scritto per noi da
Simone Bruno
L’ira presidenziale è esplosa inarrestabile! Livido in volto, voce didattica,
fermo, inamovibile. Questo il presidente Uribe che per 13 ore ininterrotte è apparso
su ogni canale televisivo, ha partecipato ad ogni programma radiofonico di politica
e ha dato numerose conferenza stampa giustificando la più seria crisi istituzionale
che il paese ricordi.
Niente di tutto questo. “Lavorare, lavorare, lavorare” è il suo motto e ieri si è visto che il presidente
fa sul serio. Certo si potrebbe opinare che non stava lavorando come mandatario
Colombiano, anzi sembrava forse di più un addetto alle pubbliche relazioni, eppure
nessuno potrà mai negare tanta dedizione.
Ma come non giustificare la sua rabbia esplosa così all’improvviso? Cosa è che
ha spinto il presidente fino a questo punto?
Si potrebbe pensare che guidare una coalizione politica cui 37 parlamentari sono
finiti sotto giudizio e 14 addirittura in carcere, nell’ambito dello scandalo
della Para-politica, per crimini come la creazione o il favoreggiamento a gruppi
paramilitari, l’omicidio, e la corruzione, sia una causa giusta.
Eppure non è questo ad aver risvegliato la furia presidenziale.
Forse il fatto che il cugino del presidente, Mario Uribe, colui il quale ha seguito
passo passo, la ascendente carriera politica di Alvaro, nonché presidente del
primo partito della coalizione, sia tra gli indagati?
Niente affatto, il presidente ha superato questo duro colpo con eleganza.
Allora, forse, il click nella testa presidenziale è avvenuto dopo l’ennesimo
scandalo che ha coinvolto l’esercito? Ossia la scoperta che interi battaglioni
erano al soldo del Cartello di Narcotrafficanti del Valle? O che guerriglieri
di importanza media avevano con loro i piani militari più segreti del più potente
esercito Sud Americano? Proprio quei piani studiati per catturarli?
No, neppure questa è stata la causa. Come no lo è stato l’articolo del NYT che
denigra il paese e gli enormi sforzi che il presidente dice di aver fatto a favore
del rispetto dei diritti umani. Il giornale più seguito negli Stati Uniti invita
i congressisti a votare tutti gli accordi di libero commercio sul tavolo tranne
appunto quello con la Colombia. Fino a quando in quel paese non ci sia certezza
della pena per assassini paramilitari e fiancheggiatori politici. E questo trattato
è alla base del piano economico del governo.
E neppure il processo di pace arenato con i Pramilitari, le intercettazioni delle
comunicazioni di questi o dei politici dal carcere che dimostrano come tutti continuino
con le loro attività (siano queste assassinati, politica o narcotraffico) o le
minacce a 9000 dei candidati per prossime amministrative, di cui uno assassinato.
No. Nulla di tutto ciò.
Manu paramilitare. A far uscire il presidente Uribe dai gangheri è stato qualcosa di molto più
grave.
Il paramilitare Tasmania ha scritto una lettera al presidente nel quali gli ha
reso noto che alcuni giudici della Corte Suprema lo vogliono incastrare e per
di più per un omicidio mai avvenuto. Omicidio di un tal René, paramilitare anche
lui ed ex capo di Tasmania.
Cotale rivelazione e da una fonte come Tasmania, pregiudicato paramilitare agli
arresti, non poteva passare inavvertita.
Poi, se si pensa che è proprio la Corte Suprema di Giustizia che sta scavando
e indagando sulla Para-politica, dato che in Colombia i parlamentari possono essere
giudicato solo dal più alto organo giudiziario, allora il risveglio dell’Uribe
furioso si spiega ancora di più.
Ma non è tutto. L’ affidabile Tasmania ha raccontato che è stato proprio il magistrato
Velásquez, stella delle indagini sui Para-politici, tra cui Mario Uribe, a cercare
di corromperlo, offrendogli numerosi vantaggi se avesse incastrato il presidente.
A quel punto il presidente ha deciso che era troppo.
È sceso nell’ arena pubblica e ha denunciato questi fatti scandalosi pubblicamente.
Lo scontro di treni. Così gli analisti Colombiani hanno soprannominato questo
violento impatto tra i più alti poteri giudiziari ed esecuti Colombiani. C’è parla
di crisi della Democrazia.
Chi si preoccupa delle ripercussioni internazionali,
i giudici minacciano dimissioni di gruppo, El Tiempo accusa il presidente di voler
distogliere l’opinione pubblica da quanto sopra, Human Right Watch parla di ingerenza
del presidente nel campo giudiziale e si dichiara preoccupata per l’ indipendenza
dei giudici e per la democrazia Colombiana.
Ma se tutto questo è vero, è anche vero che l’Uribe furioso non poteva certo
sorvolare sopra fatti della gravità di quelli raccontati dall’ affidabile Tasmania.
Ben venga una crisi democratica se servirà per fare luce su avvenimenti tanto spaventosi.