10/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nonostante voci su una possibile tregua, nell'est del Congo continuano gli scontri
Se qualcuno aveva ancora fiducia nel processo di pace nell'est della Repubblica Democratica del Congo, gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno fugato ogni speranza. Da sabato scorso, l'esercito congolese e i circa 5.000 uomini del generale dissidente Laurent Nkunda sono di nuovo in guerra. La tregua, raggiunta un mese fa grazie alla mediazione della Monuc (la missione Onu nel Paese), è già lettera morta, nonostante il leader dei dissidenti abbia fatto un'apertura nei confronti del governo nelle ultime ore. Gli scontri hanno costretto alla fuga mezzo milione di persone dallo scorso dicembre.

Laurent NkundaSecondo l'emittente congolese Radio Okapi, nella sola giornata di martedì, i morti provocati dai combattimenti sarebbero 85 tra gli uomini di Nkunda e 16 tra i soldati. Non si hanno, invece, notizie di vittime civili. Le Forze Armate congolesi starebbero guadagnando terreno sugli insorti, dopo aver conquistato le località di Karuba e Muremure, a circa 40 km a sud-est della città di Goma. Inoltre, l'esercito avrebbe conquistato anche Ngingo, Kisisi e Nyange, teatro di scontri dallo scorso sabato. Per il momento “l'offensiva attiva”, lanciata da Nkunda lo scorso lunedì, non sembra aver portato risultati. La situazione umanitaria, intanto, peggiora di giorno in giorno e, a causa dei problemi di sicurezza, le organizzazioni internazionali non riescono a garantire un'assistenza capillare ai centinaia di migliaia di civili in fuga .
Tanto più che riportare al tavolo delle trattative le due parti non è impresa facile: dopo la fine della tregua, dovuta secondo Nkunda ai continui attacchi delle forze congolesi, il governo ha reso noto di non voler più trattare con il generale dissidente, salvo fare marcia indietro oggi. Dopo la perdita della città chiave di Karuba, infatti, Nkunda si è detto disposto a ritirare i propri uomini e a riprendere il programma di integrazione dei proprio uomini nell'esercito. Che l'apertura possa concretizzarsi in un nuovo accordo è tutto da vedere. Intanto, l'esercito ha imposto a Nkunda di cessare le ostilità entro il 15 ottobre.

Una famiglia di sfollati nel nord KivuInsorti ed esercito si accusano a vicenda di atrocità nei confronti dei civili, atrocità che comprendono esecuzioni sommarie, saccheggi e distruzioni di villaggi, mentre gli uomini della Monuc, 17.000 per tutto il Congo, non riescono a controllare l'intera regione del Kivu.
Le accuse reciproche riguardano anche il sostegno esterno ai belligeranti: mentre Nkunda accusa l'esercito di essere in combutta con le Forces Democratiques de Liberation du Rwanda, eredi delle milizie Hutu rifugiatesi nell'est del Congo alla fine del genocidio Tutsi del 1994, il governo ritiene che a sostenere Nkunda siano le autorità ruandesi, nel cui esercito Nkunda ha combattuto negli anni precedenti la guerra in Congo.

Uomini del generale NkundaLe frizioni tra l'esercito e Nkunda, il quale si è eretto a difensore delle popolazioni Tutsi congolesi nei confronti delle milizie Hutu, stanziatesi nel Paese 13 anni fa, risalgono al 2004. In quell'anno, gli insorti infersero un pesante scacco all'esercito e ai peacekeepers dell'Onu, occupando la città di Bukavu per alcuni giorni. Non che, negli anni successivi, le prestazioni dell'esercito siano migliorate, anzi. Gli uomini di Nkunda hanno più volte sconfitto i contingenti delle Forze Armate, anche se le vittorie non sono arrivate senza un costo: sulla testa di Nkunda pende infatti un mandato di cattura internazionale per crimini contro l'umanità.
A quattro anni dalla fine ufficiale della guerra in Congo, che ha provocato 4 milioni di vittime, l'est del Paese rimane ancora terra di nessuno: il programma di disarmo non ha impedito ad alcune formazioni armate di rimanere attive, mentre la presenza dello stato è impalpabile. La guerra, invece, è sempre viva e vegeta. 

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità