11/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Idir Ait Mammar, leader della Cabilia, continua a lottare contro il governo di Algeri
dal nostro inviato
Christian Elia
 
La trattativa dura poco. Non bisogna faticare molto per convincere il giovane Masin, che arrotonda facendo l'autista con la sua Toyota Celica scalcagnata, ad andare nel villaggio di Ouaderrahmane, nel comune di Ait Ouacif, alta montagna della Cabilia. Il viaggio è lungo e faticoso, ma quando spieghiamo a Masin che ci rechiamo a trovare Idir Ait Mammar gli occhi del ragazzo s'illuminano: “E' un onore per me. Vi faccio un prezzo stracciato”.
 
un bar di Ouaderrahmane, con l'immancabile ritratto del cantante lounes, simbolo della canilia - foto di stefano barazzettaL'ultimo Aarch. Dopo un lungo giro per i tornanti delle montagne di questa regione dell'Algeria, si giunge finalmente nel villaggio, ma le indicazioni per trovare la casa di Idir sono scarse, anche perchè non ha il telefono. Tocca fermarsi in una caffetteria, dove tutti gli avventori sono impegnati nella sostituzione di un palo della luce caduto in terra. “Se aspettiamo il governo di Algeri stiamo freschi, qui siamo abituati a far da soli”, spiega sorridendo il padrone del bar, rispondendo agli sguardi interrogativi dei visitatori, sovrastato da una gigantografia di Zinedine Zidane, campione francese di origini cabile. “Cercate Idir? Certo che lo conosco, è l'unico che non si è venduto”. Idir Ait Mammar è una celebrità in Cabilia. Dopo una laurea in scienze politiche e un diploma di Stato in studi internazionali, alla carriera diplomatica ha preferito restare a vivere nel suo villaggio, con un modesto impiego da maestro di scuola media, pur di continuare a combattere per la sua causa. La causa cabila, la lotta per il riconoscimento di un'identità forte, della lingua e della cultura berbera in Algeria.
Idir ha rivestito un ruolo di primo piano nel 2001, quando la rabbia dei cabili è esplosa con fragore. Il 18 aprile 2001 Massinissa Guermah, un giovane studente cabilo di At Douala, viene arrestato dalla polizia. Morirà tre giorni dopo. La versione ufficiale delle autorità parla di un “incidente”, e il giovane viene definito un delinquente. La rabbia popolare deborda al funerale, dove scoppiano incidenti tra la popolazione e la gendarmerie. E' il primo episodio di una lotta cruenta, che alla fine conterà più di cento vittime tra gli attivisti cabili. E' la cosiddetta 'primavera nera', che lascerà un segno indelebile in questa comunità e nei rapporti tesi con il governo centrale arabo, nel quale i berberi non si riconoscono fino in fondo. Durante l'insurrezione, in tutta la Cabilia, si moltiplicano i "comitati di villaggio", tradizionale forma di gestione del potere su base comuntaria. Le confederazioni delle tribù, i cosiddetti aarch, esprimono i loro delegati, e Idir è uno di loro.
 
ragazzi di Ouaderrahmane, accanto a murales che inneggiano allo studente cabilo ucciso dalla polizia nel 2001 - foto di stefano barazzettaLa causa di Idir. Uno dei più determinati. “Scusate il disordine, ma stiamo imbiancando casa”, annuncia sorridendo ricevendoci sulla soglia della sua casa. A prima vista non sembra un carismatico leader poltico. Un uomo comune, basso e stempiato, con un paio di baffetti ben curati. Ci fa accomodare in casa, al riparo dal sole cocente. Su un letto sistemato in un angolo della stanza è seduta l'anziana mamma, che ci riserva una grande sorriso. Poco dopo, accanto a lei, si accomoda un altro figlio, mentre per gli ospiti è riservato un divano rosso fuoco, unico tocco di colore in una stanza avvolta dalla penombra e arredata con morigeratezza. Di sicuro non si è arricchito con il suo ruolo.
“Il movimento è morto, ma io non mi arrendo”, esordisce Idir, interrogato sul quel che resta della sollevazione e delle rivendicazioni cabile. “Il governo, alla fine, è riuscito a comprarsi il movimento – spiega Idir, rigirandosi sul divano e gesticolando vivacemente - il codice d'onore degli aarch parlava chiaro: nessuno avrebbe accettato incarichi o si sarebbe candidato alle elezioni, né avrebbe tanto meno sostenuto un qualsiasi partito. Non è andata così, e alla fine la stragrande maggioranza si accontentata di un seggio. Adesso abbiamo costituito un gruppo informale di studio per l'autonomia regionale della Cabilia, che lavora a un documento di proposte politiche che siano realizzabili. Il programma del 2001 era molto emotivo e ambizioso, e si scontrava con la mentalità di uno stato centralista”.
 
idir e la sua famiglia - foto di stefano barazzettaQuel che resta della rivolta. Ma quale era lo spirito di quell’epoca, quale l'obiettivo che si prefiggeva? “La lotta di quegli anni aveva una dimensione nazionale, non etnica”, risponde Idir, “volevamo cambiare la mentalità di questo paese, avviare un processo davvero democratico nelle istituzioni. La rivendicazione dell'identità cabila, la nostra lingua e la nostra cultura, sono solo un passaggio verso la riforma di uno stato accentratore, che teme ogni cambiamento. I cabili, in Algeria, non sono discriminati, non è questo il punto. I giovani cabili hanno gli stessi sogni e le stesse ambizioni dei giovani algerini arabofoni: un lavoro, una casa, una famiglia. Ma ai problemi che condividono giovani cabili e arabi, per quanto riguarda noi, si somma la frustrazione dell'identità e della cultura negata. Loro hanno televisioni, radio e giornali che esprimono la loro cultura di riferimento, noi no”.
La mamma e il fratello di Idir, dopo aver riempito il basso tavolino davanti al divano di bevande e cibo, annuiscono con vigore. Il governo però ha fatto dei passi verso il riconoscimento dell'identità berbera? Ha chiuso in qualche modo i conti con la primavera nera? “Le rivendicazioni sono state tutte disattese. Sono state indennizzate le famiglie delle vittime e i feriti. Risarciti i danni materiali e sanati i debiti di coloro che avevano sostenuto l'insurrezione cessando di pagare le tasse e le bollette. Ma a livello politico è stato fatto poco o nulla”, racconta Idir. “Adesso alla lingua amazigh, la nostra lingua, è stata riconosciuta dignità di lingua nazionale, ma come 'variante regionale', e quindi tagliata fuori dal contesto culturale berbero che va oltre i confini della Cabilia e dell'Algeria stessa. Nelle scuole – continua l'attivista – non vengono nominati gli insegnati, e non si insegna il berbero. Oppure capita quello che è accaduto a una mia collega, che lo insegna da tre anni senza paga”.
 
idir durante l'intervista - foto di stefano barazzettaNon è finita. La lotta quindi non ha raggiunto i suoi obiettivi, e secondo Idir “la causa è stata l'astuzia del governo nel gestire la crisi. Quando nel 2003 ci siamo resi conto che le cose si mettevano male, abbiamo formato una Commissione che doveva occuparsi di stilare un documento politico autonomista. Il governo, preoccupato di un'evoluzione politica delle rivendicazioni, ha fatto uscire di galera tutti i cosiddetti prigionieri politici cabili. In realtà si erano venduti, e così hanno fermato il movimento”. Le idee restano però, e le specificità anche. “Continuiamo la nostra vita, con la nostra visione delle cose, differenti dagli arabi. Le faccio un esempio: i cabili, anche quando sono religiosi, hanno una visione laica della politica. In Algeria è raro che una donna non porti il velo, qui è raro il contrario”.
Il velo porta inevitabilmente il discorso sulla religione e sulla battaglia che, dopo la fine della guerra civile, continua tra il governo e gli integralisti. Che ha come teatro proprio la Cabilia, con le sue montagne e i suoi boschi, dove secondo il governo si nascondono i miliziani salafiti. L'esercito da loro la caccia, puntellando la regione di migliaia di posti di blocco e dando fuoco ai boschi nel tentativo, a loro dire, di stanare i guerriglieri.
 
una donna del villaggio cabilo di idir, vestita con l'abito tradizionale - -foto di stefano barazzettaIncendi di Stato. “Questa storia non mi convince”, attacca subito deciso Idir, “ad Algeri continuano ad agitare lo spettro dei salafiti, ma intanto bruciano le foreste dei cabili. Colpiscono la nostra più grande ricchezza, il simbolo stesso di un'identità che non hanno mai voluto accettare in pieno. E intanto, con questa scusa, militarizzano la regione. Tempo fa i miliziani giravano liberamente, parlavano con la gente”, racconta Idir, “addirittura una volta è stata organizzata una partita di calcio tra loro e alcuni ragazzi di un villaggio. Adesso nessuno li vede. Con questo non voglio e non posso dire che qui non si nasconda nessuno, ma sono convinto che tutta questa storia abbia anche degli altri obiettivi. Dopo l'ennesimo incendio siamo andati a protestare con il governatore. Sa cosa ci hanno risposto? Che siamo dei fiancheggiatori dei salafiti! Siamo nel mezzo, schiacciati tra le trame del governo e l'integralismo religioso, ma sono fiducioso. La Cabilia è sempre stata il baluardo della laicità e della libertà in questo paese. Non cederemo”.
La visita è finita, Idir ci accompagna alla porta. Tutt'attorno alla casa si vedono sui muri degli edifici le scritte inneggianti al giovane Massinissa, oppure alla Jsk, la squadra della serie A di calcio algerina, simbolo della Cabilia, o a Matoub Lounes, il cantante cabilo ucciso nel 1998. Alcuni dicono dai salafiti, altri dal governo. E mentre i boschi bruciano, la situazione è la stessa di allora, con i Cabili ancorati ai loro simboli, nel mezzo di un incendio.

Christian Elia

Articoli correlati:
08/10/2007 Nel nome di al-Qaeda: Viaggio in Cabilia, tra la popolazione schiacciata da Algeri e i barbuti
12/09/2007 Il ritorno della 'sporca guerra': Secondo un quotidiano locale, al-Qaeda in Maghreb è pronta a colpire ancora in Algeria
10/09/2007 L'ultima notte di Nabil: Un sito ricostruisce le ultime ore del kamikaze che sabato ha ucciso 28 persone in Algeria. Non aveva neanche 15 anni
08/09/2007 Ancora bombe in Algeria: Al-Qaeda sotto accusa: Una autobomba contro una caserma della Marina militare causa almeno 30 morti
06/09/2007 Attentato contro il presidente: quindici morti: Le bombe tornano a colpire. Al-Qaeda sotto accusa
31/08/2007 Boia che molla: Nel giro di due giorni, muoiono due personaggi chiave dei massacri degli anni Novanta in Marocco e Algeria
30/08/2007 Muro di fuoco: Almeno 8 morti e 21mila ettari di bosco in fumo negli incendi che squassano l'Algeria. Potrebbero aver contribuito ancvhe le operazioni dell'esercito
21/06/2007 Una vittoria berbera: Il governo algerino istituisce un'accademia per la lingua dei cabili
17/05/2007 Aspettando la tempesta: La disillusione degli algerini, in vista delle elezioni, nel racconto di uno dei tanti giovani del paese
16/05/2007 L'ennesima partita di Boutef: Elezioni legislative in Algeria, ma è sempre il presidente l'ago della bilancia del paese
14/02/2007 Salafiti, o no?: Riesplode la violenza in Algeria, dove i guerriglieri islamici sembrano aver aderito ad al-Qaeda
31/01/2007 Un nuovo fronte: Attacco dei salafiti contro l'esercito: 15 morti. Subito dopo la presunta affiliazione ad al-Qaeda
03/07/2006 Algeria, i salafiti non mollano: Nonostante l’amnistia, si continua a morire. Intervista a Karim Metref, giornalista algerino
02/03/2006 Sei mesi per arrendersi: Entra in vigore la Carta per la Pace e la Riconciliazione nazionale
02/03/2006 Arabi per forza: Bouteflika decreta la chiusura di 42 istituti privati francofoni: 'Si parlerà una sola lingua'
24/02/2006 Il prezzo del dolore: Saranno risarciti i parenti delle vittime della guerra civile
02/12/2005 Le mamme non si arrendono: Nassera Dutour, portavoce delle madri degli ‘scomparsi’ in Algeria
Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità