02/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli azionisti della Bhp Billiton chiedono alla compagnia di non estrarre più uranio
Con profitti aumentati del 27 percento in un anno e un valore dei titoli passato da 25 a 45 dollari, alla prossima riunione degli azionisti dell'australiana Bhp Billiton ci si potrebbe aspettare un clima di festa. Invece, la più grande compagnia mineraria al mondo potrebbe trovarsi a fronteggiare una “rivolta” da parte di un gruppo di azionisti che vorrebbe vedere la Bhp abbandonare l'estrazione dell'uranio, un business sempre più redditizio ma secondo loro eticamente sbagliato.

Un impianto della Bhp BillitonL'iniziativa. John Poppins, un ingegnere in pensione che con la sua famiglia controlla azioni della Bhp per oltre un milione di dollari australiani (circa 623mila euro), sta raccogliendo firme per la petizione da presentare all'ordine del giorno nella riunione degli azionisti, prevista a novembre ad Adelaide. Finora ne ha ottenute 60 sulle 100 necessarie. “L'incredibile successo commerciale della Bhp Billiton, e la sua importanza sul mercato, portano con sé un ugualmente importante obbligo morale di mostrare la sua leadership sulle questioni della produzione dell'uranio e della proliferazione nucleare”, ha detto Poppins.

Periodo d'oro. La Bhp Billiton vende uranio a mezzo mondo, dall'Europa agli Stati Uniti, dalla Corea del Sud al Giappone. E in futuro magari anche a Russia e India, con il benestare del governo australiano. Nel sud dell'Australia, la compagnia controlla il più vasto deposito di uranio al mondo, con due milioni di tonnellate di ossido di uranio nel sottosuolo, per un valore di oltre 700 milioni di euro. Come per tutte le industrie minerarie, questo è un periodo d'oro. I prezzi dei metalli, trainati dalla crescita delle economie asiatiche, sono ai massimi. E la domanda di uranio, di cui l'Australia possiede il 40 percento delle riserve mondiali, è sempre più forte: messi di fronte a prezzi di gas e petrolio ai picchi storici, molti Paesi stanno pensando di puntare sulle centrali nucleari. Anche perché l'atomo produce poche emissioni nocive, rispetto alle forme tradizionali di energia. Ma Poppins non è d'accordo neanche con questo: “Le affermazioni secondo cui l'uranio non produce biossido di carbonio ignorano completamente i costi delle attività di estrazione, costruzione delle centrali elettriche, protezione e stoccaggio delle scorie”, ha detto il leader degli azionisti “ribelli”.
 

Alessandro Ursic

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