09/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Almeno 195 morti, 150 talebani e 45 soldati pachistani; altri 15 ancora in mano ai ribelli. Il Waziristan sfugge al controllo del neorieletto Musharraf
di gianluca Ursini
 
Centonovantacinque morti. Centinaia di famiglie in fuga. Almeno 150 talebani e circa 45 soldati uccisi nei combattimenti, più 15 militi catturati nel sud Waziristan  ancora in mano talebana. E’ il bilancio, certificato dall’esercito pachistano, degli scontri che vanno avanti da sabato nel Waziristan settentrionale, regione autonoma al confine con l’Afghanistan. Al quarto giorno di combattimenti, si dice scoppiati perché alcuni talebani avrebbero lanciato contro un convoglio regolare delle rudimentali bombe a mano, l’esercito di Islamabad ha messo in campo bombardieri leggeri e elicotteri da combattimento intorno alle città di Mir Ali e di Miranshah, la seconda più importante e il capoluogo di questa regione, in cui i capi tribali dal 2001 danno ricovero e assistenza ai capi talebani in fuga dalla ‘Guerra al terrore’ americana.
 
posto di blocco fuori Miranshah“Ci sparano addosso, scappiamo” “Le nostre case sono state rovinate dai bombardamenti, dobbiamo lasciare il villaggio e rifugiarci dai nostri familiari in altri paesi” ha detto alla tv Al Jazira il capotribù Faridullah Khan. Secondo i testimoni locali, ci sarebbero circa 50 case distrutte dagli aerei intorno Mir Ali, e in un villaggio sarebbero morti 4 civili, di cui tre donne. Malik Iqbal Khan, a capo di un’altra tribù ha detto ai giornalisti  di aver usato i megafoni delle moschee per pregare i soldati in azione di non colpire gli abitanti della zona. Il Waziristan dal 2001 sembra il rifugio di tutti i talebani, che qui troverebbero ospitalità (si crede comunemente che Osama bin Laden sia nascosto tra le montagne wazire) e si potrebbero facilmente rifornire oltreconfine, in Afganistan, di armi e di soldi. La violenza nella zona è esplosa dopo l’assalto alla Moschea Rossa di Islamabad dell’11 luglio, con scontri che hanno finora prodotto più di 300 morti nel solo Waziristan. In giugno i capitribù avevano firmato un cessate-il-fuoco con l’esercito pachistano, in cambio di una sempre maggiore autonomia nella regione.
 
truppe pachistane in WaziristanI capi: Musharraf rieletto I combattimenti sono iniziati mentre il generale Pevez Musharraf si apprestava sabato a stravincere le elezioni presidenziali per un suo terzo mandato, mentre in segno di protesta per questa decisione circa 200 parlamentari dell’opposizione islamica si dimettevano dalla carica. Ai politici è molto  vicina anche la ‘Associazione degli avvocati’ che ha tentato di impedire la candidatura del generale, argomentando che un uomo in divisa non può essere presidente. Un primo giudizio della Corte Suprema di sabato 29 settembre aveva permesso a Musharraf di candidarsi, ma ora gli avvocati-pro Islam hanno presentato ricorso contro le credenziali presentate da Musharraf; bisognerà attendere almeno il 17 ottobre per sapere se l’elezione a valanga verrà confermata o meno. Intanto, per non rimanere indietro, il presidente ha nominato il vice, che lo dovrebbe rimpiazzare nell’esercito se lui abbandonasse per andare alla presidenza: Ashfaq Pervez Kiani.
 
vicino MIranshah ieriIl generale degli spioni al comando Il generale Kiani è stato fino a poco fa a capo dell’Isi, i servizi segreti pachistani; una agenzia di intelligence accusata da più parti di aver contribuito alla diffusione del fenomeno dei talebani. Alcuni giornalisti sostengono che tuttora l’Isi ha contatti duraturi con i talebani, o che addirittura continuerebbe ad addestrare i terroristi o a dare loro danaro.
Una mossa difficile da interpretare quindi da parte di Musharraf, soprattutto alla luce di questa battaglia che infuria da 4 giorni sui monti a ridosso dell’Afghanistan, soprattutto quando il generale ha continuato di recente a declamare la propria adesione più totale alla guerra al terrorismo, ma lascia il suo posto di capo dell’esercito a un professionista la cui fama è, sì, in grande ascesa, ma che rimane pur sempre il più probabile fiancheggiatore dei talebani. Nessun capo dell’Isi infatti, era mai stato eletto prima d’ora a capo dell’esercito. E questo arriva proprio quando sta per rientrare nel Paese la maggiore contendente di Musharraf, l’ex premier Benazir Bhutto, che ha dichiarato una settimana fa: “Se mi fosse possibile, io caccerei i talebani dal Paese, bombardandoli di continuo. E se non potessi da sola, chiederei aiuto agli americani”.
 

Gianluca Ursini

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