Luce verde per le elezioni di domani, ma le sfide per il presidente sono solo all'inizio
Il
presidente-generale Pervez Musharraf ha ottenuto un nuovo mandato
presidenziale. Ma più che in Parlamento dove, complice il boicottaggio
di parte dell'opposizione, Musharraf ha avuto gioco facile, la vera
battaglia per le presidenziali si terrà alla Corte Suprema. La quale ha
deciso di esprimersi sui ricorsi contro la candidatura di Musharraf
solo il prossimo 17 ottobre, condannando il Paese a dieci giorni di
limbo post-elettorale.Un clima molto teso in Pakistan, con il neo
eletto generale che, in visita nella regione contesa del Kashmir, la
cui parte orientale si trova in India, ha visto cadere uno dei tre
elicotteri della sua scorta, con la morte di quattro soldati. Un
portavoce del governo ha precisato che Musharraf è arrivato sano a
destinazione, mentre il suo portavoce personale si trova ferito in
ospedale. E da Islamabad rimbalzavano notizie poco confortanti.Il
decano dell'opposizione islamista ha definito le elezioni tenutesi in
Parlamento: "Una farsa per il Pakistan" e un "atto vegognoso", ha
ribadito il presidente del Muttahida Majils i Amal Ahmad Kurshid,
garantendo che il nuovo mandato del presidente generale "avrà vita
breve", in quanto nato da un atto "iuncostituzionale, illogico e
immorale".
Elezioni. A nulla sono valsi i tentativi dell'opposizione di ritardare le elezioni, presentando
ricorsi contro la sua candidatura sulla base del fatto che il presidente non potrebbe
ricoprire contemporaneamente le cariche di capo di stato e leader delle Forze
Armate. Un'anomalia retaggio del golpe che, nel 1999, portò al potere il generale,
e che Musharraf non si è preoccupato di sanare. Una scelta che gli ha permesso
di mantenere una forte influenza sull'esercito, principale base del suo potere,
o un imperdonabile errore politico? La risposta si avrà il 17 ottobre quando la
Corte Suprema, che ha ammesso con riserva la partecipazione di Musharraf alle
presidenziali, si riunirà per discutere del caso. Il verdetto è molto meno scontato
dell'esito delle elezioni, visto che negli ultimi mesi proprio la Corte Suprema
si è rivelata uno dei maggiori ostacoli alla politica dell'impopolare presidente.
Musharraf ha annunciato che, in caso di rielezione, lascerà l'esercito prima di
prestare giuramento come presidente. Una promessa già fatta nel dicembre 2004
e mai mantenuta, a cui l'opposizione non crede più.
Popolarità. La decisione della Corte ha rimandato la resa dei conti, ma ha condannato il
Pakistan a dieci giorni di limbo: la Commissione Elettorale non potrà rendere
noti i risultati ufficiale, il che potrebbe destabilizzare un Paese già in subbuglio
per gli avvenimenti degli ultimi mesi.
Prima il fallito tentativo di deporre il presidente della Corte Suprema Iftikar
Chaudry, che ha fatto scendere sul piede di guerra opposizione e giuristi; poi
l'assedio alla Moschea Rossa di Islamabad, che ha provocato più di cento morti
e infiammato i musulmani radicali, scatenando un'ondata di attentati suicidi costati
la vita a centinaia di persone; infine la recrudescenza degli scontri al confine
con l'Afghanistan, a séguito del fallimento dell'accordo di pace con i leader
tribali della zona e i recenti problemi con l'alleato statunitense, insoddisfatto
per la mancanza di risultati nella lotta ai "santuari" di al-Qaeda nell'ovest
Paese. Tutti colpi pesantissimi per la già scarsa popolarità del presidente, che
ha un disperato bisogno di segnare qualche punto a suo favore in vista delle elezioni
parlamentari del 15 novembre.
Accordi. A questo proposito cade a fagiolo l'accordo con l'ex-premier Benazir Bhutto,
in esilio autoimposto da otto anni. In trattative da mesi, Musharraf e la Bhutto
hanno concordato un'amnistia politica per permettere alla ex-premier di rientrare
nel Paese, dopo aver visto stralciate le accuse di corruzione che pendevano sulla
sua testa (non è andata altrettanto bene all'altro ex-premier, Newaz Sharif, anch'egli
accusato di corruzione, espulso poche ore dopo essere tornato dall'esilio lo scorso
settembre). Da parte sua, il
Pakistan People's Party della Bhutto non boicotterà le elezioni di domani, evitando di delegittimarle
ancora di più visto che gli altri deputati dell'opposizione, i quali contestano
che a eleggere il nuovo presidente sia un Parlamento a fine mandato, non vi parteciperanno.
In prospettiva, l'accordo dovrebbe permettere a Musharraf di appoggiarsi al Ppp nelle elezioni parlamentari, contenendo così il calo di popolarità della sua
Pakistan Muslim League. Nel caso l'alleanza porti i suoi frutti, per la Bhutto è pronta la carica di
premier, che la donna più famosa del Pakistan potrà ricoprire per la terza volta
grazie all'eliminazione di una legge che limita a due i premierati ottenibili
dalla stessa persona. Con buona pace dell'opposizione che grida allo scandalo,
accusando i due di spartirsi il potere a spese della democrazia.
Nonostante la barca continui a fare acqua, il timoniere può dormire sonni tranquilli.
Almeno per i prossimi dieci giorni.