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Non si fermano gli arresti e i blitz dell'esercito a Rangoon. In queste ore i
militari stanno setacciando case e monasteri alla ricerca dei partecipanti alle
manifestazioni dei giorni scorsi. Stanotte, mentre sulla città volteggiavano elicotteri
e per le strade camionette militari diffondevano dagli altoparlanti messaggi intimidatori,
è stata emessa un'ordinanza secondo la quale ogni uomo di età compresa tra i 15
e i 40 anni potrà venir posto in stato di arresto. Le persone rilasciate ieri
erano in prevalenza donne (quasi tutte suore), qualche decina di monaci e anziani
di età superiore ai 70 anni. Da diverse fonti, giungono testimonianze di come
la situazione dei religiosi, senza cibo e in condizioni di detenzione disumane,
si stia aggravando di ora in ora. Secondo quanto riferisce il 'Democratic Voice
of Burma' (Dvb), le forze di sicurezza birmane hanno fatto irruzione nelle case
adiacenti la grande moschea di South Okalappa, quartiere meridionale di Rangoon,
effettuando arresti tra i civili che stavano rifornendo i monaci di cibo.
Omaggio alle vittime. Nel corso dei raid compiuti lungo la strada che porta alla grande pagoda di
Shwedagon, alle prime luci dell'alba i polizotti birmani hanno arrestato anche
alcuni dipendenti dell'Undp (United Nation Development Programme), l'agenzia per
lo sviluppo dell'Onu. I motivi dell'arresto non sono stati resi noti. In cella sono
finiti anche la moglie, il figlio e alcuni parenti del più alto funzionario delle
Nazioni Unite in Myanmar, Charles Petrie. Lo Undp ha chiesto immediate spiegazioni
al governo. Intanto, la popolazione di Rangoon continua a vivere rintanata nelle
proprie case per paura di nuove violenze da parte dell'esercito. Ciononostante,
stamani, in diverse zone della città, tra cui Yuzana Plaza, il mercato di Bogyoke
e i dintorni della moschea di Tarmwe, si sono verificati alcuni episodi che i
redattori di 'Dvb' interpretano come la volontà, da parte della popolazione, di
continuare a manifestare la propria rabbia e sfogare la propria amarezza per quanto
accaduto nei giorni della violenza. Gruppi di quattro-cinque studenti per volta
hanno sfidato il coprifuoco, raccogliendosi nei luoghi dove sono stati uccisi
i manifestanti. Qui hanno deposto fiori e pregato per le vittime. Alcuni civili
si sono stretti accanto a loro per alcuni minuti, creando piccoli assembramenti
di persone che la polizia, giunta poco dopo a bordo di camionette, ha subito disperso.
Un gesto simbolico, omaggio di chi ancora ha il coraggio di scendere in strada,
palesando il proprio dissenso a dispetto dei rischi per l'incolumità fisica, sfidando
l'arresto, mostrandosi impavido di fronte allo spettro di eventuali torture.
Cento volte tanto. Dalla redazione del 'Democratic Voice of Burma' nuovi particolari emergono sulle
pratiche dell'esercito birmano. Poiché le carceri e i centri di detenzione temporanea
sono ormai in uno stato di sovraffollamento, i militari hanno disposto che alcuni
saloni del municipio di Rangoon venissero adibiti a centri di raccolta dei civili
fermati. Mentre altrove, ai parenti che chiedono notizie sui propri cari viene
spesso negata qualsiasi informazione, qui i soldati che presidiano la sede dell'autorità
municipale danno prova della loro liberalità, arrivando persino a liberare gli
innocenti arrestati. L'unico, trascurabile particolare, è che i parenti devono
pagare per il loro rilascio. Quanto? Cento dollari. Cento volte tanto quanto un
birmano - secondo le stime dello Undp - guadagna in un giorno.Luca Galassi