10/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'accordo tra il governo e il clan Hawiye riuscirà a porre fine alle violenze?
Dopo mesi di incomprensioni, tensioni e accuse reciproche, tra il governo somalo e il clan Hawiye scoppia la pace: il premier Mohammed Gedi ha raggiunto lunedì un accordo con gli anziani del clan più potente di Mogadiscio, responsabile di parte degli attacchi contro le forze di sicurezza somalo-etiopi che controllano la città. Un accordo che, come riferisce una fonte locale a PeaceReporter, potrebbe essere giunto troppo tardi, proprio mentre l'opposizione politica e militare, riunitasi lo scorso mese sotto un unico ombrello, ha cominciato le operazioni militari nel sud del Paese.

Il premier Mohamed Gedi (il secondo da sinistra) con i leader del clan HawiyeLa tregua è stata presentata dal governo di transizione come una pietra miliare nel processo di riconciliazione. Signori di Mogadiscio fino all'arrivo in città, lo scorso dicembre, delle autorità somale scortate dalle truppe etiopi, gli Hawiye sono sempre stati tra i principali oppositori del governo: nei primi mesi del 2007 sono stati al centro della resistenza armata nei confronti delle forze etiopi, viste come truppe di occupazione. Ma ora, dopo settimane di intense trattative, la diplomazia sembra aver avuto la meglio: non a caso, per 48 ore e fino a mercoledì mattina, le strade di Mogadiscio sono state più tranquille del solito.
L'accordo, più una dichiarazione di intenti che un piano preciso per fermare la violenza, dovrebbe essere un'ottima notizia per una città che, secondo le cifre Onu, dallo scorso giugno ha visto fuggire 65.000 persone, 11.000 delle quali solo a settembre. Peccato che la tregua sia arrivata troppo tardi: la forza degli Hawiye non è più quella di alcuni mesi fa.

Le operazioni di sicurezza lanciate nei primi mesi dell'anno dall'esercito hanno infatti ridotto di molto la forza delle milizie claniche. “La vera resistenza armata è condotta dagli islamisti, divisi tra moderati ed estremisti, nessuno dei quali riconosce l'autorità dei clan – riferisce a PeaceReporter una fonte locale, che preferisce rimanere anonima per questioni di sicurezza –. Un accordo del genere sarebbe stato di tutt'altro peso qualche mese fa, ma le aperture di alcuni leader Hawiye a quel tempo non furono accolte dal governo, che preferì la linea dura. Ora, i clan non hanno niente in mano”.
Il riavvicinamento agli Hawiye sembra essere una mossa più che altro politica del premier Gedi, ai ferri corti con il presidente Abdullahi Yusuf. Ma mentre quest'ultimo è sostenuto dal clan Darod, Gedi deve ancora costruirsi una base di potere per poter fare da contraltare al suo rivale. Vista da questa prospettiva, l'accordo con gli Hawiye ha un suo significato.

Un poliziotto somaloSe la violenza a Mogadiscio è leggermente calata nonostante gli scontri quotidiani, nel sud del Paese cresce l'instabilità. Secondo fonti locali contattate da PeaceReporter, l'ala militare dell'Alliance for the Liberation of Somalia (Als), ha testato per la prima volta le sue forze occupando per alcune ore, come atto dimostrativo, una città nel sud del Paese. Dopo aver ammonito la popolazione locale a non collaborare con le forze governative, i ribelli si sarebbero ritirati.
Nata lo scorso mese ad Asmara, in Eritrea, l'Asl è decisa a scacciare dalla Somalia le truppe etiopi, responsabili lo scorso dicembre della fuga delle Corti islamiche da Mogadiscio. Un calderone che raggruppa le Corti islamiche, i membri della diaspora e l'opposizione politica, l'Asl sembra comunque un'organizzazione più coerente del governo di transizione. Almeno fino a quando avrà un “nemico comune” contro cui combattere.

Matteo Fagotto

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