L'incidente si è verificato stamani nella fabbrica produttrice di missili e bombe a frammentazione

E' di un morto e 15 feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni, il bilancio
dell'esplosione verificatasi stamani nell'industria bellica 'Simmel Difesa' di
Colleferro, in provincia di Roma. Le cause dell'incidente non sono ancora state
chiarite. La vittima dell'esplosione aveva 35 anni, stava lavorando a un macchinario
che serve per la lavorazione delle polveri. La fabbrica, attiva dal 1948, con
un fatturato di 80 milioni di euro all'anno, è specializzata in produzione di
munizioni e spolette di medio e grosso calibro, in particolare per i cannoni navali.
Concentra le proprie attività nella progettazione, sviluppo, produzione e vendita
di munizionamento convenzionale ed avanzato, spolette meccaniche ed elettroniche,
propellenti, esplosivi, teste missilistiche, razzi e sistemi d'arma a razzo (Firos
30) alle Forze Armate Italiane e del mondo. Ha circa 200 dipendenti negli stabilimenti
di Colleferro e Anagni, in provincia di Frosinone. Nel maggio di quest'anno, l'intero
pachetto azionario della ditta è stato ceduto al gruppo britannico Chemring.
Spolette. Da tempo l'industria di Colleferro è nel mirino di associazioni pacifiste perchè
accusata di produrre "cluster bombs", ordigni esplosivi che disseminano centinaia
di submunizioni che possono rimanere inesplose nel terreno, minacciando per anni
la popolazione. L'azienda ha però negato di produrre questi armamenti ed ha fatto
sapere di averli tolti dal proprio catalogo. Secondo quanto riportano le ricerce
condotto dal 'Coordinamento contro la guerra di Valle del Sacco e Colleferro',
tra alcuni degli armamenti più letali nel catalogo prodotti della Simmel, figurerebbero
bombe da mortaio da 81 mm, razzi 'Medusa', razzi 'Firos' contenente 77 submunizioni
e Bcr (Bomblets cargo round) da 155 mm contenente 63 submunizioni. Secondo il
Comitato, l'industria produce spolette e munizonamento per Stati come Gran Bretagna,
Kuwait, Venezuela, Messico, Corea del Sud, Turchia e Oman. Per il ministero della
Difesa italiano, la Simmel produce munizionamento per il veicolo 'Dardo', un blindato
da combattimento utilizzato in Iraq. Ma la presenza dell'azienda nella valle del
Sacco è criticata soprattutto per l'impatto ambientale delle sue produzioni.
Inquinamento ambientale? Nel 2005, la Simmel ha acquistato un macchinario per la macinazione del perclorato
di ammonio, componente chimico utilizzato come combustibile solido per razzi e
missili. Negli Stati Uniti, il composto è sotto osservazione da parte dell'ente
protezione ambientale in seguito a dati analitici rilevati dal controllo delle
acque e nei siti in cui sono presenti industrie di armamenti o poligoni di tiro.
Il perclorato può avere effetti nocivi sulla salute umana, diffondendosi nell'ambiente
attraverso l'inquinamento delle falde acquifere. Alcuni studi epidemiologici condotti
nel complesso industriale di Colleferro, dove sono presenti anche fabbriche di
produzione di Ddt, hanno evidenziato un'elevata mortalità nei lavoratori di alcune
industrie dell’area e nella popolazione residente. Altri studi condotti dall'Asl
Lazio hanno riportato un’associazione tra l’esposizione a sostanze organoclorurate
(derivati dal cloro), in particolare PCB (policlorobifenili) e DDT, ed effetti
nocivi sulla salute dell’uomo, tra cui il tumore del cervello, del pancreas, della
tiroide, e sarcomi dei tessuti molli, il morbo di Parkinson, l’alterazione dello
sviluppo nei bambini, eventi avversi della riproduzione ed asma bronchiale. Non
esistono tuttavia ricerche sulla presenza di perclorato di ammonio nelle acque
del fiume Sacco, per cui un collegamento tra la nocività delle produzioni della
Simmel e l'elevata incidenza di tumori è per ora solo ipotetico.
Luca Galassi