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Per la pace. Nel 1988 migliaia di studenti,
lavoratori delle città e monaci invasero le strade chiedendo
riforme democratiche. A guidarli, una giovane donna, esile e colta,
Aung San Suu Kyi, fondatrice del principale partito d'opposizione al
regime, la Lega nazionale per la democrazia (Nld). Il governo
ribattezzato Consiglio per il Ripristino della Legge e dell'Ordine
dello Stato (Slorc), represse le manifestazioni uccidendo e
imprigionando migliaia di manifestanti. Ma Suu Kyi, figlia dell'eroe
dell'indipendenza birmana, laureata a Oxford e con famiglia a Londra,
non si piegò: nel '90, ottenne e vinse libere elezioni e fu
arrestata dalla giunta di Saw Maung.
Apertura al dialogo. Nonostante tutto, Suu Kyi riuscì
ad avviare il dialogo tra giunta, Nld e movimenti indipendentisti e
nel '99 fu nuovamente costretta a sacrificare la sua vita privata per
amore del suo Paese. Suo marito, Michael Aris, uno studioso inglese
che aveva conosciuto durante gli studi a Oxford, era in fin di vita a
Londra, dove morirà poco dopo. I due coniugi non si vedevano
da tre anni e non si vedranno mai più: Aung, ancora una volta,
ritenne che, uscendo dal paese, avrebbe rischiato di non poterci
rimettere più piede, e desistette.
Senza libertà. Nel nuovo
millennio, il generale Than Shwe ha continuato la repressione delle
popolazioni di confine, e ha bloccato a più riprese le
attività dell’Nld. "La signora", come la chiamano
i birmani, dato che la giunta vieta loro di pronunciarne il nome, ha
proposto il "boicottaggio del turismo" nelle zone costiere
del Myanmar. Una linea che ha allontanato ogni possibilità di
dialogo e che è stata criticata anche dalle organizzazioni
umanitarie che operano in Myanmar: il turismo arricchisce la giunta,
ma dà allo stesso tempo da vivere a molti birmani e crea un contatto con l'Occidente
indispensabile a rompere l'isolamento imposto dalla dittatura. Suu Kyi,
dunque, viene nuovamente arrestata nel 2000, fino al 2002 e per la
terza volta in 13 anni nel maggio 2004. Stella Spinelli