04/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Una donna esile e determinata da anni tiene le fila dell'opposizione alla dittatura militare
In oltre mezzo secolo di dittatura militare, prima degli episodi degli ultimi giorni che hanno sconvolto l'intera comunità internazionale, già due momenti e una persona erano andati a stravolgere i piani dei generali al potere, nel tentativo di regalare alla Birmania (rinominata dal governo militare Myanmar nel 1989) libertà e democrazia.
 
Aung San Suu KyiPer la pace. Nel 1988 migliaia di studenti, lavoratori delle città e monaci invasero le strade chiedendo riforme democratiche. A guidarli, una giovane donna, esile e colta, Aung San Suu Kyi, fondatrice del principale partito d'opposizione al regime, la Lega nazionale per la democrazia (Nld). Il governo ribattezzato Consiglio per il Ripristino della Legge e dell'Ordine dello Stato (Slorc), represse le manifestazioni uccidendo e imprigionando migliaia di manifestanti. Ma Suu Kyi, figlia dell'eroe dell'indipendenza birmana, laureata a Oxford e con famiglia a Londra, non si piegò: nel '90, ottenne e vinse libere elezioni e fu arrestata dalla giunta di Saw Maung.
Nel '91, la coraggiosa leader ricevette il premio Nobel per la Pace, ma declinò l’invito di presenziare alla cerimonia di ritiro, a causa del periodo difficile vissuto dal suo Paese. La paura fu di non poter tornare: la giunta avrebbe potuto approfittarne per impedirle di rientrare. A ritirarlo, il figlio, mentre Suu Kyi resta in prigione, fino al '95.
Nel 1997 fu la comunità internazionale, sensibilizzata dalla lotta pacifica di questa donna e del suo movimento (Suu Kyi si ispira ai principi di non violenza di Mahatma Gandhi e Martin Luther King) a scuotere nuovamente, dopo un decennio, il potere dei generali. Le sanzioni economiche degli Usa annichilirono il governo birmano che promise, cambiando nome, "pace e sviluppo" (Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo o Spdc).
 
Monaci buddisti protestano nella ex Birmania, MyanmarApertura al dialogo. Nonostante tutto, Suu Kyi riuscì ad avviare il dialogo tra giunta, Nld e movimenti indipendentisti e nel '99 fu nuovamente costretta a sacrificare la sua vita privata per amore del suo Paese. Suo marito, Michael Aris, uno studioso inglese che aveva conosciuto durante gli studi a Oxford, era in fin di vita a Londra, dove morirà poco dopo. I due coniugi non si vedevano da tre anni e non si vedranno mai più: Aung, ancora una volta, ritenne che, uscendo dal paese, avrebbe rischiato di non poterci rimettere più piede, e desistette.

Aung San Suu KyiSenza libertà. Nel nuovo millennio, il generale Than Shwe ha continuato la repressione delle popolazioni di confine, e ha bloccato a più riprese le attività dell’Nld. "La signora", come la chiamano i birmani, dato che la giunta vieta loro di pronunciarne il nome, ha proposto il "boicottaggio del turismo" nelle zone costiere del Myanmar. Una linea che ha allontanato ogni possibilità di dialogo e che è stata criticata anche dalle organizzazioni umanitarie che operano in Myanmar: il turismo arricchisce la giunta, ma dà allo stesso tempo da vivere a molti birmani e crea un contatto con l'Occidente indispensabile a rompere l'isolamento imposto dalla dittatura. Suu Kyi, dunque, viene nuovamente arrestata nel 2000, fino al 2002 e per la terza volta in 13 anni nel maggio 2004.

Oggi. Anche nell'ultima, ennesima, recrudescenza della lotta contro il regime e per la libertà, questa volta capeggiata da monaci e monache buddhisti, e violentemente repressa dai militari, Aung San Suu Kyi, ancora agli arresti domiciliari, è stata punto di riferimento simbolico. L’inviato speciale dell’Onu per la Birmania, Ibrahim Gambari, infatti, è riuscito a incontrarla a Rangoon, nonostante il niet del regime, per ben due volte: prima e dopo i colloqui con il generale Than Shwe.

Stella Spinelli

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