L'inviato speciale Onu ha incontrato Aung San Suu Kii e il dittatore Than Shwe. Un curiosa spola tra i due nemici
di gianluca Ursini
Di rientro Ibrahim Gambàri, inviato speciale Onu in Birmania, è rientrato martedì 2 ottobre
a New York dalla sua prima missione. Ha incontrato martedì il dittatore Than Shwe
nella capitale ufficiale Nay pi Dò. Un risultato costato molta pazienza e due
giorni di anticamera nella cattedrale nella giungla creata dai militari per allontanarsi
dall'inquieta Rangoon. Ma un primo risultato l'ex generale nigeriano era riuscito
ad ottenerlo incontrando domenica 30 settembre la pasionaria dell'opposizione
agli arresti, Aung San Suu Kii. Una visita ripetuta a due giorni di distanza:
dopo aver parlato con il dittatore, Gambari è tornato dalla Lady, come viene chiamata
amorevolmente dai birmani la premio Nobel per la Pace 1991. Intanto i Sindacati
vicini al suo partito, la Lega Nazionale per la democrazia, avevano indetto due
giorni di sciopero generale nel Paese, come confermato per telefono dall'India
a PeaceReporter da Zew Win Aung, vice segretario confederale del Sindacato. Si attendono però
conferme sulla effettiva partecipazione dei lavoratori al blocco delle attività
produttive, vista la massiccia presenza di militari anche nelle fabbriche birmane,
per controllare le attività sospette dei sindacalisti.
Un primo segnale “Il fatto che Gambari abbia potuto parlare con la nostra leader, incontrare
Than Shwe e in seguito parlare ancora con Aung San Su Kii va visto come un segnale
positivo” ha detto al telefono da Washington, Usa, a
PeaceReporter il portavoce del Governo birmano in esilio, Bo Hle Tint.
C’è quindi la speranza di una soluzione concordata per uscire dalla crisi democratica? “Questa gente (i militari) ha dimostrato di non avere in nessun conto le raccomandazioni
dell’Onu e di come vuole gestire il dissenso: in questi giorni hanno messo in
atto esecuzioni extragiudiziali e repressione militare cruenta. Non c’è da aspettarsi
molto da loro”
Ma il fatto che Gambari abbia portato dei messaggi della Lady a Shwe e poi di
questi a Suu Kii è il segno che un dialogo si può aprire..
“non finchè i grandi sponsor internazionali della Giunta non diranno ai militari
di stare a sentire cosa dice la comunità internazionale. Fino a quel momento non
accetteranno di sedersi al tavolo del dialogo per avviare la transizione democratica”
‘Transizione democratica’ vuol dire che si potrebbe arrivare ad elezioni? Quanti
anni può durare la vostro passaggio alla democrazia?
“Le elezioni non hanno nessun valore per i militari, come hanno già dimostrato.
La transizione sarà lunghissima: si dovrà prima aprire una genuina fase di dialogo
e in seguito pensare a reali elezioni libere, certificate da un organismo indipendente
internazionale”
Quale potrebbe essere un segnale dei militari per iniziare un reale dialogo con
l’opposizione pacifica e democratica?
“Dovrebbero per prima cosa chiedere scusa del loro comportamento violento ai
monaci e a tutti i birmani. Dire con tutta umiltà che hanno sbagliato e che non
useranno questi metodi in futuro. Poi ol vero gesto che potrebbe far iniziare
dei negoziati sarebbe il rilascio delle migliaia di ‘prigionieri di coscienza’
che da anni, non solo nell’ultima settimana, vengono gettati nelle carceri del
regime”.