Sono centinaia, disseminate nel nord, ricche di chiese e monasteri risalenti
ai primi secoli dopo Cristo, ma le chiamano ‘città dimenticate’ perché sono disabitate,
abbandonate a loro stesse e i tanti turisti che ogni anno si recano in Siria attratti
dal patrimonio storico e archeologico ignorano che, oltre alle meraviglie di Ebla
e al fascino di Damasco, esista questo tesoro ancora da esplorare.
Meraviglie misconosciute. L’unica ‘non dimenticata’, e anzi segnalata da tutte le guide, è la città che
ospita la cattedrale di San Simone Stilita, fatta costruire intorno al 600 dopo
Cristo dall’imperatore bizantino Zenone: dedicata all’anacoreta che, si narra,
per un ventennio visse seduto sopra una colonna, è di particolare importanza artistica
perché è il primo esempio di chiesa cristiana a pianta ottagonale nella storia
della Siria. Ma degli altri luoghi di culto della cristianità che sorgono in quella
stessa area – in tutto circa 700 risalenti soprattutto a 400, 500 e 600 dopo Cristo
fino all’anno Mille - nessuno sembra volersi occupare: alcuni sono sepolti sotto
terra e occorrerebbero adeguati scavi per riportarli alla luce, di altri sono
rimasti pochi resti ma ce ne sono diversi ancora in buono stato che potrebbero
diventare fertile terreno di studio, oltre che tappe di nuovi itinerari turistici.
Salvare le ‘città dimenticate’ è la missione di Elie, siriano di 21 anni laureato
all’Università di Aleppo in teologia e archeologia, un binomio con cui ha voluto
coniugare l’interesse per l’antichità con quello per la religione cristiana, praticata
da circa il 10 percento della popolazione mentre la maggioranza (74 percento)
è di fede musulmana sunnita e altri sono sciiti o drusi. “Al momento nella zona
delle chiese cristiane ci sono pochissime spedizioni archeologiche, tra cui una
italiana a Dahes, eppure studiando le piante degli edifici, la loro struttura,
i bassorilievi, possono emergere spunti di ricerca interessanti e inediti” sottolinea
Elie, giovane appassionato e dalla parlantina fluente che nei mesi scorsi è stato
ospite della Comunità di Rondine Cittadella della Pace, centro in provincia di
Arezzo impegnato nel dialogo fra religioni e culture tramite un’esperienza di
Studentato internazionale. Il ragazzo, che fa parte del ‘Comitato cattolico per
la collaborazione culturale’ - iniziativa di dialogo tra la chiesa cattolica e
le chiese ortodosse – è da poco arrivato a Roma dove cercherà di coronare il suo
sogno: conseguire un master presso il Pontificio istituto di archeologia cristiana
per poter finalmente ridare valore e notorietà alle chiese abbandonate di Termanin,
Tall Ada e di tutti gli altri piccoli centri della zona.
Tesori celati. Del resto le istituzioni siriane sembrano già fare una certa fatica a valorizzare
i luoghi d’arte più noti tra cui spiccano, solo per fare qualche nome, le rovine
romane di Palmira, i resti greci e romani di Dura Europos, il monastero di Mar
Musa e il Krak dei cavalieri, castello medioevale d’età crociata. Attualmente
si stanno effettuando scavi soltanto in un centinaio di siti archeologici sugli
oltre 4.000 sparsi per il paese, eredità di una lunga serie di dominazioni, dai
fenici agli egiziani, dai babilonesi ai romani, dai bizantini agli arabi, dai
mongoli agli ottomani. In tutta la Siria, che ha oltre 19 milioni di abitanti,
esistono solo tre Facoltà di archeologia: nella capitale Damasco, ad Aleppo -
tra l’altro rinomata per la sua cittadella, una delle più grandi e antiche del
mondo – e a Latackia (o Laodicea), lungo la costa occidentale che si affaccia
sul Mediterraneo. Nessuna di queste Facoltà è però autorizzata ad organizzare
spedizioni archeologiche in proprio: può limitarsi a gestire gruppi di ricerca
nei musei, mentre le spedizioni ‘in loco’ sono tutte straniere (principalmente
provenienti da Germania, Giappone, Belgio, Francia e altri Stati europei) anche
se spesso lavorano fianco a fianco con i siriani. Lo stesso Elie ha preso parte
l’anno scorso a una spedizione dell’italiano Paolo Matthiae a Ebla, da lui scoperta
nel 1964 e sede degli archivi reali contenenti oltre 17.000 tavolette d’argilla
con iscrizioni cuneiformi; ha poi partecipato a un altro gruppo di ricerca dell’Università
di Liegi (Belgio) a Scager Bazar, nel nordest della Siria, dove sono stati rinvenuti
i resti di una particolare ceramica chiamata ‘Halaf’ risalenti a circa 6.000 anni
prima di Cristo. Ma la sensazione del giovane archeologo è che si possa, e si
debba, fare molto di più per questa disciplina.