09/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Siria nasconde tesori archeologici di valore inestimabile
Sono centinaia, disseminate nel nord, ricche di chiese e monasteri risalenti ai primi secoli dopo Cristo, ma le chiamano ‘città dimenticate’ perché sono disabitate, abbandonate a loro stesse e i tanti turisti che ogni anno si recano in Siria attratti dal patrimonio storico e archeologico ignorano che, oltre alle meraviglie di Ebla e al fascino di Damasco, esista questo tesoro ancora da esplorare.

le rovine di eblaMeraviglie misconosciute. L’unica ‘non dimenticata’, e anzi segnalata da tutte le guide, è la città che ospita la cattedrale di San Simone Stilita, fatta costruire intorno al 600 dopo Cristo dall’imperatore bizantino Zenone: dedicata all’anacoreta che, si narra, per un ventennio visse seduto sopra una colonna, è di particolare importanza artistica perché è il primo esempio di chiesa cristiana a pianta ottagonale nella storia della Siria. Ma degli altri luoghi di culto della cristianità che sorgono in quella stessa area – in tutto circa 700 risalenti soprattutto a 400, 500 e 600 dopo Cristo fino all’anno Mille - nessuno sembra volersi occupare: alcuni sono sepolti sotto terra e occorrerebbero adeguati scavi per riportarli alla luce, di altri sono rimasti pochi resti ma ce ne sono diversi ancora in buono stato che potrebbero diventare fertile terreno di studio, oltre che tappe di nuovi itinerari turistici.
Salvare le ‘città dimenticate’ è la missione di Elie, siriano di 21 anni laureato all’Università di Aleppo in teologia e archeologia, un binomio con cui ha voluto coniugare l’interesse per l’antichità con quello per la religione cristiana, praticata da circa il 10 percento della popolazione mentre la maggioranza (74 percento) è di fede musulmana sunnita e altri sono sciiti o drusi. “Al momento nella zona delle chiese cristiane ci sono pochissime spedizioni archeologiche, tra cui una italiana a Dahes, eppure studiando le piante degli edifici, la loro struttura, i bassorilievi, possono emergere spunti di ricerca interessanti e inediti” sottolinea Elie, giovane appassionato e dalla parlantina fluente che nei mesi scorsi è stato ospite della Comunità di Rondine Cittadella della Pace, centro in provincia di Arezzo impegnato nel dialogo fra religioni e culture tramite un’esperienza di Studentato internazionale. Il ragazzo, che fa parte del ‘Comitato cattolico per la collaborazione culturale’ - iniziativa di dialogo tra la chiesa cattolica e le chiese ortodosse – è da poco arrivato a Roma dove cercherà di coronare il suo sogno: conseguire un master presso il Pontificio istituto di archeologia cristiana per poter finalmente ridare valore e notorietà alle chiese abbandonate di Termanin, Tall Ada e di tutti gli altri piccoli centri della zona.

le rovine di babittaTesori celati. Del resto le istituzioni siriane sembrano già fare una certa fatica a valorizzare i luoghi d’arte più noti tra cui spiccano, solo per fare qualche nome, le rovine romane di Palmira, i resti greci e romani di Dura Europos, il monastero di Mar Musa e il Krak dei cavalieri, castello medioevale d’età crociata. Attualmente si stanno effettuando scavi soltanto in un centinaio di siti archeologici sugli oltre 4.000 sparsi per il paese, eredità di una lunga serie di dominazioni, dai fenici agli egiziani, dai babilonesi ai romani, dai bizantini agli arabi, dai mongoli agli ottomani. In tutta la Siria, che ha oltre 19 milioni di abitanti, esistono solo tre Facoltà di archeologia: nella capitale Damasco, ad Aleppo - tra l’altro rinomata per la sua cittadella, una delle più grandi e antiche del mondo – e a Latackia (o Laodicea), lungo la costa occidentale che si affaccia sul Mediterraneo. Nessuna di queste Facoltà è però autorizzata ad organizzare spedizioni archeologiche in proprio: può limitarsi a gestire gruppi di ricerca nei musei, mentre le spedizioni ‘in loco’ sono tutte straniere (principalmente provenienti da Germania, Giappone, Belgio, Francia e altri Stati europei) anche se spesso lavorano fianco a fianco con i siriani. Lo stesso Elie ha preso parte l’anno scorso a una spedizione dell’italiano Paolo Matthiae a Ebla, da lui scoperta nel 1964 e sede degli archivi reali contenenti oltre 17.000 tavolette d’argilla con iscrizioni cuneiformi; ha poi partecipato a un altro gruppo di ricerca dell’Università di Liegi (Belgio) a Scager Bazar, nel nordest della Siria, dove sono stati rinvenuti i resti di una particolare ceramica chiamata ‘Halaf’ risalenti a circa 6.000 anni prima di Cristo. Ma la sensazione del giovane archeologo è che si possa, e si debba, fare molto di più per questa disciplina.

le rovine di mar musaAltre priorità. “Il problema è che il nostro paese è ancora piuttosto povero – spiega – e, pur essendo determinato a puntare sempre più sul turismo, ha certamente altre emergenze da affrontare”. Parole che trovano conferma nei dati ufficiali: la popolazione al di sotto della soglia di povertà è stimata intorno all’11,9 percento (come dire uno su dieci), il tasso di disoccupazione è al 12,5 percento e l’inflazione l’anno scorso è arrivata all’8 percento, nonostante la nazione disponga di preziose risorse come il petrolio, la cui produzione però è andata calando negli ultimi due anni. Non sono certo cifre paragonabili a quelle di altri Stati, soprattutto africani, affetti da povertà estrema, ma sono sintomatiche di una non facile situazione economica, aggravata dalle latenti tensioni socio-politiche derivate dalla stessa posizione geografica della Siria, confinante con paesi medio-orientali teatro di violenze e conflitti.
Oltre alla carenza di fondi pubblici, un ulteriore motivo per cui l’amministrazione statale è poco disponibile a dare via libera agli scavi è proprio l’eccessiva ricchezza dell’eredità culturale: “Ogni volta che si affonda la vanga nel terreno – spiega Elie – si trovano tracce di civiltà diverse; nel caso delle città abbandonate si rischia che qualcuno possa distruggere le chiese per poter lavorare sugli strati di terra più profondi”. Anche per questo motivo Elie, cristiano siro-ortodosso che per cinque anni ha vissuto in un monastero, ha deciso di farsi paladino dell’archeologia cristiana: “Voglio aiutare il mio paese e non solo; questo ramo dell’archeologia è di estremo rilievo anche in Palestina, Giordania e in molti altri paesi dell’area”.
 
Lucia Maggi 
Parole chiave: siria, archeologia
Categoria: Popoli, Ambiente
Luogo: Siria
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