02/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In Perù sono in corso ben 35 conflitti sociali fra i minatori e le compagnie di estrazione
Il Perù è, ad oggi, teatro di ben 35 conflitti sociali. Sui fronti opposti le comunità che abitano le zone minerarie e le compagnie private, protette dallo Stato. La causa prima è l'inquinamento ambientale che mette a rischio l'agricoltura e la salute della gente, ma non mancano proteste per le pessime condizioni di lavoro imposte ai minatori. A raccontarci come stanno le cose è Mauro Morbello, che da anni vive in Perù e segue da vicino il mondo delle miniere e dei suoi lavoratori.  
 
scritto per noi da
Mauro Morbello*
 
Alle popolazioni residenti nelle zone minerarie del Perù spettano ben pochi benefici derivanti dallo sfruttamento delle risorse. Esiste il cosiddetto canone, pagato dalle imprese e ridistribuito nelle località e regioni di estrazione ed alcune “regalie”. Ma in effetti si tratta di ben poca cosa rispetto agli enormi margini di profitto che le imprese multinazionali portano fuori dal paese, soprattutto in quest'epoca di prezzi internazionali alle stelle. Di fronte a una marginale e non equa ridistribuzione dei benefici, alle popolazioni locali spetta invece la piena ricaduta degli effetti collaterali negativi legati a uno sfruttamento spesso incontrollato delle risorse. È triste constatare il livello di inquinamento e in alcuni casi addirittura di sfacelo ambientale che colpisce molte aree minerarie. Un caso emblematico è la cittadina di La Oroya, 180 km da Lima, 35.000 abitanti, nelle Ande a 3.800 mt di altitudine. La Oroya è un enorme centro minerario dove dal 1997 opera la impresa americana Doe Run. E` la sesta località più inquinata al mondo secondo i dati dell`Istituto Blacksmith di New York, preceduta solo da città cinesi, indiane e dell`Azerbeigian. All`Oroya il 97% dei bambini tra i sei mesi e i sei anni ha piombo nel sangue e la popolazione soffre di livelli di antimonio e di cadmio rispettivamente di 30 e 6 volte superiori ai livelli normali.

Miniere, ricchezza e povertà. Il Perù è il primo produttore al mondo di argento, il terzo di zinco e stagno, il quarto di piombo e il quinto produttore d`oro. Nonostante questa ricchezza oltre il 50% della popolazione peruviana, spesso proprio quella che vive nelle zone minerarie, è povera e deve frequentemente affrontare situazioni di forte abbandono. In un'epoca di massimi storici per le materie prime, il settore minerario peruviano ha esportato nel 2006 una cifra record di 14.715 milioni di dollari, corrispondente al 60 percento delle esportazioni totali e al 6 al Prodotto Nazionale Lordo. L'attività mineraria ha però assorbito solo circa l'1 percento della popolazione economicamente attiva del paese. Il settore offre infatti poco lavoro e lo offre male. Le privatizzazioni promosse negli anni ’90 dal governo Fujimori permettono ancora oggi alle imprese minerarie che operano in Perù, la maggioranza delle quali straniere, di fare praticamente quello che vogliono con il personale. Circa il 70 percento dei minatori peruviani non sono infatti propriamente dipendenti delle imprese, bensì assunti in maniera indiretta attraverso i cosiddetti. “services”, moderne forme di capolarato molto diffuse. In questo modo i lavoratori non beneficiano né del livello di retribuzione, né delle garanzie e tutele minime che spetterebbero loro se fossero assunti formalmente dall'impresa mineraria. Sono gestiti in maniera “flessibile” e, nel caso tentino di organizzarsi, sono rimpiazzati da altri lavoratori più “disponibili”.

Autodeterminazione. E` in questo contesto di oggettivo malessere che da mesi si susseguono forti proteste in varie zone del Perù da parte di minatori che richiedono un miglioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro. Ma la vera novità dell'ultimo periodo è l'estensione della protesta alle comunità locali nel loro insieme, spesso prima ancora che inizi l'attività estrattiva. La preoccupazione che motiva queste nuove forme di resistenza delle comunità, a fronte di un generale immobilismo delle autorità governative, trae spunto dalle numerose esperienze che hanno dimostrato l'iniquità nella redistribuzione dei benefici in parallelo a una progressiva distruzione delle condizioni ambientali di origine che rappresentano la fonte di sostentamento ancestrale delle popolazioni. Molte comunità locali hanno preso coscienza del problema aumentando la propria capacità organizzativa, dovendo spesso affrontare forti pressioni esterne. Un esempio di particolare rilievo di questo nuovo fenomeno è stato il referendum di domenica 16 settembre, in tre comunità rurali andine dell'alto Piura, nord del Perù. Il quesito, sottoposto alla popolazione da parte di un comitato locale, considerava la possibilità di votare a favore o contro il progetto promosso dell'impresa mineraria Majaz, con sede a Londra, che aveva iniziato attività esplorative nella zona senza aver consultato né ricevuto il consenso della popolazione. Il risultato è stato lapidario: oltre il 90 percento dei votanti, circa 20.000 persone, ha manifestato di voler rifiutare il progetto. Non si tratta di un verdetto vincolante per le autorità governative, che dovrebbero rilasciare i permessi e che non hanno preso di buon grado l`iniziativa. È comunque un risultato che dovrebbe far loro riflettere.
 
Parole chiave: miniere, minatori, perù, morbello
Categoria: Ambiente
Luogo: Perù