Se vanno a visitare il luogo in cui ci hanno massacrati,
potrebbero non uscirne vivi”. Con questa laconica dichiarazione Kuaima
Riruako, grande capo degli Herero, ha liquidato la visita in Namibia di
11 membri della famiglia Von Trotha, discendenti indiretti del generale
prussiano che dal 1904 guidò le truppe tedesche contro i nativi. Una
minaccia presa molto sul serio dal governo locale, che ha assegnato
loro una scorta di polizia per tutta la permanenza nel Paese. La visita
dei Von Trotha, organizzata dal capo supremo Alfons Maharero, bisnipote
del condottiero che guidò la rivolta anticoloniale e rimase ucciso in
battaglia, era stata concepita come gesto di riconciliazione verso il
popolo namibiano, con pubbliche scuse per uno dei più crudeli episodi
del colonialismo.
La pianificazione della strage. Lothar Von Trotha fu la figura chiave nel dramma degli Herero perchè
sotto il suo comando l'esercito cominciò lo sterminio sistematico dei
nativi. "Nei primi anni di dominio tedesco in Africa Sudoccidentale,
oggi Namibia – spiega Gerhard Seyfried, autore del romanzo storico
“Herero”, ambientato in quel periodo – i soldati erano solo
1.500, con funzioni di polizia. Quando scoppiò la rivolta degli Herero
tentarono di reprimerla senza troppe vittime, per non intaccare la
riserva di manodopera. Fu solo nel 1904, con l'arrivo dei rinforzi, 14
mila soldati guidati appunto da Von Trotha, che cominciò la politica di
cancellazione totale ". Quest'ultimo fatto, secondo lo storico
Andrew Zimmerman, farebbe dello sterminio degli Herero una sorta di
prova generale della Shoah, il primo passo dell'"antiumanesimo
tedesco". "In realtà - precisa Seyfried - la vicenda namibiana è
più simile a quella dei pellerossa. I coloni si insediarono nelle aree
più fertili e ricche d'acqua, sottraendo sempre più terre ai nativi e
minandone alla base il sistema tradizionale di sostentamento". Gli
Herero erano infatti allevatori, quindi bisognosi di pascoli: "Il
bestiame è un elemento cardine della società herero - spiega Martin
Baer, che sul massacro ha girato il documentario “Weisse Geister” - ne
determina status e rapporti. Con la sottrazione delle terre mgliori da
parte dei coloni le mandrie furono decimate da scarsità di foraggio e
peste bovina, e la gente fu spinta dalla fame a ribellarsi
all’occupazione".
Memoria storica. La repressione di quella rivolta è stata definita da un rapporto Onu
del 1985 “uno dei primi tentativi di genocidio della storia”, ma il suo
riconoscimento come tale resta controverso soprattutto in Germania:
“Gli storici tedeschi non sono propensi ad attribuire altre colpe al
nostro Paese – spiega Heiko Wegmann, coordinatore del progetto di
documentazione 'Freiburg Postkolonial' – anche perchè la società ha
quasi rimosso la memoria della fase coloniale, e così anche la
poltica”. Per gli Herero, invece, la memoria è fondamentale: “Non c’è
Herero che non sappia la storia del massacro – dice ancora Martin Baer
– celebrata con rievocazioni e tramandata con il racconto orale. Nel
periodo dell’apartheid, quando i neri non potevano andare a scuola,
erano le famiglie a trasmettere il ricordo ai più giovani”. Non c’è
però voglia di vendetta, almeno nella maggioranza della gente: “I
Namibiani mi hanno detto di non ritenere i tedeschi di oggi colpevoli,
ma di volere solo che siano consci del male che è stato fatto e delle
responsabilità storiche che comporta”. Fanno eccezione un gruppo di
irriducibili, guidati proprio dal capo Riruako, che chiedono allo Stato
tedesco 4 miliardi di dollari di risarcimento: “Una diatriba meramente
politica – conclude Baer – per i Namibiani sarebbe molto più importante
una riforma agraria che ridistribuisca le terre, in gran parte ancora
in mano agli eredi dei coloni”.