29/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Ishara Chickera vuole tornare a casa, per "bagnare le labbra secche" della sua gente
 
In questo momento mi trovo nella redazione di PeaceReporter, aspettando una notizia buona, una notizia che mi dica che sarà creata una squadra per andare in aiuto del mio paese.

Sto davvero male, l'ansia, il dolore per le vittime di questa immane tragedia mi stanno distruggendo.
Penso al mio popolo. E mi chiedo che cosa resterà di Hikkaduwa, la mia città. E' possibile che la chiamino già città fantasma.
Non mi sembra ancora vero, continuo a sperare che sia solo un brutto incubo. Ma è la realtà. Il numero dei morti aumenta, la gente che è riuscita a sopravvivere non ha più niente.
Manca acqua, cibo, medicinali. E solo il fatto di stare qui a scrivere invece di essere lì mi spezza il cuore.
Vorrei partire subito, almeno con una bottiglietta d'acqua. E riuscire a bagnare quelle labbra secche della mia gente. Stanno aspettando che qualcuno arrivi a salvarli. Ormai sono passati tre giorni. In molti avranno perso la speranza.

Domani vorrei essere lì, invece che trovarmi davanti a telegiornali che si occupano solo dei loro interessi. Anche solo per far capire, a quei pochi che ritroverò, che io sono lì con loro e che per me lo Sri Lanka non è solo una meta turistica: è la mia casa.
Ho vissuto in Italia da quando avevo quattro anni. Ora ne ho diciannove, ma nulla potrà cambiare il fatto che quella è la mia casa, la mia terra.
Magari gli aiuti delle grandi organizzazioni arriveranno prima o poi, ma niente ora mi può fermare. Voglio andar lì, non ho nemmeno paura di andarci da sola, se necessario. La paura sparisce quando sai di poter riuscire ad aiutare almeno una vita umana.


Sono stata ad Hikkaduwa quest'estate. Ma chi l'avrebbe detto che il mio paradiso, di cui ero tanto orgogliosa, sarebbe diventato una città fantasma? Ritornando troverò cadaveri sparsi, animali morti, alberghi e case in macerie.

Non ritroverò più quell'odore. Si, mi ricordo di un odore che non si riesce a descrivere, e che solo stando lì si poteva sentire.
Poi guarderò quel mare, mi verranno in mente molti ricordi. I miei occhi rimarranno freddi alla vista dell'oceano.
Mi verrà da chiedergli: perché le tue dolci onde si sono trasformate? Perché ti sei portato via tutta quella gente? Perché anche i bimbi? Ma come può il mare rispondere?
Ho parlato della mia gente di Hikkaduwa, dello Sri Lanka. Ma anche in India, nelle Maldive, in Thailandia, in Kenya, in Somalia e in altri paesi il mare ha spazzato via tutto. I morti aumentano di ora in ora. E il dolore mio va a tutta la gente che è stata colpita da questa terribile tragedia.

Paradisi terrestri. Chissà quando si riuscirà a tornare alla normalità. Niente potrà comunque cancellare il ricordo di questa apocalisse. Le mie emozioni e il mio dolore non si possono scrivere solo in qualche riga.
 
 
 
Ishara Chickera* 
 
Categoria: Migranti, Ambiente
Luogo: asia e pacifico