10/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un leader dell'opposizione ucciso. A. S. Suu Kii rigetta ogni ricatto, mentre i satelliti mostrano prove contro i generali
di gianluca Ursini
 
La Lega Nazionale per la Democrazia rifiuta di sottostare ai diktat della Giunta dittatoriale. E intanto patisce la perdita di uno dei suoi leader, morto ieri per le conseguenze delle torture inflittegli nel carcere di Sagaing.
Win Shwe era il collegamento tra i dissidenti all’estero e la rete dell’opposizione in patria, come confermato a PeaceReporter da un organo di stampa dei dissidenti birmani in esilio. Era sotto arresto fin dal 26 settembre quando iniziò la brutale repressione dei generali. Secondo i redattori di Democratic Voice of Burma “potrebbe essere morto per la brutalità dei suoi carcerieri” parecchi giorni fa, ma i militari avrebbero deciso di darne la notizia solo oggi.
 
una tribù Shan paretcipa alle dimostrazioni anti regime“Non decidete voi” Proprio ieri l’opposizione democratica vicina alla pasionaria Aung San Suu Kii aveva rigettato la proposta di iniziare un dialogo con i generali, ma solo alle condizioni imposte da loro: ritirare l’appoggio del suo partito ad un accordo internazionale che arrivi a imporre sanzioni commerciali al regime militare e ai suoi componenti. “Il successo del dialogo è basato sula sincerità e sullo spirito del ricevere e del dare” ha dichiarato Suu Kii, aggiungendo che “è fondamentale avere voglia di dialogare, e non di imporre precondizione”. Suu Kii non può più avere diretti contatti con i dirigenti deel suo partito dal 2004, quando le è stato ulteriormente irrigidito il regime di arresti domiciliari nel quale si trovata in 12 degli ultimi 18 anni.
 
immagini satellitariSiete sott’occhio “Vogliamo mandare un messaggio alla Giunta: i vostri crimini non resteranno impuniti: vi osserviamo dall’alto”, ha detto il leader della Burma Campaign Usa, Ong pro democrazia in Myanmar, Aung Din, presentando i risultati incrociati di 70 diversi rilevamenti satellitari sul territorio birmano, che indicano campagne di deportazione di massa attuate di recente dal regime nei confronti delle popolazioni ribelli Karen e Shan, nell’Est del paese al confine con la Thailandia. Circa 31 violazioni dei diritti umani sono state accertate: 18 villaggi scomparsi nell’ultimo anno agli Shan: introvabili dai satelliti sui siti dove erano stati fondati, mentre i rapporti di associazioni umanitarie come Human Rights Watch sulla distruzione di villaggi Karen non hanno trovato conferma dalle immagini dall’alto.
 
 
 
i satelliti puntati sui villaggi KarenDeportazioni e distruzioni E’ stato invece dimostrato come i militari costringano alcuni Karen ad abbandonare i loro abitati per trasferirsi a ridosso di caserme create all’occasione, di modo da poterli tenere sott’occhio con più facilità. “Visto che il regime ha isolato Myanmar dal resto del mondo, queste immagini sono le uniche prove che abbiamo dei metodi brutali che usano per reprimere il dissenso interno” ha spiegato Lars Bromley della Aaas (American association for Advancement of Science, Associazione americana per l’avanzamento della scienza) la Ong che ha portato avanti il lavoro scientifico. Aaas ha avuto i fondi per queste ricerche dalla McArthur Foundation e dalla Open Society institute, fondata dal multimiliardario George Soros. Ha già scovato prove di campagne di pulizia etnica e brutalità dittatoriale in Darfur e Zimbabwe con i rilevamenti satellitari.
 

Gianluca Ursini

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