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A fianco degli ultimi. Nata a Barrancabermeja 12 anni
fa, l'Acvc conta 25 mila campesinos
iscritti. Il suo fine è aiutare gli sfollati a rifarsi una
vita, attraverso la creazione di cooperative agricole che difendano
il diritto al lavoro nei campi e a vivere dei frutti della terra. Nel
bel mezzo di una guerra. Sono tutti desplazados,
vittime dello Stato che sta depauperando la regione, fra le più
produttive della Colombia, svendendola alle grandi compagnie
internazionali. Personaggi scomodi, dunque, da cacciare, da
costringere a rifugiarsi magari nelle favelas delle
grandi metropoli, a far la fame. Attraverso le Juntas de
Acción Comunal, le cooperative, i comitati di pescatori e
altri gruppi di lavoratori, predicano i diritti umani e la lotta per
la terra. “Si tratta di un'organizzazione sociale non governativa e
contadina, che si impegna in un lavoro organizzativo, politico e
sociale in sei comuni. Ormai ha oltre 120 Juntas de Acción
Comunal sparse nei vari
agglomerati dei municipi di Yondó, Cantagallo, San Pablo,
Remedios, Simití e Santa Rosa - spiega Jerez - Ed è proprio in uno di
questi ameni luoghi della selva colombiana che si è consumato il fattaccio. L'ennesimo".
Tabula rasa. Andrés Gil, Evaristo Mena e Óscar Duque si trovavano
nel villaggio El Cagüí, nella laguna di San Lorenzo, zona
rurale del municipio Cantagallo, nel bel mezzo di una riunione con la
comunità. All'improvviso, ecco comparire dalla radura gli
agenti del Dipartimento amministrativo di sicurezza (Das). A niente è
valsa l’opposizione dei contadini, che hanno formato una catena
umana intorno ai loro referenti: gli agenti se li sono portati via,
disperdendo la gente a suon di pallottole sparate in aria. Andrés
e Óscar sono i fondatori dell’Acvc e attualmente fanno parte
della giunta direttiva dell’associazione. Lo scorso 5 ottobre 2006,
Oscar era già stato imprigionato arbitrariamente dall’esercito
e poi liberato nei giorni successivi. E mentre la pattuglia
interveniva nel villaggio, a
Barrancabermeja una valanga di uomini in divisa perquisiva
l’ufficio regionale dell’associazione. Erano le quattro del
pomeriggio. Sono arrivati in 50, accompagnati da agenti del
Das. La sede dell'Acvc è un piccolo ufficio ai piani alti di un edificio
molto modesto. Poca mobilia, un piccolo televisore e un bagno di due
metri per due. C'è anche una cucina,
che funge da ostello per i contadini di passaggio, i quali si arrangiano con
sacchi a pelo buttati su materassini da campeggio. All'arrivo dei
soldati, infatti, nell'ufficio erano in cinque. Tutti arrestati.
Stessa fine per Mario Martinez, membro del direttivo dell'Acvc, prelevato nella
sua abitazione poco più in là.
Assenza di stato di diritto. “Andrés, Evaristo e Óscar sono prigionieri del
Battaglione Nueva Grenada a Barrancabermeja, mentre Mario Martinez è
stato portato alla sede del Das – precisa Cesar Jerez -. Esigiamo
che si rispetti l’integrità e il diritto all’equo
processo, pretendiamo che siano portati via dai carceri militari per
essere presentati alle autorità civili competenti. Ripudiamo
questa ennesima offensiva delle autorità statali contro la nostra organizzazione,
legittima e
legalmente costituita. E pensare che il governo lo scorso luglio ci ha persino
scelti quali interlocutori durante la stipula degli accordi per superare la crisi
umanitaria
regionale. Bel ringraziamento”. Stella Spinelli