09/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Tornano gli attentati senza preavviso di ETA. Salto di qualità per tecnica e obbiettivi
L'una e trenta minuti, calle Zamakola, nel quartiere La Peña di Bilbao. Una Megane grigia salta in aria, a bordo c'è un uomo di scorta di un consigliere comunale del partito socialista basco (PSE).
Le voci sulla morte o il ferimento grave si alternano sulle edizioni on line dei quotidiani spagnoli: alla fine, dall'ospedale la notizia che l'agente di sicurezza è rimasto ferito, con ustioni di secondo grado. È cosciente e le sue funzioni vitali non sono state pregiudicate dall'esplosione, recita il comunicato dei medici. Il consigliere comunale socialista, Juan Carlos Domingo, è in vacanza a Valencia. Forse il suo uomo di scorta stava per raggiungere un altro consigliere comunale, del Partido Popular.

Salto di qualità. Non ci sono state telefonate di avviso, come avveniva ormai da diversi anni. ETA, che il ministero degli interni spagnolo indica senza dubbi come l'autore materiale, è tornata ad azioni mirate contro le persone, e non contro strutture ( fatta eccezione per il grande attentato al terminal 4 di Barajas, dove però l'organizzazione armata aveva ammesso di non aver voluto i due morti schiacciati dalle macerie). Il cambio di strategia è la constatazione evidente del ritorno al passato, causato dallo sgretolarsi delle fondamenta del processo di dialogo. Pare di essere tornati indietro di diversi anni, quando ETA sparava e attentatava su ampia scala e il governo spagnolo concepiva solo la politica della repressione, per i militanti armati e per un ampio settore del nazionalismo indipendentista.
L'obbiettivo scelto è un paramilitare, un agente di sicurezza in forza a un esponente del partito socialista di una grande città, Bilbao. Il 24 settembre ETA aveva attaccato una caserma, con una bomba. Oggi la tecnica usata è quella più meticolosa della bomba lapa: l'ordigno viene posizionato sotto la scocca dell'automobile, che quando si mette in marcia provoca la corsa di una biglia di acciaio dentro a un piccolo tubo. La biglia, a fine corsa, attiva il detonatore, quindi l'esplosivo.

Fine della tregua. L'attentato di Bilbao non è il segnale di una tregua terminata. Per ETA il discorso si era chiuso in maggio, appena prima delle elezioni amministrative. Le rivelazioni del quotidiano basco Gara, e poi di esponenti di Batasuna all'indomani del blitz che ha incarcerato 23 esponenti della formazione indipendentista, raccontano che il governo spagnolo fece saltare il tavolo di pace di fronte ai mediatori internazionali, nonostante il 'via libera' di Batasuna. Ma, soprattutto, nonostante la dichiarazione della delegazione di ETA di accettare un percorso in cui avrebbe affermato di essere determinata ad abbandonare la lotta armata. La tregua, per ETA, finiva lì. E infatti il comunicato seguì da lì a pochi giorni. Discorso diverso per Batasuna, nonostante le strane indiscrezioni pubblicate dalla stampa spagnola e provenienti dall'ufficio del giudice Garzon. Pernando Barrena, uno dei pochi esponenti non arrestati dal giudice, ha ricordato che anche dopo il blitz contro la dirigenza del movimento la linea politica non cambia: dialogo e assenza di violenza per arrivare al diritto di autodeterminazione. Ma di queste parole non si trova eco nelle cronache. L'unico messaggio ripetuto è quello che viene dalla magistratura e che vuole dimostrare che Batasuna si stava preparando a sostenere l'azione armata. È questo messaggio che, in queste ore, viene addotto addirittura come causa dell'attentato.
Anche nelle tecniche di disinformazione, il ritorno al passato non potrà che avere effetti nefasti.

 

Angelo Miotto

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