03/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le testimonianze dei rilasciati: in carcere ci picchiavano con gli occhi iniettati di sangue
Dal nostro inviato
 
Che la giunta militare birmana si distinguesse per ferocia e brutalità è un fatto ormai notorio. Ma, finora, pochi sono riusciti a far trapelare la loro terribile esperienza, una volta fuori dalle carceri di Rangoon. I militari hanno liberato ieri oltre un centinaio di detenuti. Congiuntamente, quasi come contrappeso a tale inconsueto gesto di apparente magnanimità, centinaia di persone sono state arrestate in varie zone del Paese. Nella redazione di 'Democratic Voice of Burma' (Dvb), dalla quale scriviamo, sono giunti i racconti di manifestanti arrestati durante la protesta delle settimane scorse, ormai nota come la 'rivoluzione zafferano' per il colore degli abiti dei monaci che l'hanno innescata. E che, a centinaia, sono finiti nei campi di lavoro forzato. Solo oggi le persone rilasciate hanno potuto testimoniare quanto all'efferatezza dei carcerieri si accompagnasse un'inquietante risvolto, finora sconosciuto: i militari che hanno schiacciato con la violenza la breve protesta di Rangoon, così come quelli impegnati a picchiare e torturare i detenuti, erano sotto l'effetto di stupefacenti.
 
La redazione di 'Dvb'Torture e umiliazioni. Le voci delle vittime sono state raccolte da Moe Aye, redattore di Dvb, a sua volta 'ospite' delle galere del regime negli anni '80 e attualmente residente in Norvegia. E' infatti da Oslo che, dal 1992, il più importante media della dissidenza birmana riesce a trasmettere quotidianamente nel Paese del sud-est asiatico, via satellite, bollettini radio e telegiornali. Come è stato possibile contattare le persone rilasciate? "Non direttamente - spiega il giornalista -. Abbiamo delle persone con le quali fissiamo un incontro telefonico a una tal ora del giorno. Sono loro a fare da tramite tra noi e i rilasciati". Quante persone sono uscite dal carcere? "Diverse decine, civili, forse anche monaci. Ma con loro non ci è stato possibile parlare". Cosa vi hanno raccontato? "Una donna, arrestata con altre 30-40 persone, è stata portata nel centro di detenzione di Kyeik-Ka-San, nella parte occidentale di Rangoon, ma il centro era troppo affollato. Quindi è stata trasferita nel Gti, il Government Institute of Technology, adibito a centro temporaneo di detenzione. Sia lungo il tragitto che una volta nell'istituto, la donna è stata sottoposta a tortura. Picchiata e molestata". Anche sessualmente? "Questo non posso dirlo, di sicuro ha ricevuto molte pesanti umiliazioni. Ha poi detto che le condizioni igieniche erano terribili. Tutti hanno avuto disturbi gastrointestinali, diarrea, molti hanno vomitato".
 
Giovani reclute birmaneDivergenze tra i militari. Come vanno interpretati la liberazione prima e il nuovo arresto di persone poi? "E' difficile da spiegare. Il fatto che alcuni siano stati rilasciati, mentre altrove si sono verificate nuove incarcerazioni quasi in contemporanea, secondo me va attribuito al fatto che, tra i gradi più bassi dell'esercito vi sia confusione. Alcuni comandanti locali, probabilmente, hanno deciso di rilasciare alcune persone, non obbedendo agli ordini dei superiori. Lo testimonia un'altra delle persone da me contattate, sempre una donna, che mi ha detto di aver assistito a un comportamento contraddittorio da parte dei suoi carcerieri. Mentre uno la picchiava, l'altro gli diceva: che stai facendo? Lascia stare quella donna". Pensa che ci siano delle crepe nella struttura militare? "Penso che agli alti livelli ciò non si stia verificando. Magari, a livello locale, ci possono essere delle divergenze, ma è difficile che la Giunta ceda, a questo punto".
 
I monaci durante le protesteCom'è la situazione dei monaci? "Molto brutta. Possono ricevere cibo solo dai civili, che sfidano le guardie gettando loro sacchetti di vivande attraverso il recinto dei campi di detenzione". Cos'altro ha raccontato chi è stato liberato? "Che i militari entravano nelle celle, con gli occhi iniettati di sangue, come in preda a un delirio, gridando: 'Dove sono i monaci, dove sono gli studenti? Chi è il monaco qui dentro, chi è lo studente?', e cominciavano a picchiare la gente'. Picchiavano tutte le notti. Picchiavano chiunque. Sembravano ubriachi, ma non di alcool. Avevano sicuramente assunto anfetamine". Dove se le sono procurate? "In Thailandia, probabilmente". Come lo sa? "Lo so perchè sono gli stessi che hanno sparato sulla folla pacifica e sui monaci. Sono i militari della Divisione 66, i più spietati, i più brutali. Provengono dal confine birmano-thailandese, dove combattono contro la guerriglia della minoranza etnica karen, oppure contro gli studenti del Fronte Democratico. Ed è proprio in Thailandia che si procurano le anfetamine".

Luca Galassi

Articoli correlati: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità