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Torture e umiliazioni. Le voci delle vittime sono state raccolte da Moe Aye, redattore di Dvb, a sua
volta 'ospite' delle galere del regime negli anni '80 e attualmente residente
in Norvegia. E' infatti da Oslo che, dal 1992, il più importante media della dissidenza
birmana riesce a trasmettere quotidianamente nel Paese del sud-est asiatico, via
satellite, bollettini radio e telegiornali. Come è stato possibile contattare
le persone rilasciate? "Non direttamente - spiega il giornalista -. Abbiamo delle persone con le quali
fissiamo un incontro telefonico a una tal ora del giorno. Sono loro a fare da
tramite tra noi e i rilasciati". Quante persone sono uscite dal carcere? "Diverse
decine, civili, forse anche monaci. Ma con loro non ci è stato possibile parlare".
Cosa vi hanno raccontato? "Una donna, arrestata con altre 30-40 persone, è stata
portata nel centro di detenzione di Kyeik-Ka-San, nella parte occidentale di Rangoon,
ma il centro era troppo affollato. Quindi è stata trasferita nel Gti, il Government
Institute of Technology, adibito a centro temporaneo di detenzione. Sia lungo
il tragitto che una volta nell'istituto, la donna è stata sottoposta a tortura.
Picchiata e molestata". Anche sessualmente? "Questo non posso dirlo, di sicuro
ha ricevuto molte pesanti umiliazioni. Ha poi detto che le condizioni igieniche
erano terribili. Tutti hanno avuto disturbi gastrointestinali, diarrea, molti
hanno vomitato".
Divergenze tra i militari. Come vanno interpretati la liberazione prima e il nuovo arresto di persone poi?
"E' difficile da spiegare. Il fatto che alcuni siano stati rilasciati, mentre
altrove si sono verificate nuove incarcerazioni quasi in contemporanea, secondo
me va attribuito al fatto che, tra i gradi più bassi dell'esercito vi sia confusione.
Alcuni comandanti locali, probabilmente, hanno deciso di rilasciare alcune persone,
non obbedendo agli ordini dei superiori. Lo testimonia un'altra delle persone
da me contattate, sempre una donna, che mi ha detto di aver assistito a un comportamento
contraddittorio da parte dei suoi carcerieri. Mentre uno la picchiava, l'altro
gli diceva: che stai facendo? Lascia stare quella donna". Pensa che ci siano delle
crepe nella struttura militare? "Penso che agli alti livelli ciò non si stia verificando.
Magari, a livello locale, ci possono essere delle divergenze, ma è difficile che
la Giunta ceda, a questo punto".
Com'è la situazione dei monaci? "Molto brutta. Possono ricevere cibo solo dai civili, che sfidano le guardie
gettando loro sacchetti di vivande attraverso il recinto dei campi di detenzione".
Cos'altro ha raccontato chi è stato liberato? "Che i militari entravano nelle
celle, con gli occhi iniettati di sangue, come in preda a un delirio, gridando:
'Dove sono i monaci, dove sono gli studenti? Chi è il monaco qui dentro, chi è
lo studente?', e cominciavano a picchiare la gente'. Picchiavano tutte le notti.
Picchiavano chiunque. Sembravano ubriachi, ma non di alcool. Avevano sicuramente
assunto anfetamine". Dove se le sono procurate? "In Thailandia, probabilmente".
Come lo sa? "Lo so perchè sono gli stessi che hanno sparato sulla folla pacifica
e sui monaci. Sono i militari della Divisione 66, i più spietati, i più brutali.
Provengono dal confine birmano-thailandese, dove combattono contro la guerriglia
della minoranza etnica karen, oppure contro gli studenti del Fronte Democratico.
Ed è proprio in Thailandia che si procurano le anfetamine".Luca Galassi