05/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Luce verde per le elezioni di domani, ma le sfide per il presidente sono solo all'inizio
 
 
 
 
Il presidente-generale Pervez Musharraf ha ottenuto un nuovo mandato presidenziale. Ma più che in Parlamento dove, complice il boicottaggio di parte dell'opposizione, Musharraf ha avuto gioco facile, la vera battaglia per le presidenziali si terrà alla Corte Suprema. La quale ha deciso di esprimersi sui ricorsi contro la candidatura di Musharraf solo il prossimo 17 ottobre, condannando il Paese a dieci giorni di limbo post-elettorale.Un clima molto teso in Pakistan, con il neo eletto generale che, in visita nella regione contesa del Kashmir, la cui parte orientale si trova in India, ha visto cadere uno dei tre elicotteri della sua scorta, con la morte di quattro soldati. Un portavoce del governo ha precisato che Musharraf è arrivato sano a destinazione, mentre il suo portavoce personale si trova ferito in ospedale. E da Islamabad rimbalzavano notizie poco confortanti.Il decano dell'opposizione islamista ha definito le elezioni tenutesi in Parlamento: "Una farsa per il Pakistan" e un "atto vegognoso", ha ribadito il presidente del Muttahida Majils i Amal Ahmad Kurshid, garantendo che il nuovo mandato del presidente generale "avrà vita breve", in quanto nato da un atto "iuncostituzionale, illogico e immorale".

Il presidente pakistano Pervez MusharrafElezioni. A nulla sono valsi i tentativi dell'opposizione di ritardare le elezioni, presentando ricorsi contro la sua candidatura sulla base del fatto che il presidente non potrebbe ricoprire contemporaneamente le cariche di capo di stato e leader delle Forze Armate. Un'anomalia retaggio del golpe che, nel 1999, portò al potere il generale, e che Musharraf non si è preoccupato di sanare. Una scelta che gli ha permesso di mantenere una forte influenza sull'esercito, principale base del suo potere, o un imperdonabile errore politico? La risposta si avrà il 17 ottobre quando la Corte Suprema, che ha ammesso con riserva la partecipazione di Musharraf alle presidenziali, si riunirà per discutere del caso. Il verdetto è molto meno scontato dell'esito delle elezioni, visto che negli ultimi mesi proprio la Corte Suprema si è rivelata uno dei maggiori ostacoli alla politica dell'impopolare presidente. Musharraf ha annunciato che, in caso di rielezione, lascerà l'esercito prima di prestare giuramento come presidente. Una promessa già fatta nel dicembre 2004 e mai mantenuta, a cui l'opposizione non crede più.

Una manifestazione anti-MusharrafPopolarità. La decisione della Corte ha rimandato la resa dei conti, ma ha condannato il Pakistan a dieci giorni di limbo: la Commissione Elettorale non potrà rendere noti i risultati ufficiale, il che potrebbe destabilizzare un Paese già in subbuglio per gli avvenimenti degli ultimi mesi.
Prima il fallito tentativo di deporre il presidente della Corte Suprema Iftikar Chaudry, che ha fatto scendere sul piede di guerra opposizione e giuristi; poi l'assedio alla Moschea Rossa di Islamabad, che ha provocato più di cento morti e infiammato i musulmani radicali, scatenando un'ondata di attentati suicidi costati la vita a centinaia di persone; infine la recrudescenza degli scontri al confine con l'Afghanistan, a séguito del fallimento dell'accordo di pace con i leader tribali della zona e i recenti problemi con l'alleato statunitense, insoddisfatto per la mancanza di risultati nella lotta ai "santuari" di al-Qaeda nell'ovest Paese. Tutti colpi pesantissimi per la già scarsa popolarità del presidente, che ha un disperato bisogno di segnare qualche punto a suo favore in vista delle elezioni parlamentari del 15 novembre.

L'ex-premier pakistano Benazir BhuttoAccordi. A questo proposito cade a fagiolo l'accordo con l'ex-premier Benazir Bhutto, in esilio autoimposto da otto anni. In trattative da mesi, Musharraf e la Bhutto hanno concordato un'amnistia politica per permettere alla ex-premier di rientrare nel Paese, dopo aver visto stralciate le accuse di corruzione che pendevano sulla sua testa (non è andata altrettanto bene all'altro ex-premier, Newaz Sharif, anch'egli accusato di corruzione, espulso poche ore dopo essere tornato dall'esilio lo scorso settembre). Da parte sua, il Pakistan People's Party della Bhutto non boicotterà le elezioni di domani, evitando di delegittimarle ancora di più visto che gli altri deputati dell'opposizione, i quali contestano che a eleggere il nuovo presidente sia un Parlamento a fine mandato, non vi parteciperanno.
In prospettiva, l'accordo dovrebbe permettere a Musharraf di appoggiarsi al Ppp nelle elezioni parlamentari, contenendo così il calo di popolarità della sua Pakistan Muslim League. Nel caso l'alleanza porti i suoi frutti, per la Bhutto è pronta la carica di premier, che la donna più famosa del Pakistan potrà ricoprire per la terza volta grazie all'eliminazione di una legge che limita a due i premierati ottenibili dalla stessa persona. Con buona pace dell'opposizione che grida allo scandalo, accusando i due di spartirsi il potere a spese della democrazia.
Nonostante la barca continui a fare acqua, il timoniere può dormire sonni tranquilli. Almeno per i prossimi dieci giorni. 

Matteo Fagotto

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