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Exit strategy. Dopo
l'attacco Binns ha parlato di una semplice coincidenza rispetto al
discorso di Brown, e ha confermato che la situazione nella città
meridionale del paese è abbastanza tranquilla da essere
lasciata nelle mani dell'esercito iracheno. “Quando Bassora sarà
affidata agli iracheni -ha spiegato- le truppe britanniche dovranno
proteggere sé stesse nella base e le nostre linee di
comunicazione”. I soldati della regina avranno anche il compito di
interrompere le linee di rifornimento di armi dall'Iran verso le
milizie attive nel sud del paese e fermare il contrabbando di
petrolio, con cui si finanziano. Il contingente britannico conta
attualmente 5500 uomini, ma punta a ridurli a 4500 prima di Natale e
ulteriormente fino a 2500 a partire dalla prossima primavera. Ora
nelle provincie del sud sono stati schierati 13mila soldati iracheni,
che dovranno mantenere l'ordine.
Sciiti contro.
Negli ultimi mesi non ci sono stati attacchi contro i municipi o le
basi della polizia, ma questo non significa che la situazione sia
sotto controllo. Il vero problema di Bassora sono le milizie. Le
forze di sicurezza non sono state in grado di impedire che le fazioni
si attaccassero tra loro, come alla fine di agosto, quando due
politici sciiti sono stati uccisi dai miliziani rivali. Secondo
l'università di Bassora, le bande armate attive in Iraq sono
144 e possono contare su 250 mila uomini. Nella città
meridionale le più attive sono quelle sciite: quelle del
partito Dawa, che fa riferimento al premier al Maliki, le Brigate
Badr, affiliate con Abdul Aziz al Hakim del Supreme Islamic Iraqi
Council (Siic ), l'Esercito del Mahdi di Moqtada Sadr, il partito
Fadhila di Mohammad al Yacoubi e l'Hezbollah iracheno. Tuttavia, come
spiega Abdul Hadi, un ufficiale dell'esercito iracheno a Bassora, “le
milizie più pericolose sono la polizia e le forze di
sicurezza, che sono bene armate e operano nel nome della legge”.
Analisi condivisa anche dal capo della polizia locale, Abdul Jalil
Khalaf, che conferma l'alto livello di infiltrazione delle milizie
nelle forze di sicurezza: “Una situazione molto pericolosa perché
ogni fazione pensa di rappresentare la legge e ogni elemento si
considera una specie di eroe nazionale”. Alomeno la rivalità
tra il Siic e il partito di Moqtada Sadr potrebbe essere mitigata da
un invito congiunto a fermare le ostilità, che i leader delle
due fazioni hanno firmato domenica scorsa.
Aspetta
e vedrai. La scelta di Brown di
ritirare il grosso del contingente britannico, che al tempo
dell'invasione del paese contava 46 mila uomini, ha lasciato tiepidi
sia i sostenitori del ritiro completo dalla guerra in Iraq che gli
alleati statunitensi. Questi ultimi, in particolare, temono che
l'assenza delle truppe britanniche pregiudichi la sicurezza degli
impianti petroliferi della città, da cui viene estratto l'80
percento della produzione nazionale, e delle vie di comunicazione,
che attraverso il porto di Bassora garantiscono le esportazioni di
greggio nel mondo. Gli statunitensi temono che la distruzione delle
infrastrutture petrolifere e viabilistiche possa pregiudicare i
futuri investimenti nella provincia. Ma il petrolio è anche la
ragione dei conflitti tra le fazioni, che si attaccano tra loro,
prendono di mira le istallazioni petrolifere, contabbandano armi e
petrolio. Il comandante dell'esercito Usa in Iraq, generale Petraeus,
commentando il ritiro britannico ha dichiarato che l'approccio degli
Usa al problema Bassora è: ”Aspetta e vedrai. Ci aspettiamo
che la situazione di Bassora venga risolta dagli iracheni”. Naoki Tomasini