Ritirare le denunce contro B. Bhutto. Musharraf nomina un vice per la successione all'esercito, mentre l'opposizione si dimette
di gianluca Ursini
Benazir Bhutto Può tornare in Pakistan da libera cittadina. Un ministro del governo del presidente
Pervez Musharraf ha diffuso oggi la notizia che Islamabad ha intenzione di ritirare
le accuse di corruzione all’ex premier, accusata di aver accumulato illecitamente
fondi in conti esteri fino al 1988 e tra il 1993 e il ’96. La signora Bhutto,
figlia di un padre della patria pachistano, è stata anche indagata per riciclaggio
di denaro nel 2003 in Svizzera e condannata a pagare 11 milioni di dollari di
danni al governo pachistano. Il ministro dei trasporti Sheikh Rashid Ahmed ha
dichiarato oggi all’agenzia Reuters che il governo “ha deciso di ritirare ogni accusa nei confronti della signora
Bhutto”. Lo staff londinese della signora Bhutto ha dichiarato alla tv satellitare
Al Jazira di non aver ancora avuto conferme ufficiali a questa dichiarazione d’intenti.
Quel Bin Laden, lo ammazzerei Bhutto ha anche dichiarato lunedì scorso che se lei fosse a capo dello Stato,
autorizzerebbe uno strike americano in territorio pachistano per uccidere Osama
Bin Laden nella regione al confine con l’Afghanistan. “Vorrei essere in grado
di catturare Osama bin Laden da sola, senza l’aiuto degli americani –ha detto
in una intervista alla tv satellitare Bbc World Service – ma ovviamente, visto che combattiamo insieme con gli americani la guerra al
terrorismo, in caso di necessità ricorrerei al loro aiuto per eliminare lo Sceicco
del terrore”
Ne riparliamo il 18 La signora Bhutto, già due volte premier pachistano, ha dichiarato due settimane
fa di aver intenzione di
rientrare il patria il 18 ottobre –dopo un esilio che dura dal 1999 - e di chiedere un emendamento alla Costituzione,
perché le venga permesso di concorrere per un terzo mandato come primo ministro;
questo completerebbe il puzzle del potere ad Islamabad, se Musharraf riuscisse
a farsi eleggere per la terza volta come presidente. In Pakistan sono le camere
parlamentari ad eleggere
la massima carica statale. Un voto è previsto per domenica, ma parecchi tasselli
devono ancora incastrarsi perché il presidente Musharraf ottenga un altro mandato.
I suoi oppositori islamici sostengono che il generale dovrebbe smettere la divisa
e non presiedere più le forze armate, una richiesta avanzata anche da Bhutto nei
colloqui segreti che suoi emissari hanno tenuto nell’ultimo mese a Dubai con gli
emissari di Musharraf per dividere il potere: il dittatore alla presidenza per
la terza volta e la prima donna che fu premier in un Paese islamico di nuovo a
capo del governo. Intanto due settimane or sono (10 settembre) il vero sfidante
alle presidenziali di Musharraf, l'ex premier Navaz Sharif,
veniva rispedito al mittente nel suo tentativo di rientrare in patria dall'esilio.
Intanto l’esercito.. Il primo tassello è stato incastrato oggi pomeriggio, una giornata particolarmente
convulsa nel Paese, quando il generale ha annunciato d’aver nominato un suo vice
a capo delle Forze Armate: Ashfaq Kiani, finora capo dell’intelligence militare,
accusata di aver armato il regime talebano in funzione anti-sovietica in passato.
Kiani ha intrattenuto per conto di Musharraf i colloqui segreti di Dubai sulla
divisione del potere in settembre, ed è un collaboratore fidato di Musharraf,
per aver sventato due attentati alla sua persona nel 2003. Se, come promesso,
una volta eletto, Musharraf dovesse smettere la divisa, a capo dell’esercito
andrebbe questo suo fedelissimo
Senza di noi Ma prima che Musharraf sia eletto, deve avere la maggioranza
dei voti dal Parlamento federale domenica. Un evento che i suoi oppositori del partito islamico
Jamaat el Islami cercano d’impedire ad ogni costo. Prima hanno fatto ricorso contro la candidatura,
sostenendo che il generale non aveva titolo a presentarsi con la divisa indosso.
Ma una sentenza della Corte suprema
sabato ha respinto queste tesi. Oggi 80 parlamentari hanno presentato in massa le dimissioni dalla Camera bassa,
per tentare di “inficiare il voto di domenica”, ha detto il leader dell’opposizione
Maulana Fazal Ul Rahman. “Con le nostre dimissioni, l’elezione di Musharraf non
ha nessun valore”, ha ribadito. Circa 600 attivisti di Jamaat el islam e della
coalizione anti Musharraf
Alliance for restoration of Democracy (L’Alleanza per la restaurazione della democrazia) gridando “E’ finito il tuo
show, Musharraf Go, Go!”. Inoltre, due candidati avversari di Musharraf hanno
presentato ricorso alla Corte suprema contro la sua candidatura, ritenendo invalida
la sua richiesta per inelegibbilità. Makhdum Amin Fahim è il candidato dl partito
della Bhutto, mentre per i partiti slamici a presentare ricorso è stato l’ex giudice
costituzionale Wajihuddin Ahmad, che nel 1990 si era dimesso dalla sua carica
alla Corte suprema per non dover stare agli ordini di Musharraf, dopo il suo colpo
di stato del 1999.