03/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Numero 16. Dal 1° settembre al 30 settembre 2007
Sono 99 i migranti che hanno perso la vita sulle rotte dell’immigrazione clandestina a settembre. Erano stati 243 ad agosto, 1.096 le vittime dall’inizio dell’anno. 43 morti alle Canarie; 19 al largo dell’isola francese di Mayotte, nell’Oceano Indiano; 11 tra l’Algeria e le coste andaluse; 13 nel Canale di Sicilia e 10 in Grecia. Assiderate alla frontiera polacca con l’Ucraina tre bambine che attraversavano a piedi il confine accompagnate dalla madre cecena. Gli sbarchi diminuiscono (-75 percento in Spagna e –7 percento in Italia), ma tra la Libia e Lampedusa non sono mai state così tante le vittime: già 500 nei primi nove mesi del 2007, contro le 302 di tutto il 2006.

Il patto col diavolo. Bloccare i migranti in acque libiche e respingerli verso i porti di partenza. È l’obiettivo di Frontex, che sta facendo lo stesso in Mauritania e Senegal, dove oltre 1.500 migranti sono stati bloccati nel 2007. E se l’Acnur (Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati) dice che tra chi sbarca in Sicilia vi sono rifugiati e Human Rights Watch accusa la Libia di gravi abusi e torture contro gli stessi, poco importa. Frontex ha già un ufficiale di collegamento con il Governo libico. E l’Ue finanzia con i fondi Aeneas un programma Oim di rimpatrio assistito dalla Libia verso Niger e Chad. Alla Libia Bruxelles offre un sistema elettronico di controllo della frontiera sud con Niger, Chad e Sudan, da dove entrano illegalmente almeno un terzo dei migranti che poi fanno rotta su Lampedusa. Presto Frattini invierà una missione a Tripoli per verificare le esigenze e poi installare le forniture. Lo aveva già annunciato Amato il 18 settembre 2007. Lo stesso giorno un comunicato della Presidenza dell’Unione europea condannava le “gravi violazioni dei diritti umani” in Eritrea. Nessun accenno però ai 2.589 eritrei sbarcati lungo le coste siciliane nel 2006. Il 12 percento dei 22.016 dei migranti sbarcati in Italia lo scorso anno, il 20,8 percento dei 10.438 richiedenti asilo dello stesso periodo. Nessun accenno nemmeno ai 600 eritrei detenuti da 1 anno e 6 mesi a Misratah, 200 km a est di Tripoli, in condizioni degradanti, con donne incinte e neonati, né ai 70 arrestati a Zawiyah durante una retata nella notte tra l’8 e il 9 luglio 2007. Centocinquanta sono rifugiati politic riconosciuti dall’Acnur, che sta cercando una soluzione di resettlement. Ma i tempi stringono e il rimpatrio sembra sempre più vicino. La maggior parte sono disertori dell’esercito in guerra con l’Etiopia. Asmara per loro significa carcere, tortura e il rischio della pena di morte. Lo dice Amnesty International: nel 2005 almeno 161 disertori sono stati fucilati in Eritrea. Le comunità eritree della diaspora hanno manifestato per la loro liberazione il 18 settembre 2007, in diverse capitali di un’Europa che però continua a voltare la testa.

I flussi sono misti. Lo ammette anche il libro verde Ue sull’asilo, ma il diritto d’asilo è la prima vittima delle politiche securitarie di respingimenti e militarizzazione delle frontiere. Lo dice Eurostat: 192.000 domande d’asilo nei 27 dell’Ue nel 2006, contro alle 670.000 domande nel 1992 nei soli 15 Stati membri di allora. Le richieste sono dimezzate negli ultimi 5 anni, nel 2006 il calo è stato del 15 percento. È il primo risultato del giro di vite sull’immigrazione clandestina, ultima opzione per chi fugge senza documenti dall’Iraq o dall’Afghanistan, dal Darfur o dall’Eritrea. Il filo spinato a Ceuta e Melilla. Le pattuglie militari di Frontex nel Canale di Sicilia, nell’Atlantico e nell’Egeo. I respingimenti di afgani e iracheni dai porti di Bari e Ancona, e il muro di 500 chilometri che la Turchia ha iniziato a costruire per blindare la sua frontiera con l’Iraq.
Arrivare in Europa è sempre più difficile.

The wall. Ma muri e barriere si elevano anche alla frontiera orientale dell’Ue. La nuova cortina passa per Slovacchia, Polonia, Ungheria e Romania. E l’esternalizzazione dei controlli è affidata all’Ucraina. Il 14 settembre tre bambine cecene, di 6, 10 e 13 anni, sono morte assiderate tentando di passare a piedi il confine tra Ucraina e Polonia, insieme alla madre. In Ucraina – si legge nel rapporto di Hrw del 2005 – “migranti e richiedenti asilo affrontano sistematici abusi, detenzioni arbitrarie in condizioni degradanti, violenze, estorsioni e rimpatri forzati”. “Il sistema d’asilo – continua il rapporto – non funziona, e ciò causa il rimpatrio forzato di persone verso Paesi dove rischiano torture e persecuzioni”. Human Rights Watch denuncia gli accordi di riammissione tra i Paesi dell’Est Europa e Kiev, che portano al frequente rimpatrio in Ucraina di richiedenti asilo prima dell’esame della loro domanda. Human Rights Watch esprime particolare preoccupazione per i rifugiati della Cecenia, spesso espulsi nella Russia di Putin. L’Ue è conoscenza di questi rapporti, ma con Kiev ha già stretto un accordo di riammissione, firmato a latere del Consiglio di cooperazione Ue-Ucraina del 18 giugno 2007, e che dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno. Il rapporto Hrw è datato di due anni, ma è confermato punto per punto dai più recenti documenti dell’associazione ucraina Pawschino.

Gabriele Del Grande