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Mentre i monaci vengono tradotti nei campi di lavoro o vengono gettati in mare,
nella finta capitale del finto Paese di Myanmar, Nay Pi Dò, dove i generali hanno
trasportato uffici e ministeri in mezzo la giungla, avveniva un incontro artificioso.
Stamane l’inviato speciale delle Nazioni Unite il nigeriano Ibrahim Gambàri ha
visto il generale che da 15 anni guida la Giunta dittatoriale che terrorizza i
birmani, Than Shwe. Secondo i comunicati Onu, Gambàri avrebbe tentato di convincere
il dittatore, di cui non si conoscono quasi uscite ufficiali, a “tentare un dialogo
con l’opposizione”.
Da Insein 1.200 chilometri verso Nord “Nostre fonti interne al campo di detenzione di Kabaw ci dicono che i militari
a guardia della struttura sono stati avvisati di prepararsi a ricevere 1.947 nuovi
prigionieri – avvisa PeaceReporter una nostra fonte tra i dissidenti birmani in esilio – ora, 2mila sono pressapoco
i monaci che avevamo calcolato dovrebbero essere stati arrestati in questi giorni.
La Divisione 66 e la Divisione 77 da Rangoon hanno predisposto 6 camion pieni di
prigionieri per un viaggio lungo più di un giorno verso l’estremo nord. I prigionieri
erano detenuti a Insein, in quattro campi di detenzione allestiti nei giorni della protesta”.
Deportati lontano da Insein “A me sembra difficile che i militari vogliano mandare a morte sicura in breve
tempo 2mila monaci – dice al telefono sotto garanzia di anonimato con PeaceReporter da Bangkok un esule birmano che lavora con il governo legittimo – io sono stato
deportato a Kabaw: è un campo di lavori forzati duri. Molto duri. Sopra i mille
metri d’altitudine, fa molto freddo per noi birmani, piove molto spesso e le condizioni
sono durissime. I monaci non sopravviverebbero a lungo. Io non sono sicuro che
li stiano portando lì. Di sicuro dai miei contatti nella cittadina di Insein a
nord di Rangoon ho appreso che la gente sta cercando di parlare dalle finestre
con i monaci detenuti all’Istituto tecnico statale Bbin, ora adattato a campo di detenzione; e anche nello stadio-ippodromo di Kyaikkasan,
dove sono detenuti in 2mila, pare riescano a portare cibo ai monaci detenuti".
Gianluca Ursini
Parole chiave: Insein, campi detenzione, campi lavoro forzato, Kabaw, Kyaikkasan, Ursini