11/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ankara pronta a invadere l'Iraq per stroncare la resistenza curda
Per chi crede nello scenario più infausto, nel conflitto a bassa intensità in atto al confine tra Turchia e Kurdistan iracheno, il probabile preludio alla grande offensiva annunciata da Ankara si è verificato ieri, con pesanti bombardamenti di presunte roccaforti del Pkk, il Partito curdo dei lavoratori. Mentre si intensificano le schermaglie tra l'esercito turco e gli indipendentisti curdi, i riflettori della comunità internazionale attendono con apprensione la risoluzione che il governo presenterà al Parlamento lunedì. Se verrà approvata, i militari avranno carta bianca per lanciare un attacco definito 'storico', oltrepassando con mezzi blindati e decine di migliaia di uomini il confine con l'Iraq per schiacciare con pugno di ferro la ribellione curda.
 
Carri armati verso il confineRitorsioni. Una minaccia che rappresenta la risposta all''oltraggio' di Sirnak, dove 13 soldati sono morti in un'imboscata tesa da presunti membri del Pkk il 7 ottobre scorso, e una probabile ripicca contro una mozione della commissione Esteri della Camera Usa che definisce "genocidio" il massacro degli armeni da parte dell'Impero Ottomano durante la Prima guerra mondiale. La reazione di condanna di Ankara è venuta direttamente dal presidente Abdullah Gul, che ha definito 'inaccettabile' il documento e messo in guardia sul possibile deterioramento dei rapporti Turchia-Usa. "L'approvazione di questo documento è stato un gesto irresponsabile che, in un momento particolarmente sensibile, renderà ancora più difficili le relazioni con un amico e alleato e una partnership strategica coltivata per generazioni", recita una nota diramata dal ministero delgli Esteri turco. "E' inaccettabile - conclude la nota - che la nazione turca sia accusata di qualcosa che non è mai accaduto nella storia".
 
Il presidente turco Abdullah GulSnodo strategico. Anche il presidente Usa George W. Bush, aveva intimato alla commissione di non presentare la simbolica condanna dell'operato dei turchi. La mozione è stata approvata ieri sera con 27 voti contro 21, e nei prossimi giorni passerà al vaglio della Camera. La risoluzione, che chiede a Bush di utilizzare la parola 'genocidio' in occasione del discorso alla nazione del prossimo aprile, è il frutto delle pressioni del deputato californiano Adam Schiff, il cui distretto è a grande maggioranza armeno. La mossa della Commissione Esteri ha surriscaldato i rapporti tra i due Paesi, già tesi per divergenze sulla gestione della questione curda. La Turchia costituisce uno snodo e un cardine logistico fondamentali per la guerra americana all'Iraq. Il 70 percento dei trasporti cargo aerei diretti nel Paese mediorientale transitano infatti dalla Turchia. Se il Parlamento turco darà l'ok all'intervento, l'accesso a strade e aeroporti potrebbe essere messo a repentaglio. Prima del voto di lunedì, è più che mai elevato il rischio di nuovi attentati da parte di membri del Pkk.

Funerali dei 13 soldati morti a SirnakIl monito europeo. L'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue, Javier Solana, ha messo in guardia la Turchia contro ogni possibile incursione militare nel nord dell'Iraq. "Ogni possibilità di complicare ancora di più la situazione di sicurezza in Iraq non dovrebbe essere accolta positivamente: è questo il messaggio che mandiamo ai nostri amici turchi", ha detto Solana, in un breve incontro con i giornalisti a Bruxelles. Il monito della Ue si aggiunge a quello della Casa Bianca che, dopo l'attentato di Sirnak e la possibile reazione turca, ha detto di ritenere che il nord dell'Iraq "non sia il luogo adatto in questo momento" per mandarci truppe turche. Unione Europea e Stati Uniti dovranno tenere il fiato sospeso almeno fino a lunedì sera.

Luca Galassi

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