11/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Alvaro Uribe si scatena contro la Corte Suprema di Giustizia
scritto per noi da
Simone Bruno
 
L’ira presidenziale è esplosa inarrestabile! Livido in volto, voce didattica, fermo, inamovibile. Questo il presidente Uribe che per 13 ore ininterrotte è apparso su ogni canale televisivo, ha partecipato ad ogni programma radiofonico di politica e ha dato numerose conferenza stampa giustificando la più seria crisi istituzionale che il paese ricordi.
 
Paramilitare delle AucNiente di tutto questo. “Lavorare, lavorare, lavorare” è il suo motto e ieri si è visto che il presidente fa sul serio. Certo si potrebbe opinare che non stava lavorando come mandatario Colombiano, anzi sembrava forse di più un addetto alle pubbliche relazioni, eppure nessuno potrà mai negare tanta dedizione. Ma come non giustificare la sua rabbia esplosa così all’improvviso? Cosa è che ha spinto il presidente fino a questo punto? Si potrebbe pensare che guidare una coalizione politica cui 37 parlamentari sono finiti sotto giudizio e 14 addirittura in carcere, nell’ambito dello scandalo della Para-politica, per crimini come la creazione o il favoreggiamento a gruppi paramilitari, l’omicidio, e la corruzione, sia una causa giusta. Eppure non è questo ad aver risvegliato la furia presidenziale. Forse il fatto che il cugino del presidente, Mario Uribe, colui il quale ha seguito passo passo, la ascendente carriera politica di Alvaro, nonché presidente del primo partito della coalizione, sia tra gli indagati? Niente affatto, il presidente ha superato questo duro colpo con eleganza. Allora, forse, il click nella testa presidenziale è avvenuto dopo l’ennesimo scandalo che ha coinvolto l’esercito? Ossia la scoperta che interi battaglioni erano al soldo del Cartello di Narcotrafficanti del Valle? O che guerriglieri di importanza media avevano con loro i piani militari più segreti del più potente esercito Sud Americano? Proprio quei piani studiati per catturarli? No, neppure questa è stata la causa. Come no lo è stato l’articolo del NYT che denigra il paese e gli enormi sforzi che il presidente dice di aver fatto a favore del rispetto dei diritti umani. Il giornale più seguito negli Stati Uniti invita i congressisti a votare tutti gli accordi di libero commercio sul tavolo tranne appunto quello con la Colombia. Fino a quando in quel paese non ci sia certezza della pena per assassini paramilitari e fiancheggiatori politici. E questo trattato è alla base del piano economico del governo.
E neppure il processo di pace arenato con i Pramilitari, le intercettazioni delle comunicazioni di questi o dei politici dal carcere che dimostrano come tutti continuino con le loro attività (siano queste assassinati, politica o narcotraffico) o le minacce a 9000 dei candidati per prossime amministrative, di cui uno assassinato. No. Nulla di tutto ciò.
 
Paramilitare delle AucManu paramilitare. A far uscire il presidente Uribe dai gangheri è stato qualcosa di molto più grave. Il paramilitare Tasmania ha scritto una lettera al presidente nel quali gli ha reso noto che alcuni giudici della Corte Suprema lo vogliono incastrare e per di più per un omicidio mai avvenuto. Omicidio di un tal René, paramilitare anche lui ed ex capo di Tasmania. Cotale rivelazione e da una fonte come Tasmania, pregiudicato paramilitare agli arresti, non poteva passare inavvertita. Poi, se si pensa che è proprio la Corte Suprema di Giustizia che sta scavando e indagando sulla Para-politica, dato che in Colombia i parlamentari possono essere giudicato solo dal più alto organo giudiziario, allora il risveglio dell’Uribe furioso si spiega ancora di più. Ma non è tutto. L’ affidabile Tasmania ha raccontato che è stato proprio il magistrato Velásquez, stella delle indagini sui Para-politici, tra cui Mario Uribe, a cercare di corromperlo, offrendogli numerosi vantaggi se avesse incastrato il presidente. A quel punto il presidente ha deciso che era troppo. È sceso nell’ arena pubblica e ha denunciato questi fatti scandalosi pubblicamente.
 
Alvaro UribeLo scontro di treni. Così gli analisti Colombiani hanno soprannominato questo violento impatto tra i più alti poteri giudiziari ed esecuti Colombiani. C’è parla di crisi della Democrazia.
Chi si preoccupa delle ripercussioni internazionali, i giudici minacciano dimissioni di gruppo, El Tiempo accusa il presidente di voler distogliere l’opinione pubblica da quanto sopra, Human Right Watch parla di ingerenza del presidente nel campo giudiziale e si dichiara preoccupata per l’ indipendenza dei giudici e per la democrazia Colombiana.
Ma se tutto questo è vero, è anche vero che l’Uribe furioso non poteva certo sorvolare sopra fatti della gravità di quelli raccontati dall’ affidabile Tasmania. Ben venga una crisi democratica se servirà  per fare luce su avvenimenti tanto spaventosi.
Parole chiave: uribe, colombia, guerra
Categoria: Politica
Luogo: Colombia
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