e costata la vita a
due milioni di persone.

Le avvisaglie sul pessimo stato di salute del processo di pace erano arrivate
pochi giorni fa da Andrew Natsios, l'inviato statunitense in visita in Sudan.
Il quale aveva definito “avvelenate” le relazioni tra i dirigenti del nord e quelli
del sud. Ieri, la decisione del
Splm ha ufficializzato una situazione già da tempo denunciata come insostenibile.
Gli ex-ribelli, che ora rappresentano le popolazioni meridionali del Sudan, lamentano
la mancata demarcazione dei confini tra il nord e il sud, il ritardo nel pagamento
delle quote derivanti dallo sfruttamento petrolifero (diviso a metà tra le due
parti) e la non definizione dello status del territorio di Abyei, ricco di risorse
petrolifere e ancora conteso. Proprio ad Abyei, la tensione tra nord e sud Sudan
è palpabile, con l'esercito sudanese e gli uomini del
Spla (l'ala militare del
Splm) che non hanno rispettato l'impegno di ritirarsi dalla regione, stabilito dal
trattato di pace. Anzi, il riarmo dei due contendenti e l'ammassamento di truppe
fanno pensare a una resa dei conti sempre più vicina. "L'accordo di pace prevedeva
che le parti rispettassero la decisione di una commissione indipendente sulla
demarcazione dei confini di Abyei - riferisce a
PeaceReporter Ezekiel Lol Gatkuoth, rappresentante del Splm a Washington - ma il partito del
presidente Bashir,
il
National Congress Party, si è rimangiato successivamente la parola".
Il National Congress Party, che domina la scena politica a Khartoum e rappresenta l'elite araba al potere,
in una conferenza stampa notturna ha accusato alcuni membri del Splm di voler far deragliare il processo di pace per fini personali. Nei mesi scorsi,
il Ncp aveva comunque respinto le proteste del Splm, accusando i suoi leader di incompetenza e di non riuscire a investire in progetti
di sviluppo i soldi provenienti dal governo di Khartoum.
La comunità internazionale, distratta dai prossimi colloqui di pace per il Darfur,
non si è interessata del deterioramento dei rapporti tra nord e sud, limitandosi
a lanciare isolati gridi di allarme per bocca di alcuni diplomatici. "Ma se non
verrà risolta la questione tra nord e sud - continua Gatkuoth - sarà impossibile
risolvere quella del Darfur. Nel sud, il Ncp continua a sostenere le milizie che impiegava durante la guerra civile (e che
non sono mai state disarmate, ndr) e finchè queste questioni non verranno affrontare
seriamente noi non torneremo al governo".
Secondo il
calendario del processo di transizione, nel 2009 si dovrebbero tenere le elezioni
generali e nel 2011 il sud Sudan avrà la possibilità di diventare indipendente
tramite un referendum. Nella speranza che le parti non vogliano regolare la questione
prima, con le cattive.
Matteo Fagotto