Spagna: arrestata tutta la dirigenza di Batasuna. Come ai tempi di Aznar
Un blitz nella notte, a Segura, piccolo villaggio di Guipuzkoa. Una riunione
fra i dirigenti della Mesa Nacional di Batasuna, la Policia Nacional che circonda
tutto il villaggio, chiude tutte le vie di accesso e poi irrompe nella riunione
e in tre minuti mette i ceppi a 22 persone.
Tutta la dirigenza di un movimento politico finisce in carcere, dove si trovano
già il portavoce carismatico della formazione, Arnaldo Otegi, e da tre giorni
il responsabile internazionale Joseba Alvarez. Le case di tutti gli arrestati
vegono perquisite, i 22 finiscono immediatamente nel regime di isolamento, in
mano ai militari, senza possibilità di controllo legale e medico.
L'ordine di arresto è arrivato direttamente dall'Audiencia nacional , sala numero cinque. La targhetta fuori dalla porta: Baltasar Garzon.
Le motivazioni. Le anticipazioni di stampa hanno attraversato le pagine di alcuni quotidiani
negli ultimi giorni.
El Pais parlava, a operazione in corso, del faldone 35/2002 del giudice istruttore.
Riguarda le relazioni fra ETA e Batasuna e i finanziamenti di quest'ultima. In
sostanza, se Batasuna è fuori legge – e lo è dal 2003 – i suoi dirigenti al momento
di riunirsi cadono in un delitto associativo. Il ragionamento giuridico, se sarà
confermato, ha più di qualche evidente e paradossale lacuna. Tre anni fa, nel
Velodromo di Anoeta, migliaia di militanti di Batasuna e tutta la dirigenza proponevano
un metodo per il processo di pace. Quel metodo fu poi accettato da Madrid, poiché
era già il frutto di trattative segrete fra socialisti, Batasuna e il partito
Nazionalista Basco (PNV). Da lì in poi emissari del governo di Zapatero si sono
seduti al tavolo dei negoziati. Ma solo quando questi falliscono, allora gli interlocutori
del dialogo tornano ad essere perseguibili. Con buona pace del diritto che tanto
si invoca nelle carte che portano agli arresti di ieri.
Garzon. E' tornato il juez estrella, il giudice superstar. Dal processo a Pinochet, alle dichiarazioni sventolate
in giro per il mondo di voler processare i dittatori e i responsabili delle torture,
ma con qualche evidente problema nel riconoscere i segni di tortura documentati
anche da Amnesty International e dal relatore speciale delle Nazioni Unite TheoVan
Boven, quando la mano pesante, le botte e le violenze sessuali avvengono nelle
caserme della Guardia Civil.
Dopo un lungo periodo sabbatico, con tante conferenze negli Stati Uniti, il giudice
Garzon è tornato in Spagna proprio quando il dialogo sembrava ancora possibile.
Ha distratto lo sguardo e ammorbidito i toni delle dichiarazioni per qualche mese.
Poi il vento è cambiato.
Zapatero. È quasi impossibile non vedere il cammino parallelo fra la nuova direzione
imboccata da Zapatero – lotta implacabile contro ETA e il suo mondo politico,
dopo la
rottura della tregua – e i provvedimenti del supergiudice. Il premier spagnolo ha fiutato da tempo
la necessità di cambiare il sorriso benevolo di chi cerca di risolvere un problema
politico – fatto riconosciuto nel corso del processo di pace – con espressioni
più decise e dure a consumo di una larga fetta di società, che stava guardando
con simpatia la propaganda asfissiante della destra post-franchista di Mariano
Rajoy, che proprio sul tema del terrorismo stava guadagnando punti nei sondaggi.
Come ai vecchi tempi. Sembra di essere tornati ai tempi di Aznar: nel 1997 la dirigenza dell'allora
Herri Batasuna diffonde un video di ETA, in cui l'organizzazione armata avanza
una proposta di dialogo. Tutta la dirigenza viene incarcerata. E resterà in carcere
fino a quando non il diritto, ma la convenienza politica, permetterà benefici
da applicare per far uscire i politici baschi. E come ai tempi di Aznar la polizia
è tornata a entrare nelle sedi legali di partito. È successo poche ore fa nella
sede di EHAK, il Partito Comunista delle terre basche, rappresentato a livello parlamentare.
La sede è stata perquisita. Non una voce di critica dai democratici partiti spagnoli
e baschi.
E come ai tempi di Aznar, le fonti consultate da PeaceReporter dicono chiaramente
che non sarà difficile per Btasuna ricostruire la sua dirigenza, che è collegiale,
non ha un segretario, né un presidente. È piuttosto fondata sulla partecipazione
e vive di organi assembleari. Nel 1997, con tutta la dirigenza in carcere, si
presentarono alla stampa due volti nuovi: Arnaldo Otegi e Joseba Permach. Non
ci sono dubbi sul fatto che una nuova dirigenza collegiale sarà all'opera in breve
tempo.